L’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti continua a rivolgersi a Donald Trump via missiva: Carlo Maria Viganò, dopo la lettera che lo stesso presidente Usa ha condiviso su Twitter, ha inoltrato al tycoon un secondo testo in cui viene citato un piano cospirazionista, che avrebbe come obiettivo quello di allontanare l’umanità da Dio. La prima missiva era centrato su come Deep State e Deep Church si stessero ribellando a The Donald. Viganò prosegue su quella scia, citando il “Great reset”: quello che – secondo uno dei consacrati più critici del pontificato di papa Francesco – sarebbe il vero obiettivo perseguito dall’élite. Tutto questo avviene a pochi giorni dalla consultazione presidenziale. Anche la Chiesa cattolica, poi, sta vivendo una fase di forte polarizzazione, con l’apertura alle unioni civili di papa Francesco che ha di fatto “spaccato” a metà gli ambienti ecclesiastici.

La prima lettera di Viganò aveva fatto discutere. Questa, a pochi giorni dal voto, rischia di subire lo stesso destino. La Chiesa cattolica americana è divisa sul da farsi elettorale. Il “fronte conservatore”, seppure in maniera indiretta, vuole assecondare la rielezione di The Donald, in specie per via della spiccata natura pro life delle sue politiche. I progressisti, invece, con il neo-cardinale ed arcivescovo di Washington Gregory ed il padre gesuita pro Lgbt James Martin in testa, sostengono Joe Biden e la svolta democratica alla Casa Bianca. Si tratta di una fase davvero particolare della storia del cattolicesimo. Se non altro perché mai come oggi è stata intravedibile una spaccatura così evidente. Viganò lega irrimediabilmente il quadro odierno alla pandemia ed ai suoi effetti: “Fino a qualche mese fa – scrive l’ex nunzio apostolico – , sminuire come ‘complottisti’ coloro che denunciavano quei piani terribili, che ora vediamo compiersi fin nei minimi dettagli, era cosa facile. Nessuno, fino allo scorso febbraio, avrebbe mai pensato che si sarebbe giunti, in tutte le nostre città, ad arrestare i cittadini per il solo fatto di voler camminare per strada, di respirare, di voler tenere aperto il proprio negozio, di andare a Messa la domenica”. Alcuni passaggi del testo del monsignore sono densi di preoccupazione ed avvertimenti.

L’uomo che ha domandato le dimissioni di Francesco individua un disegno tanto collegiale quanto imminente: “Signor presidente – fa presente Viganò -, immagino che questa notizia Le sia già nota: in alcuni Paesi, il Great Reset dovrebbe essere attivato tra la fine di quest’anno e il primo trimestre del 2021. A tal scopo, sono previsti ulteriori lockdown, ufficialmente giustificati da una presunta seconda e terza ondata della pandemia”. E ancora: “Attorno a Lei (Viganò si rivolge direttamente a Trump, Ndr) si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l’ultimo presidio contro la dittatura mondiale. L’alternativa – insiste – è votare un personaggio manovrato dal deep state, gravemente compromesso in scandali e corruzione, che farà agli Stati Uniti ciò che Jorge Mario Bergoglio sta facendo alla Chiesa, il primo ministro Conte all’Italia, il presidente Macron alla Francia, il primo ministro Sanchez alla Spagna, e via dicendo…”. L’alto ecclesiastico pensa che in atto vi sia uno scontro tra le forze del bene e quelle del male. E per affermarlo si appoggia alle Sacre Scritture, che ne parlano in maniera aperta. Gli schieramenti citati da Viganò sono piuttosto chiari.

Trump rappresenta, in questo senso, una delle ultime speranze dei conservatori. Se il presidente degli States dovesse perdere la turnata elettorale, i cosiddetti tradizionalisti si ritroverebbero all’interno di un contesto globale governato da un pontefice che criticano, da un nuovo presidente degli Stati Uniti che percepiscono come lontano e da una nazione che, sempre per via tradizionalista, risulta essere al centro di ulteriori rimostranze, ossia la Repubblica popolare cinese. Uno scenario che Viganò sembrerebbe voler scongiurare: “Questo Great Reset (il piano che l’élite starebbe perseguendo, sfruttando la pandemia) è destinato a fallire perché chi lo ha pianificato non capisce che ci sono persone ancora disposte a scendere nelle strade per difendere i propri diritti, per proteggere i propri cari, per dare un futuro ai propri figli. L’inumanità livellatrice del progetto mondialista si infrangerà miseramente dinanzi all’opposizione ferma e coraggiosa dei figli della Luce”, conclude Viganò, in uno degli ultimi passaggi di questa seconda missiva al Tycoon.

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