Vivere e morire
nella terra dei fuochi
Articolo e fotografie di Alessio Paduano

Vivere e morire nella terra dei fuochi

Il 10 febbraio 2021 il rapporto conclusivo di un accordo stipulato nel 2016 tra la Procura di Napoli Nord e l’Istituto superiore di sanità ha confermato l’esistenza di una “relazione causale” o di “concausa” tra l’insorgenza di alcune patologie molto gravi come il cancro al seno, l’asma, varie forme di leucemia, malformazioni congenite e lo smaltimento abusivo dei rifiuti nella cosiddetta “terra dei fuochi”.
Nulla di particolarmente nuovo per gli abitanti dei 38 paesi presi in esame nello studio avviato più di quattro anni fa, impegnati da tempo a denunciare i soprusi che la loro amata terra subisce. Nulla di nuovo nemmeno per Enzo Tosti, un attivista di 63 anni che vive ad Orta di Atella, un piccolo comune in provincia di Caserta che conta circa 27000 abitanti.

Vincenzo Tosti, 63 anni, attivista ambientale, è ritratto vicino a una discarica illegale a Orta di Atella, Italia meridionale, il 19 febbraio 2021

“Quello che dice questo rapporto conferma ciò che da sempre sosteniamo con tutte le nostre forze, scendendo in strada a manifestare contro l’inquinamento causato dalla camorra”, racconta Enzo, che poi continua: “È solo un punto di partenza, non ci accontentiamo. Nelle 67 pagine del documento ci sono dei passaggi in cui si parla della rimozione delle probabili cause di queste malattie. Ci aspettiamo che nelle aree avvelenate dai rifiuti vengano effettuate delle bonifiche quanto prima!”. Enzo da sempre si batte per il suo territorio e ha fatto della causa ambientalista la sua ragione di vita. Nel 2015 si è visto diagnosticare il Linfoma non Hodgkin, un tumore maligno molto raro, abbastanza frequente tra i militari esposti all’uranio impoverito in zone di guerra.

24 maggio 2014 - Caivano, Italia: Rangers durante un'operazione nei campi

A Orta di Atella e in altri paesi della “terra dei fuochi” non c’è la guerra, eppure in quei comuni, dove il 37% circa della popolazione vive ad almeno cento metri di distanza dai siti contaminati, la diffusione del Linfoma non Hodgkin supera del 50 per cento la media nazionale. Nella mappa di rischio disegnata durante lo studio dell’Istituto superiore di sanità sono stati analizzati i 426 chilometri quadrati di territorio di competenza della Procura di Napoli Nord e successivamente, ad ognuno dei 38 paesi inclusi in questo perimetro è stata attribuita una classe di rischio: dalla uno, che include i centri meno esposti ai fattori inquinanti, alla quattro, che include quelli più esposti. In tutto sono stati individuati 2767 siti di smaltimento illegale.

16 novembre 2013 – Napoli, Italia: una manifestazione contro i rifiuti tossici in Campania. Migliaia di persone sono scese nelle strade di Napoli, per protestare contro lo scarico illegale di rifiuti tossici a Napoli e provincia.

Dal 1980 ad oggi, tonnellate di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia sono state sversate nelle discariche della Campania. A Casal di Principe erano in tanti a sapere quello che Carmine Schiavone (pentito di camorra dal maggio 1993 fino alla morte avvenuta nel 2015) aveva fatto insieme al capoclan Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, e al resto del suo gruppo criminale: sotterrare in maniera illecita i rifiuti tossici in cambio del denaro delle industrie del Nord Italia.

17 gennaio 2104 – Napoli, Italia: Un’area della tangenziale destinata all’arresto di emergenza delle auto viene trasformata in discarica illegale.

Negli ultimi anni l’ aumento del numero di persone malate di cancro nei territori di Caivano, Giugliano, Casal di Principe e Acerra ha generato una forte rabbia tra la popolazione che ha avuto il coraggio di scendere in piazza a protestare. Qualcuno ha addirittura paragonata questa situazione alla peste del 1600. Secondo Francesco Greco, procuratore di Napoli Nord, il picco dei tumori nella “terra dei fuochi” rappresenterebbe l’emergenza più significativa per Caserta e Napoli dopo il Covid.

24 maggio 2014 – Caivano, Italia: una discarica illegale vicino ai terreni agricoli

Oggi più che mai, nei paesi che rientrano nel cosiddetto triangolo della morte, le persone hanno voglia di riappropriarsi di quella terra che un tempo era chiamata “Felix” e che è stata offesa e maltrattata dalla malavita.

Articolo e fotografie di Alessio Paduano