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Dall’attualità del sufismo al contributo fornito da papa Francesco per il dialogo interreligioso: l’imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, che è il vicepresidente della Comunità religiosa islamica italiana, è sempre in grado di affrontare temi di stretta attualità, fornendo strumenti ed interpretazioni che arricchiscono il lettore. Attraverso questa intervista che ci ha concesso, Yhaya Sergio Yahe Pallavicini approfondisce numerosi aspetti relativi ai “maestri” della confessione religiosa musulmana, ma pure al dialogo tra l’islam ed il il cattolicesimo. L’ultimo libro a firma dell’imam della moschea di Milano, però, è centrato sulle “pillole di saggezza filosofica islamica”. Un testo capace d’interessare anche chi non appartiene alla confessione religiosa musulmana.

Anche l’islam – com’è ovvio che sia – ha dei maestri. Chi sono stati i suoi e perché?

Mio padre, shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, è stato il maestro mio e di una comunità di musulmani europei che si sono riuniti nell’approfondimento delle dottrine religiose e nella ricerca di una conoscenza di Dio, nella consapevolezza dei segni dei tempi. A sua volta, mio padre aveva ricevuto insegnamenti e indicazioni da alcuni maestri musulmani in Oriente per una funzione di adattamento tradizionale alle vocazioni di persone sensibili alla disciplina del sacro. Ho poi frequentato maestri come Naquib al-Attas e il mufti Muhammad Murtada in Malesia, Ramadan al-Bouti e il mufti Kiftaru dalla Siria, shaykh al-Ja’fari e il mufti ‘Ali Gomaa in Egitto, AbdAllah Bin Bayyah a Makkah.

Il suo ultimo libro – “Contemplare Allah” – si sofferma molto sull’attualità del sufismo. Ce ne parla?

La regola del sufismo, esoterismo islamico, è una disciplina che guida e accompagna il credente musulmano allo svelamento di una prospettiva interiore ed elevata della vita nella quale si anticipa il riconoscimento e il gusto della presenza di Allah in noi e nei molteplici orizzonti dei mondi superiori. L’attualità del sufismo consiste nella opportunità di interpretare ogni istante delle responsabilità rituali ed esteriori con l’intenzione di riconoscere una testimonianza spirituale. L’editore Mimesis del libro Contemplare Allah mi ha offerto la possibilità di presentare un percorso storico e geografico di pillole di saggezza di filosofia islamica.

Qual è il rapporto tra l’islam e la contemplazione?

Naturale e controverso. Il profeta Muhammad è il polo spirituale che guida la relazione naturale tra interiore ed esteriore, tra contemplazione e azione. I sapienti e i maestri musulmani hanno ereditato questa scienza a beneficio di studenti e discepoli. Nella storia anche recente della civiltà islamica non sono mancate volgari inquisizioni o abusi. Nonostante ciò, le vie contemplative, come riflessione e verifica, scioglimento e liberazione, illuminazione e servizio, restano un metodo e un sostegno per il viandante musulmano e le invocazioni tratte dal Corano sono il suo fondamento rituale.

L’islam ha insomma un “lato mistico”. Quali sono i tratti mistici che ritiene abbiano attraversato l’intera storia dell’islam durante l’intera sua storia religiosa?

La mistica Rabia, al-Bistami o al-Hallaj rappresentano, come alcuni Padri del deserto, una spiritualità rigorosa ed estatica, un richiamo al califfo dell’epoca di non dimenticare le priorità e le proporzioni nella vita religiosa. In seguito, Junayd, al-Ghazali, Abd al-Qadir al-Jilani al pari di San Bernardo e San Francesco favoriscono alcune “regole” e compagnie spirituali come supporti di verifica e di sviluppo della ricerca spirituale ma anche di custodia, approfondimento e trasmissione dottrinale e di studio sui misteri dell’anima e sui segreti dello Spirito.

C’è un legame tra alcune correnti musulmane e l’esoterismo? E come ha influito il suo percorso per la stesura del suo libro?

In questi ultimi secoli, dal Marocco alla Giordania, dallo Yemen all’Indonesia, dall’Egitto agli Emirati Arabi Uniti, dalla Francia all’Italia, numerosi e autorevoli musulmani appartenenti alle scuole della mistica islamica hanno ritenuto di reagire alla decadenza, alla manipolazione e alla discriminazione dell’Islam presentando una interpretazione teologica e giuridica della religione che ne salvaguardi la sua funzione e scienza, vitalità e rinnovamento. Il mio nuovo libro cerca di onorare il patrimonio intellettuale dei sapienti come ispirazione per riscoprire con maggiore consapevolezza le autentiche radici della cultura religiosa islamica.

La parola “Misericordia” – quella che Papa Francesco usa spessissimo – è in grado di racchiudere un messaggio universale e di essere recepita da tutte le confessioni religiose?

Papa Francesco chiama i suoi fedeli cristiani all’esercizio di questa Misericordia e, nella misura in cui sapranno attuare questa obbedienza, il richiamo al Misericordioso si irradia anche per i credenti di altre comunità di fede, in una provvidenziale emulazione fraterna. Nella dottrina islamica si fa riferimento al “Misericordioso nella trascendenza e nell’immanenza”, invitando i musulmani a riconoscere l’Identità universale del Misericordioso nelle Sue varie forme e articolazioni.

Ritiene che durante questo pontificato siano stati fatti passi avanti per il dialogo interreligioso?

Penso che Papa Francesco stia svolgendo una funzione benedetta per interpretare la Chiesa come luogo di riunione eucaristica e di convergenza sulla Parola di Dio. Questa concentrazione spirituale, che rivede la funzione temporale del Cristianesimo Cattolico, favorisce il rispetto della fratellanza religiosa anche con le altre comunità del Monoteismo. I suoi viaggi e incontri con il Patriarcato Cristiano Ortodosso e con alcuni rappresentanti dell’Islam sunnita e sciita ci danno un segnale di urgenza nella fratellanza ecumenica e religiosa alla luce della crisi intellettuale tra i popoli e i governanti.

Dove sta attecchendo il sufismo e dove viene praticato con continuità? 

Sufi è un musulmano che, durante la sua vita, sia soddisfatto dalla pienezza e dalla permanenza della presenza di Allah restando fedele alla dinamica della Rivelazione e del modello profetico. Non c’è monachesimo inteso come scelta di separazione dalle responsabilità nel mondo e non c’è misticismo inteso come stato dell’anima senza controllo e conduzione. Si tratta di una sensibilità della fede che si accompagna ad una umile disposizione per l’Intelligenza della religione praticata da membri delle compagnie spirituali in tutti i campi della vita, sia in Oriente che in Occidente. È un richiamo al ricordo primordiale e santo di Dio e alla riscoperta della vera natura umana.