Da Tuzla (Bosnia-Erzegovina)

“Non fronda verde, ma di color fosco; non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti; non pomi v’eran, ma stecchi con tosco”. Così Dante Alighieri, nel XIII canto dell’Inferno, introduce la pena dei violenti contro se stessi: i suicidi. Chi in vita peccò contro il corpo e la salute, per la legge del contrappasso, nell’Ade è destinato a una selva di alberi dove nulla sopravvive.

I versi danteschi ben descriverebbero il lago di ceneri di Tuzla, nella terza città della Bosnia. A pochi chilometri dalla più grande centrale a carbone del Paese sorge un allucinante deposito di rifiuti a cielo aperto, dove per decenni si sono accumulate le scorie derivanti dalla combustione della lignite: decine di ettari di terreno dove galleggiano acqua e ceneri, ricche di metalli pesanti letali per l’uomo e per l’ambiente.

Non vi nuotano pesci, gli arbusti seccano e gli alberi sbianchiscono. La mistura di acqua e ceneri, convogliata dalla centrale attraverso una tubatura quadrupla, viene scaricata nel terreno senza protezione per il suolo né per la falda.

UNA CENTRALE FUORI CONTROLLO

La prima pietra del grande impianto termoelettrico fu posata nel 1959 ma in quasi sessant’anni poco o nulla è stato fatto per combattere l’inquinamento che ne fuoriesce. Le autorità protestano che si tratta di un’infrastruttura strategica: la Bosnia ha ancora un’elevata dipendenza dal carbone e la centrale di Tuzla, gestita dall’azienda pubblica Elektroprivreda, assicura energia a tutta la regione.

Il prezzo di questo servizio, però, è drammatico. Nell’aria è presente una concentrazione di polveri sottili fuori da ogni norma mentre le ceneri vengono disperse nel lago, contaminando le colture e la fauna locale. Secondo il “Centro per l’ecologia e l’energia” le acque del lago hanno un ph di 11, prossimo a quello dell’ammoniaca: “Qualsiasi forma di vita vi è impossibile – spiega il coordinatore del programma per l’energia e il cambiamento climatico, Denis Žiško – Come non bastasse nel vecchio sito di stoccaggio delle ceneri sono anche stati sotterrati 3mila metri cubi di amianto derivanti dalla demolizione di una torre di raffreddamento.“ A poca distanza dal lago, infatti, sorge un lago prosciugato da cui nei giorni ventosi si alza una polvere velenosa che ricopre i villaggi più vicini.

I METALLI PESANTI PRESENTI NELL’AMBIENTE

Nell’indifferenza quasi totale delle istituzioni, alcune associazioni ambientaliste hanno dato vita ad un’intensa campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica, avviando, pur a fatica, i primi studi scientifici sull’inquinamento della regione.

 

Il professor Abdel Đozić, docente di ingegneria ambientale all’università di Tuzla, convive ogni giorno con l’ostilità di colleghi ed istituzioni proprio per la sua attività di ricerca e di denuncia. In collaborazione con il Cee ha raccolto i dati sull’incidenza di tumori e patologie cardiorespiratorie fra la popolazione. Uno studio del 2018 ha rilevato la presenza di arsenico e cadmio – connessi all’insorgere di diverse forme di tumori – nel terreno, nel particolato, nelle colture e nei pesci. Nei capelli degli abitanti della zona sono state trovate tracce di metilmercurio, un elemento estremamente tossico, oltre che di molti altri metalli pesanti.

LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE PUBBLICA

I dati sullo stato di salute della popolazione sono se possibile ancora più eloquenti: se a Solina, località della regione dove il livello di inquinamento è particolarmente basso, solo il 7% degli abitanti è colpito da una patologia cardiovascolare, nei villaggi più vicini alla centrale questa percentuale sfiora il 70%.

A Solina nel 15% delle famiglie si conta almeno un morto di tumore: nei quattro villaggi più vicini alla centrale la percentuale è quasi tripla. Le patologie più frequenti sono il carcinoma ai polmoni e quelle cardiovascolari.

“La percentuale di incidenza per mortalità e malattie dovute a una lunga esposizione a metalli pesanti contenuti nelle ceneri, nella polvere e nell’aria è in media del 34% fra chi vive vicino alla centrale. Fra gli abitanti di Solina è del 2% – conclude Đozić – Le autorità della centrale non commentano il nostro studio, dicono che io e gli attivisti lavoriamo per gli stranieri. Ma è una menzogna”.

LA RABBIA DEI RESIDENTI

Nel villaggio di Bukinje gli annunci funebri riportano molti nomi di persone non ancora giunte ai sessant’anni. A Divkovici, che si va spopolando, la maggior parte dei bambini soffre di disturbi respiratori. Fra loro anche i figli di Goran Stojak, rappresentante della comunità locale. “Quest’acqua è veleno puro – dice camminando sulle sponde del lago, dove la cenere si è ormai solidificata – Ho provato a chiedere all’ispettorato che dovrebbe proteggere i cittadini ma non fanno niente e non vogliono fare niente. Ci ridicolizzano, ci prendono in giro: li sento dire che di notte vedono la luce verde (delle radiazioni, ndr) che viene dalla nostra zona.”

 

LE AUTORITÀ TACCIONO

Contattata da Gli Occhi della Guerra, la direzione della centrale non ha risposto; le autorità municipali di Tuzla non hanno invece nemmeno voluto ricevere i cronisti. A complicare ulteriormente la situazione è la corruzione e la cronica lottizzazione degli incarichi nella dirigenza della centrale, che rende difficile a questa o a quella forza politica denunciare la situazione.

L’unico a rispondere alle nostre domande è stato il viceministro federale dell’ambiente, Mehmed Cero. Nel suo ufficio di Sarajevo, però, il viceministro si è trincerato dietro l’incompetenza del proprio ufficio, che pure in linea gerarchica dovrebbe essere il più potente. Candido, spiega che le leggi esistenti sono sufficienti ma che il vero problema è la loro applicazione: tuttavia aggiunge che non è compito del governo farle applicare. Infine non esita a scaricare la responsabilità dei mancati controlli sulle autorità municipali e cantonali di Tuzla, oltre che sull’ispettorato federale e sull’istituto idrometeorologico di Bosnia. Insomma, tutti colpevoli meno il governo di cui è rappresentante.

 

L’evasione dalle responsabilità delle autorità locali è particolarmente sconfortante se si considera che nel 2017 l’Organizzazione mondiale della sanità ha inserito Tuzla fra le tre città europee con la peggiore qualità dell’aria. Un vero e proprio suicidio, come già Dante aveva capito con profetica lungimiranza.

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