Hasankeyf è un villaggio curdo che sorge lungo le sponde del fiume Tigri, nel sud est della Turchia. Di questo luogo e dei suoi 12 mila anni di storia molto presto non resterà che il ricordo: la cittadina sta per essere spazzata via dalle acque della diga Ilisu, nella più totale impotenza dei suoi abitanti che per anni hanno lottato – invano – per salvare il loro villaggio.

Il reportage racconta gli ultimi giorni di Hasankeyf e il dramma vissuto da chi è stato costretto a lasciare per sempre la propria casa e la propria vita per trasferirsi in una nuova città, dicendo addio a tutto ciò che aveva di più caro. Al dramma umano si aggiunge poi quello ambientale: il clima subirà cambiamenti significativi e la messa in funzione della diga rischia di condannare a morte specie animali già in via di estinzione. Per il Governo turco però la distruzione di Hasankeyf è un sacrificio necessario per migliorare l’economia di una delle aree più povere del Paese, ma dietro a questo progetto si nasconde dell’altro. La diga Ilisu e il più grande Southeastern Anatolia Project sono un mezzo utile per controllare la componente curda e distruggerne la memoria, nonché l’ennesimo tentativo di assimilare una popolazione da sempre privata dei propri diritti e vista come una minaccia dal Governo centrale. Il piano del presidente Recep Tayyip Erdogan però è molto più ambizioso: grazie alle dighe costruite lungo il fiume Tigri, il Sultano potrà controllarne il flusso a proprio piacimento minacciando così la stabilità dell’Iraq e della Siria. La Turchia non intende farsi trovare impreparata quando scoppierà la guerra dell’acqua e a pagarne il prezzo sono, ancora una volta, i curdi.

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