MBEUBEUSS
INCUBO ECOLOGICO
Articolo, foto, video di Andrea Ferro

Mbeubeuss – Incubo Ecologico

La penisola di Dakar, in Senegal, può certamente contare su due primati, uno dei quali assai poco rassicurante. Qui infatti si trovano sia il punto più occidentale dell’Africa continentale, sia una delle sue maggiori discariche. Mbeubeuss è infatti per estensione la più grande discarica a cielo aperto dell’Africa occidentale, e una delle più grandi al mondo. Si trova nel quartiere di Pikine, il distretto più povero della regione di Dakar.

Sorta nel 1968 dall’esigenza di avere un luogo dove temporaneamente raccogliere i rifiuti provenienti dalla capitale e non solo, si è sviluppata dove si trovava un lago in secca e a ridosso di altri laghi e zone umide. Situata nel mezzo di un’area densamente popolata, copre una superficie di circa 175 ettari, riceve 475.000 tonnellate di rifiuti all’anno provenienti dall’intera regione ed è in continua espansione. Oltre al grave inquinamento per l’ambiente e le falde acquifere, la presenza della discarica è fonte di malattie e è una minaccia per la salute di migliaia di persone. 

Vista della discarica di Mbeubeuss sullo sfrondo, con in primo piano un’area lacustre che si trova nelle immediate vicinanze. È possibile notare come la discarica negli anni non sia cresciuta solo in estensione, ma anche in altezza, divenendo di fatto più alta di molte delle case nelle vicinanze. Nata nel 1968 al posto di un lago in secca, la discarica riceve circa 475.000 tonnellate di rifiuti all’anno provenienti dall’intera regione ed è situata nel mezzo di un’area densamente popolata coprendo una superficie di circa 175 ettari in continua espansione.

“Per quanto riguarda la discarica di Mbeubeuss, posso affermare che nessuno degli abitanti che si sveglia in questo villaggio la vuole”, mi racconta Serigne Sene, agricoltore che vive e possiede alcuni campi a ridosso della discarica. “Non la vogliamo, solo che non abbiamo alcun mezzo o potere per trasferirla altrove. Se dipendesse solo della nostra volontà l’avremmo fatto da tempo. Solo il governo può risolvere il problema, ma se non agisce noi non possiamo fare nulla”. Serigne interpreta perfettamente lo stato d’animo di ogni abitante della zona con cui ho avuto modo di parlare. “Viviamo in condizioni drammatiche”, prosegue, “ma cosa possiamo fare? Non abbiamo nessun altro posto dove andare, abbiamo solo questo. Se avessi la possibilità me ne andrei lontano da qui”.

 

 

Serigne Sene, agricoltore, mentre ispeziona le sue coltivazioni che si trovano a poca distanza dalla discarica di Mbeubeuss, visibile sullo sfondo.

La discarica è completamente a cielo aperto e totalmente priva di recinzioni, il che la rende anche terreno fertile per la criminalità che vi svolge soprattutto spaccio di droga. Anche se esiste un ente municipale per la raccolta dei rifiuti (UCG), al suo interno il loro trattamento è portato avanti in modo informale da più di 3.500 persone provenienti da tutto il Senegal, e persino da Mali, Guinea, Gambia e Guinea-Bissau, che operano principalmente come “raccoglitori” e rivenditori di materiali di recupero, con una forte presenza di bambini. Inoltre, nel corso degli anni nella discarica si sono venuti a formare tre villaggi, uno dei quali ospita circa quattrocento persone in modo semi stanziale. Questo perché in molti sono costretti a passarvi la notte per sorvegliare i materiali che sono riusciti a recuperare in ore di duro lavoro correndo molti rischi per la propria salute. 

Un collaboratore di Serigne Sene preleva acqua da uno dei pozzi per l’irrigazione dei campi. La falda acquifera dell’area intorno a Mbeubeuss è inquinata dalle sostanze che provengono dalla discrica e filtrano attraverso il terreno in profondità, rendendo poco sicure le locali fonti idriche.

“Nella discarica ci sono tre settori”, mi racconta Arouna Niass, che oltre ad essere un recuperatore lui stesso è anche il presidente dell’associazione che rappresenta i recuperatori. “Dove siamo noi è il villaggio di Gouy-Gui, laggiù invece c’è un grande villaggio chiamato Baol. I Baol sono le persone che provengono da Baol e che si sono stabilite lì. Questi due sono i villaggi più grandi. Per quanto riguarda Baol, la gente che è lì esce dalla discarica in occasione delle grandi celebrazioni, ma possono anche passarci da sei a otto mesi senza mai lasciarla”, prosegue. 

Serigne Sene, agricoltore, possiede alcuni campi a poca discanza dalla discarica.

Arouna ha cinquantadue anni, corporatura minuta, parla con tono di voce basso, quasi timido, e mentre racconta i suoi occhi scrutano costantemente tutt’attorno. Da quasi quindici anni trova di che sostentare la sua famiglia lavorando all’interno di Mbeubeuss. Guardando in lontananza, alla sua sinistra, con un gesto del capo prosegue, “sono centinaia le persone che vivono a Baol. Lì ognuno ha il suo posto e i suoi materiali. Sono obbligati a passare lì la notte. Magari a volte altri prendono il loro posto per fare la guardia alle loro cose. Perché avete visto, qui nella discarica si lavora anche di notte”. 

La plastica, una volta separata per varietà, viene prima lavata e poi raccolta in grandi sacchi per poter poi essere trasportata all’esterno della discarica dove viene portata via e venduta a peso.

Oltre all’associazione dei recuperatori di Arouna, ogni villaggio ha dei responsabili scelti per agire come mediatori in caso di problemi. Una delle situazioni dove spesso bisogna intervenire riguarda gli incendi dolosi. “Sapete che in passato ce ne sono stati spesso” prosegue Arouna, “per esempio si vede della plastica con del ferro dentro, le si dà fuoco per recuperarlo e questo provoca incendi. Sappiamo che il settore dei rifiuti è pericoloso. Ad esempio le bombole di gas all’interno dei rifiuti sono esplosive a una certa temperatura”. Solo due settimane fa, prima di trovarmi qui con Arouna, all’interno della discarica c’è stato un enorme incendio durato diverse ore, a seguito del quale alcune persone che erano all’interno della discarica risultano disperse. Con tutta probabilità sono state sorprese dalle fiamme e di loro non è rimasta traccia.

Ousmane Maiga, 22 anni, lavora come recuperatore di metalli dal 2007, ovvero da quando aveva quindici anni. Ha cominciato approfittando delle vacanze alla fine della scuola per aiutare la sua famiglia. Ha dovuto lasciare gli studi quando la situazione famigliare non ha richiesto un suo maggior contributo.

Quanti operano tra i rifiuti alla ricerca di materiali da recuperare e rivendere, a seconda della propria “specializzazione”, lo fa spesso senza alcun tipo di protezione per mani, occhi e vie respiratorie. I principali lavori svolti all’interno della discarica riguardano la separazione e la rivendita di metalli, la separazione e la rivendita di materie plastiche, il recupero di rifiuti organici come alimento per maiali e altri animali, il recupero di terriccio per scopi agricoli, la produzione di sapone da prodotti di scarto e il recupero di vario tipo di oggetti, ma anche l’allevamento di capi di bestiame. Il riciclo di materie plastiche di vario tipo, insieme al riciclo dei metalli, sono principali attività svolte da centinaia di persone all’interno e nei pressi della discarica. La plastica, una volta separata per varietà, viene prima ridotta in pezzi più piccoli, successivamente viene lavata e poi raccolta in grandi sacchi per poter poi essere trasportata all’esterno della discarica dove viene venduta a peso e portata via. Analogamente alla plastica, un gran numero di persone è impegnato nel recupero di metalli riciclabili, soprattutto alluminio, acciaio e rame. Pazientemente, seduti di fronte a un cumulo di rifiuti, si scava con un attrezzo simile a un falcetto o si cerca a mani nude il tipo di metallo desiderato per poi venderlo a peso.

 

Il centro medico di Malika si trova esattamente di fronte all’ingresso principale della discarica di Mbeubeuss. È gestito in modo sociale e riceve molti degli abitanti della zona e raccoglitori affetti da vari tipi di malattie riespiratorie causati dalla discarica. Non riceve fondi o supporto dallo Stato o dal Comune, ma si auto finanzia attraverso i ticket, che dal costo di 200, 300 franchi, servono solamente a coprire il costo delle medicine.

La cosiddetta “piattaforma” è il punto più estremo della discarica, ed è dove convergono camion dei rifiuti e carretti trainati da cavalli con un ritmo incessante. È anche il punto dal quale la discarica si sta tutt’ora espandendo. I clacson che avvisano del passaggio dei camion risuonano ovunque fin dal primo mattino. Il continuo andirivieni di camion dell’immondizia, sia dentro che fuori dalla discarica, è spesso causa di incidenti non di rado fatali. Si verificano soprattutto all’entrata e all’uscita dalla discarica coinvolgendo i pedoni, o all’interno della discarica quando i camion entrano per scaricare il loro contenuto. È questa infatti una delle fasi più pericolose per i raccoglitori. Una volta raggiunto il punto di scarico presso la piattaforma, attorno ai camion si raduna rapidamente un gran numero di persone pronte ad afferrare quanto di recuperabile, e autisti incauti nel manovrare i grossi camion compattatori spesso investono chi si trova intento a rovistare nella spazzatura.

Il viavai di camion è costante all’interno della discarica ed è spesso causa di incidenti che vedono coinvolti i raccoglitori.

“Vediamo che alle volte questi camion sono condotti da giovani che non hanno ancora l’età per guidare, che non hanno ancora la capacità di condurre dei mezzi di quella taglia”, mi racconta il Dott. Gora Niang, mentre siamo seduti nella veranda di casa sua. “Molti bambini, giovani e donne hanno perso la vita nell’attraversare la strada di fronte alla discarica”. Il Dott. Niang, classe 1957, ha praticamente la stessa età della discarica. La conosce e la frequenta fin da quand’era un ragazzino. Oggi è il direttore del centro di educazione e formazione ambientale del Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Durabile, oltre ad essere stato consigliere municipale della commissione dell’ambiente per il comune di Malika dal 2009 al 2014. Può considerarsi a pieno titolo un esperto dell’evoluzione della discarica. “Ne abbiamo iniziato a sentir parlare nel 1968”, prosegue, “quando la discarica è stata installata, quel giorno sono arrivati centinaia e centinaia di camion che scaricavano rifiuti di ogni provenienza; dalle istituzioni ospedaliere, dalle industrie, tutti mischiati senza nessun controllo, tutto riversato sui sassi; i rifiuti organici, plastiche, metalli, tutto spedito alla discarica di Mbeubeuss. All’inizio erano una decina, una ventina, un centinaio, e attualmente abbiamo migliaia di tonnellate che sono riversate mensilmente in modo selvaggio”.

Dentro un camion che trasporta i rifiuti all’interno della discarica di Mbeubeuss.

Come se il movimento incontrollato di grossi camion non fosse già pericoloso per le migliaia di recuperatori, un’altra fonte di frequenti incidenti sono le centinaia di capi di bestiame portati a pascolare liberamente all’interno della discarica, specialmente presso la piattaforma. Grosse mucche si aggirano indisturbate e serafiche, le lunghe corna ricurve, ruminano quanto secondo loro commestibile incontrino tra i rifiuti. La piattaforma appare come un’immensa spianata che domina tutto il paesaggio circostante. Le palme della vicina costa, le case, il lago, tutto sembra appartenere ad un altro mondo distante. Qui l’odore è pungente, e le continue folate di vento alzano nubi di polveri che bruciano agli occhi. In un’atmosfera quasi surreale, tra mucchi di rifiuti si aggirano uomini e animali, ognuno come parte di un complesso ecosistema. Un camion arriva, si ferma, il retro ribaltabile si alza e inizia a rovesciare grandi quantità di rifiuti. Un gran numero di persone gli si fa attorno nella speranza che arrivando per primi avranno maggior fortuna nella ricerca di materiali da recuperare e rivendere. Nel frattempo un bulldozer passando tra uomini e animali spinge i rifiuti con la grande pala frontale verso il limite della piattaforma, facendoli cadere di sotto. È in questo modo che la superficie della discarica continua ad espandersi. Vista dall’alto è come una macchia che lenta ma inesorabile guadagna terreno. Qui, sul ciglio di questa montagna di rifiuti, centinaia di raccoglitori si aggirano, scavano e raccolgono con pazienza e dedizione.

Mamadou Fall, quarant'anni, meglio conosciuto come "Malcolm". È presidente dell'associazione per la protezione dell'ambiente e dei consumatori chiamata "Mbeubeuss Daffa Doy", che da anni si batte per trovare una soluzione alla presenza della discarica di Mbeubeuss.

Negli ultimi dieci – vent’anni le dimensioni della discarica sono cresciute esponenzialmente e senza controllo. Nei primi anni duemila quando si è cercato di porre freno alla sua espansione ecco che la discarica ha cominciato a crescere non solo di superficie, ma anche in altezza, superando oggi la maggior parte delle abitazioni che la circondano. Con la crescita della discarica si è registrata un’impennata dei casi di malattie dovute all’inquinamento ambientale. Trovandosi nel distretto più povero di Dakar, per migliaia di persone non è possibile nemmeno ipotizzare di spostarsi in un posto più sicuro. Il quartiere di Keur Massar, nelle immediate vicinanze di Mbaubeuss, essendo sottovento è il più esposto ai fumi prodotti dalla combustione di materie plastiche e altri rifiuti, e alle polveri trasportate per chilometri dai venti dominanti provenienti dalla vicina costa. Qui sono enormemente diffuse malattie che colpiscono il sistema respiratorio e della pelle. Tra le principali patologie registrate nella popolazione si riscontrano asme, bronchiti, ma anche tumori e tubercolosi, e i primi a essere affetti dall’inquinamento ambientale sono ovviamente i più piccoli. Inoltre si registrano casi di aborto o di bambini nati affetti da malformazioni che si sospetta essere correlati all’inquinamento ambientale prodotto dalla presenza della discarica. 

La discarica di Mbeubeuss è cresciuta esponenzialmente soprattutto negli ultimi 10-20 anni, facendo impennare i casi di malattie dovuti all’inquinamento delle acque e dell’aria. Trovandosi nel distretto più povero di Dakar, per migliaia di persone non è possibile ipotizzare di spostarsi in un posto più sicuro, e sono costrette a vivere a stretto contatto con i rifiuti o con le materie inquinanti trasportate dal vento per chilometri. Come spesso accade i primi ad essere colpiti sono i più piccoli.

“I fumi e la polvere ci fanno tossire ogni giorno”, mi racconta Samba Barry, anche lui agricoltore. La discarica si trova proprio aldilà del muro che circonda la sua proprietà e le sue coltivazioni. “Se teniamo conto della quantità di polvere che respiriamo è normale che molte persone abbiano problemi di salute”, prosegue. “La discarica è una montagna e quando piove l’acqua che la attraversa finisce nel lago. Quindi siamo tutti d’accordo sul fatto che bere o usare quell’acqua per qualsiasi cosa è impensabile”. Per irrigare i suoi campi deve quindi attingere l’acqua da pozzi profondi oltre dieci metri. Ma anche così, la falda acquifera resta minacciata dalle percolazioni inquinanti provenienti dalla discarica distante solo poche decine di metri. 

Centinaia di capi di bestiame sono portati a pascolare liberamente all’interno della discarica, costituendo un pericolo aggiuntivo per le migliaia di raccoglitori che frequentano giorno e notte la discarica.

Mamadou Fall, meglio conosciuto come “Malcolm”, è il presidente dell’associazione per la protezione dell’ambiente e dei consumatori chiamata Mbeubeuss Daffa Doy (Mbeubeuss Basta Così), che da anni combatte contro la presenza della discarica ed è impegnata nel sensibilizzare la popolazione sui rischi per l’ambiente e per la salute delle persone. In passato è stato lui stesso recuperatore all’interno della discarica, e conosce bene le conseguenze che provoca alla salute. “Ho diversi amici che ci lavorano, ma ho anche amici che ci lavoravano e sono morti”, mi racconta seduto su di un mucchio di mattoni. 

Raccoglitori di rifiuti alla ricerca di materiali da recuperare all'interno della discarica di Mbeubeuss.

A qualche decina di metri alle sue spalle la discarica appare come un fronte compatto, alto e scuro. Letteralmente una montagna di rifiuti. “Sono al cimitero a causa di malattie, di incidenti, di molte cose, per colpa della droga. Per me Mbeubeuss è un focolaio di banditismo. Qui nella discarica trovi tutte le droghe pesanti di Dakar perché la polizia non ci entra”, prosegue. “Facciamo pressione sulle autorità perché facciano qualcosa. Vogliamo che lo Stato si assuma la responsabilità della gestione anarchica della discarica. Per me la sola soluzione è il progetto di riconversione che lo Stato ci ha presentato. La superficie della nuova discarica dovrebbe essere di solo trenta ettari. Le altre aree saranno trasformate in zone verdi e cose del genere. Ma lo faranno? Questo è il problema”.

 

Raccoglitori al lavoro sul ciglio del monte di rifiuti che costituisce la parte terminale della discarica doi Mbeubeuss. Sullo sfondo, immediatamente al di sotto, si apre un terreno in parte già occupato da rifiuti verso il quale la discarica continua ad espandersi.

Progetto per la Promozione della Gestione Integrata e dell’Economia dei Rifiuti Solidi (PROMOGED) è un progetto con investimento di 314 milioni di euro finanziato in parte dallo stato del Senegal, ma per la maggior parte da un insieme di donatori che riunisce la Banca Mondiale, la Cooperazione spagnola, la Banca Europea per gli Investimenti e l’Agenzia per lo Sviluppo Francese.

I principali lavori svolti all’interno della discarica riguardano la separazione e il recupero di metalli (come nella foto), la separazione e il recupero dei diversi tipi di materie plastiche, il recupero di rifiuti organici come alimento per maiali e altri animali, il recupero di terriccio per scopi agricoli, ma anche la produzione di sapone da prodotti di scarto e il recupero di vario tipo di oggetti. Tutti questi sono svolti a mani nude o senza alcun tipo di dispositivo di protezione per le vie respiratorie, causando gravi malattie che colpiscono il sistema respiratorio o la pelle.

Oltre a creare infrastrutture per la raccolta differenziata, il compostaggio e il trattamento dei rifiuti, nelle intenzioni darebbe occupazione e formazione a molti dei recuperatori che attualmente operano nella discarica in modo informale. 

Articolo, foto, video di Andrea Ferro