India sospesa
Signora libertà, signorina anarchia
Newsroom Academy: i portfolio premiati PARTE 4
Foto e testo di Marino Da Costa

India sospesa: tra vuoto e affollamento

Questo reportage è tra i vincitori del corso di fotografia della Newsroom Academy con Ivo Saglietti

Ho pensato che visitare l’India mi avrebbe offerto un punto di vista diverso, un modello culturale nuovo con regole nuove. Nel cercare il senso, l’ordine delle cose, ho scoperto che solo perdendolo potevo capirlo più profondamente. Ho trovato nelle parole di Fabrizio De André il sottotitolo del mio progetto prima ancora di averlo realizzato: “Essere anarchici significa darsi delle regole prima che te le diano gli altri”. Del resto, sono state proprio le fotografie del mio viaggio a farmi comprendere a pieno il significato di quella frase. L’India è un luogo che ha stravolto il mio modo di fare fotografia: il tempo, il diaframma e la composizione hanno preso forma nell’istante dell’intuizione, sgretolando lunghe riflessioni, calcoli e programmi troppo lenti per cogliere l’essenziale. Ho scoperto con sorpresa che la più importante abilità era quella di tenere le antenne dritte, di vedere e fermare al volo tutto quello che cambia in un attimo. In India mi è capitato perlopiù di fotografare l’imprevedibile, mettendo da parte le aspettative.

Il Giardino che circonda il Taj Mahal. Agra, India

L’imprevedibilità dell’India è qualcosa che non si capisce finché non si sperimenta direttamente. Accanto a scatti studiati e persone talvolta in posa, ci sono le pause. Quelle che in altri contesti sono delle attese di un avvenimento, divengono in un istante l’evento stesso. Un caldo e monotono pomeriggio si può animare non appena alcuni ragazzi iniziano a volteggiare sopra le teste dei turisti. Ma non è solo il tempo ad essere inaspettato, spesso lo sono anche i luoghi. Ne è un esempio uno dei monumenti simbolo dell’India, il Taj Mahal: grazie alla sua perfetta simmetria architettonica, ognuno dei quattro lati propone una visione identica a quella della facciata principale. I numerosi templi riescono di frequente ad unire sacro e profano. Come nei pressi di Jaipur, dove il tempio di Galta Jil cede la sacralità delle sue vasche, per l’istante di uno scatto, a qualcuno che va in cerca di un bagno fresco. Ma non è escluso che la tradizione della preghiera coesista qualche volta con la moderna vanità.

Ragazzo in posa nel tempio delle scimmie di Galta Jil. Jaipur, India

È sorprendente realizzare con quanta facilità si possa passare da un vicolo quasi deserto a una strada piena di persone, veicoli e spesso anche animali. L’affollamento, a volte, è anche relativo alle idee delle persone e non è strano vedere degli elettricisti improvvisati che, di punto in bianco, si mettono all’opera senza prestare attenzione alle modalità, ai possibili rischi o pericoli.  

Un gruppo di persone prova a riparare un cavo elettrico. Vrindavan, India

Se gli umani appaiono spesso incuranti della folla o del traffico, gli animali mostrano spesso comportamenti che si potrebbero definire innaturali, se si trovassero in natura. Avendo a che fare con un ambiente molto caotico, sia come affollamento che come rumori, cercano la quiete in un modo bizzarro; non si allontanano dai mezzi di trasporto che quella stessa quiete la rendono spesso impossibile, ma semplicemente cambiano prospettiva.

 

Un cane è seduto sopra il tetto di una macchina. Jaipur, India

Questo talvolta ispira anche gli uomini. I cani, molto numerosi sia nelle città sia nelle zone di periferia, sono molto poco addomesticati. Spesso sono liberi. Anche in questo caso può accadere qualcosa di inaspettato: il rapporto tra l’uomo e il cane non è quello più comune, vale a dire l’animale che viene istruito dal padrone. Viceversa, può capitare che sia l’uomo ad imitare il comportamento dell’animale e scoprirne il senso.

D’altra parte, l’uomo fa spesso azioni il cui senso non appare immediatamente. Come trasformare in pochi istanti il pozzo del centro città in una gara di tuffi. Ne è un esempio il pozzo di Jodhpur, costruito in modo da poter raggiungere l’acqua con le scale, indipendentemente dall’altezza del livello dell’acqua. Nonostante questa organizzazione della struttura in più livelli, ci sono molti ragazzi che decidono di tuffarsi lanciandosi da diversi metri di altezza. Molti restano feriti a causa di un salto sbagliato.

Alcuni ragazzi si tuffano in un pozzo di acqua potabile. Jodhpur, India

Le acrobazie sono qualcosa che intrattiene fin da piccoli: non serve avere un’attrezzatura particolare, si possono fare da soli o in compagnia e, soprattutto, si possono fare improvvisando. Questo è infatti uno dei giochi che i bambini fanno nei parchi e nelle piazze. In quelle stesse piazze un mercato può prendere improvvisamente vita, anche di notte. E il gioco dei bambini lascia spazio al gioco degli adulti, fatto di trattative, compravendite, persuasione.

Nei numerosi mercati ciò che balza all’occhio non è solo la varietà di prodotti venduti, ma le personalità dei diversi commercianti. Alcuni di loro parlano molte lingue straniere ed hanno escogitato sistemi di “recensioni analogiche” che gli permettono di dimostrare di aver soddisfatto turisti provenienti da diversi paesi. Altri invece, alle parole preferiscono uno sguardo, per comunicare che il loro negozio è chiuso.

Foto e testo di Marino Da Costa