La sfida delle Laf
L’esercito di Beirut e l’aiuto dei soldati italiani

La sfida delle Laf: le forze armate libanesi addestrate anche dagli italiani

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(Beirut, Libano) Quello delle forze armate libanesi è compito difficile. Il Libano, settario, con poteri paralleli e con uno Stato in default, appare fragile, fiaccato dalla crisi e spesso incapace di mantenere il controllo di sé stesso. Le Laf (Lebaese Armed Forces) si trovano perciò nella condizione di dover continuare a operare con risorse limitate, con organizzazioni all’interno del Paese che mantengono un’autorità a volte superiore a quella statale, con una paralisi politica che ingabbia la popolazione aumentando il malcontento e con una situazione regionale in cui il Libano è di fatto la faglia di aree di influenza e di problemi mai risolti.

Le forze armate resistono, come resiste il Libano, anche per un senso di appartenenza che travalica le contingenze. Per i ragazzi che si arruolano nelle Laf, la sicurezza economica garantita dallo stipendio fornito da Beirut non può essere l’unico volano per continuare a combattere: c’è soprattutto il senso di rappresentare un Paese lacerato che prova, molto difficilmente, a camminare sulle proprie gambe. Nella speranza di poter rappresentare, insieme alle Internal Security Forces, le uniche autorità del Paese col potere di controllare un territorio dove possono innescarsi micce in grado di incendiare un intero quadrante, valicando i confini del Libano.

Il cambiamento del tipo di minacce e l’inevitabile necessità di modernizzare le forze armate si infrangono, però, su una situazione economica gravemente deficitaria. Dopo le numerose guerre interne ed esterne che hanno coinvolto i militari libanesi negli ultimi decenni, l’impossibilità di reperire risorse ha spesso costretto le Laf a bloccare programmi di sviluppo ma soprattutto a richiedere l’aiuto dall’esterno. Aiuto che viene non soltanto sottoforma di equipaggiamento, ma anche di addestramento. Tra i Paesi che cooperano con il Libano in questo specifico frangente, importante il ruolo dell’Italia, che, oltre alle attività congiunte con le Laf in ambito Unifil, con la Missione Militare Bilaterale Italiana in Libano (Mibil) è impegnata dal 2015 nella formazione del personale delle forze armate e di sicurezza di Beirut.

L’addestramento verte su vari elementi a seconda del tipo di minaccia che deve essere fronteggiata dai militari libanesi e dalle forze di sicurezza, per migliorare tutte le capacità richieste dai loro comandi. Quello che invece è costante è il legame tra Roma e Beirut in un momento fondamentale sia per la stabilità del Mediterraneo orientale, sia, in particolare, per la difficile situazione che vive il Paese dei cedri. In un momento di enorme fragilità economica, dove la diaspora libanese si è arricchita anche di militari che hanno deciso di cercare fortuna altrove visto il crollo del loro stipendio, l’obiettivo di Mibil è quello di “far camminare queste forze sulle proprie gambe” racconta il colonnello Angelo Sacco, al comando della missione. E per raggiungere questo obiettivo, essenziale è soprattutto il lavoro con gli istruttori delle unità libanesi, la cui formazione è necessaria proprio per far sì che in futuro Beirut sia sempre più in grado di istruire e formare da sé le proprie forze armate.

Una missione strategicamente importante soprattutto se messa in parallelo con la paralisi istituzionale e le eterne questioni irrisolte del Paese. Le forze armate libanesi, inquadrate nell’equilibrio confessionale che contraddistingue lo Stato, vivono inevitabilmente sulla propria pelle tutte le conseguenze delle spaccature del sistema politico e sociale. Guidate, come da accordi, da un maronita, le Laf hanno tra i principali partner esterni gli Stati Uniti e gli alleati europei, ma allo stesso tempo devono fare i conti con tutti i Paesi che cercano di influenzare il potere di Beirut e con Hezbollah che è legato a doppio filo all’Iran. Forze interne ed esterne – con obiettivi e idee diverse sul Libano – rappresentano elementi fondamentali per comprendere la strategia e le difficoltà delle forze armate libanesi.

In tutto questo, l’irrisolto scontro con Israele e le continue tensioni lungo la Blue Line restano punti interrogativi di primaria importanza. I caschi blu di Unifil fungono da forza di pace e si impegnano nel fornire alle Laf le capacità per svolgere il proprio compito di controllo del territorio anche a sud del fiume Litani, luogo in cui ora sono i soldati Onu a rappresentare la garanzia di una delicata e fragile pace.