L’eccellenza italiana sui fondali marini

L’eccellenza italiana sui fondali marini

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Nella mattinata di venerdì 10 maggio a bordo di nave Cavour, ormeggiata nel porto di Civitavecchia, si è tenuto il primo forum di discussione sul nuovo Polo Nazionale della dimensione Subacquea (Pns).

Il Pns è stato inaugurato nella sua sede di La Spezia il 12 dicembre scorso, e rappresenta il primo centro europeo, e con ogni probabilità mondiale, di ricerca e sviluppo per tutta l’attività sottomarina che mette a sistema la Difesa, il settore privato (industria, Pmi e start-up) e il mondo accademico. L’evento, primo appuntamento ufficiale del Pns dopo l’inaugurazione, è stato preceduto da una riunione del suo Consiglio di Coordinamento Interministeriale (Cci), presieduto dal capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Enrico Credendino, e composto dai delegati dei dicasteri contribuenti alla governance del Polo, ovvero i ministeri della Difesa, delle Imprese e Made in Italy, dell’Università e Ricerca nonché della Protezione Civile e Politica del Mare.

Alla tavola rotonda hanno partecipato relatori rappresentanti l’anima multidisciplinare del Pns, tra i quali il sottocapo di Stato maggiore della Marina, e presidente del Comitato Direzione Strategica del Polo, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto.

Le parole del Csm Marina

Il convegno ha permesso di condividere lo stato dell’arte delle attività del Pns e discutere del suo ambizioso futuro di catalizzatore delle eccellenze italiane dell’underwater. Nel salutare i convenuti, il Csm ammiraglio Credendino ha sottolineato come il 70% della superficie terrestre sia coperto dal mare, patrimonio liquido che sostiene le fondamenta del benessere economico e sociale del nostro Paese, fonte significativa di risorse energetiche e alimentari, nonché custode di infrastrutture critiche quali i cavi sottomarini di comunicazione. A oggi, come sappiamo, per queste connessioni passa tra il 97 e il 98% di tutte le comunicazioni globali, delegando ai satelliti solo la parte restante e nel solo 2023 c’è stato un trilione di transazioni facendo registrare un incremento su base annua del 12%.

Nei fondali marini, poi, sono presenti data-center anche per una questione legata al loro impatto ambientale che è ridotto (per via dei sistemi di raffreddamento necessari) in ambiente sottomarino. L’ammiraglio ha colto inoltre l’occasione per evidenziare che in mari meno profondi come il Mediterraneo, il Mar Rosso e il Mare del Nord i rischi di sabotaggio sono molto più significativi rispetto agli oceani. Per far fronte a queste sfide, è stata istituita una centrale operativa multi-dominio a Santa Rosa, già attiva da un anno, che consente alla Marina Militare di monitorare le attività sott’acqua. In futuro, sensori attivi e passivi, inclusi droni, permetteranno di conseguire una piena “underwater situational awareness”, ovvero il monitoraggio e il riconoscimento del traffico e delle minacce sempre più presenti nella dimensione subacquea. Credendino ha aggiunto che tutti i Paesi più importanti stanno partendo in questo momento storico il loro processo di sfruttamento della dimensione sottomarina, e che sono necessari maggiori investimenti: a oggi, infatti, sono pari a zero, pertanto “ci vuole un cambio di passo il prima possibile”. L’ammiraglio ha aggiunto che l’Italia, al momento, è l’unico Paese che ha fatto la scelta di mettere a sistema tutti gli attori marittimi interessati alla subacquea per sviluppare tecnologia. Il Polo è quindi un inedito modello di hub tecnologico (proposto anche in ambito Nato) e un’incisiva espressione di “sistema-Paese”, per la tutela dei vitali interessi nazionali, correlati al mondo sommerso.

Dopo l’intervento del Csm Marina, è stata la volta delle vice segretario generale della Difesa Luisa Riccardi, che ha ricordato in modo particolare i principi cardine per lo sviluppo del Pns, mutuati dall’esperienza fatta in questa prima fase di vita del Polo, ovvero la valorizzazione delle Pmi (con quote di lavoro non marginali), l’articolazione di bandi di ricerca nell’ambito di definite traiettorie tecnologiche, l’attivazione di una prospettiva win-win per le aziende e per la Difesa, l’approccio integrato in ambito Difesa all’innovazione che permetta una ricaduta interforze alle nuove tecnologie (in particolare quelle emergenti e dirompenti), infine la digitalizzazione dei processi per mettere tutto a sistema evitando sovrapposizioni ed evidenziando le tecnologie di maggior valore.

La tavola rotonda

Successivamente è cominciata la tavola rotonda vera e propria a cui hanno partecipato l’ammiraglio Berutti Bergotto, il direttore Struttura Operativa del Polo, ammiraglio Cristiano Nervi, l’ammiraglio e direttore generale di Difesa Servizi Luca Andreoli, il segretario generale di Aiad e membro del comitato di direzione strategica del Pns, Carlo Festucci, il dirigente generale per la politica industriale, l’innovazione, le Pmi e il Made in Italy del Mimit Paolo Casalino, il rappresentante della segreteria tecnica della Direzione generale ricerca del Mur Francesco Ciardiello, il capo di Gabinetto del Ministero per la Protezione civile e le Politiche del mare Riccardo Rigillo moderati dal direttore di Formiche Flavia Giacobbe.

L’ammiraglio Berutti Bergotto ci ha ricordato che il Pns ha avviato i primi quattro bandi di ricerca tecnico-scientifica, che scadranno il 26 maggio, aventi come linea di indirizzo la conoscenza multidisciplinare della dimensione subacquea e la protezione delle infrastrutture critiche. In dettaglio si tratta dello studio e definizione di interfacce standard per lancio, recupero e interazione tra veicoli autonomi subacquei e piattaforme cooperanti (Lars – Launch and Recovery System), dello studio sulla gestione e ottimizzazione dell’energia nei sistemi autonomi subacquei, dello studio e sviluppo di algoritmi software per la localizzazione di bersagli subacquei infine dello studio e sviluppo di una infrastruttura di rete subacquea. L’ammiraglio ci ha ricordato che, nei piani iniziali, a questi primi 4 bandi seguiranno altri 4 all’inizio dell’autunno e altri 4 a inizio 2025, in modo da arrivare tra il 2025 e il 2026 con 10/12 progetti avviati.

Paolo Casalino ha sottolineato che occorre prepararsi per tempo alla governance del Pns, perché se l’Italia sarà il primo Paese a ottenere risultati significativi in questo settore sarà anche quello che potrà dare “la best practice” a livello europeo, e anche a livello internazionale. Interessante anche l’intervento di Carlo Festucci, che ha voluto rimarcare le possibili difficoltà in cui potrebbe incappare il Pns: nonostante ci siano potenzialmente tutte le condizioni ottimali, il problema risiede nelle tempistiche di risposta del Paese che devono essere molto più rapide ed efficienti, perché, come sappiamo, “è cambiato il mondo”. Occorreranno poi maggiori fondi (sono stati stimati 500 milioni di euro da qui al 2030, anno della Full Operational Capability del Polo), quindi occorre che la politica cambi paradigma: ora bisogna pensare a quanti soldi servono per ottenere un obiettivo, non a quanti soldi sono disponibili. In ultima analisi, servono risorse significative subito senza troppi “laccioli burocratici” che possano inibire la partecipazione delle imprese private. Festucci ha lanciato anche un monito, affermando che “siamo in ritardo, dobbiamo partire immediatamente”.

Il forum di discussione si è concluso con l’intervento del ministro della Difesa Guido Crosetto che ha sottolineato come il Pns sia un contenitore che ci dà la possibilità di scoprire un pianeta nuovo, di cui non conosciamo praticamente nulla, ovvero quello che giace al di sotto della superficie del mare, e ha ricordato come, attualmente, “non si vedono grandi campioni mondiali, nemmeno gli Stati Uniti” in questo settore, eccezion fatta per la cantieristica dei sottomarini. Il ministro ha ricordato che il Pns mette insieme energie sparse avendo degli obiettivi che arrivano dall’industria e dalla difesa e che in questo ambiente la sfida sarà come quella per lo spazio, anzi anche più veloce per via dei cambiamenti climatici e dello scontro fortissimo per la lotta alle materie prime strategiche.

Le quattro sfide per il Pns (e per l’Italia)

Abbiamo avuto l’occasione di rivolgere qualche domanda all’ammiraglio Berutti Bergotto, al quale abbiamo chiesto quale fossero le sfide tecnologiche più incisive per il Polo. Il presidente del comitato del Pns ci ha risposto che “abbiamo tantissime sfide. Le linee di indirizzo che ci sono state date dal vertice della governance, che è il Consiglio interministeriale, sono delle linee che ad ampio raggio racchiudono tutti gli interessi dell’Italia sull’underwater. Mi riferisco alla conoscenza del sottosuolo marino di cui, come ho detto conosciamo ben poco. L’altra criticità importante è cercare di proteggere e salvaguardare le nostre infrastrutture critiche. Questo, alla luce di quanto successo negli ultimi anni a livello mondiale, è una priorità, e una linea tecnologica va proprio in tal senso. Studieremo come poter gestire il mare salvaguardandone l’ecosistema, nel contempo dobbiamo essere anche in grado di operare sul mare in modo sostenibile. Infine la cyber subacquea, alla luce del numeroso flusso di dati che passano lungo le connessioni sottomarine. L’utilizzo sempre più spinto di droni, e la capacità di gestire da remoto le nostre infrastrutture critiche, ci pongono il problema della sicurezza cyber. Quindi queste sono le 4 linee su cui si sta investendo al Pns ad oggi”.

Interrogato su come si rapporterà il Polo rispetto alla visione multi-dominio delle operazioni, l’ammiraglio ci ha risposto che “il Polo ne fa parte” ma che vede il Pns come “un assetto nazionale, non come un assetto solo della Difesa. Bisogna capire che stiamo cercando di mettere insieme un modello che ci permette di affrontare tutte le sfide dell’underwater a livello generale, a livello di sistema Paese, quindi è un ecosistema che cerca di coinvolgere tutti gli attori che hanno interesse sul mare”.