Fonti di Inside Over ben inserite negli ambienti vaticano avevano definito un “affondo ai settori filo cinesi presenti in Vaticano” il simposio organizzato unilateralmente dall’ambasciata statunitense presso la Santa Sede in occasione della visita romana del Segretario di Stato Mike Pompeo. Il summit, dedicato al tema “Promuovere e difendere la libertà religiosa internazionale attraverso la diplomazia”, sembrava studiato apposta per valorizzare l’agenda politica di Washington, finalizzata a sabotare il rinnovo dell’accordo tra la Santa Sede e la Cina, dopo che sia il rifiuto del Papa a un incontro con Pompeo sia la porta chiusa al cardinale di Hong Kong Joseph Zen avevano palesato le volontà pontificie in tal senso.

Ebbene, il Vaticano ha mostrato di non gradire la maldestra operazione imbastita da Washington per portare il tema della condanna alla Cina nel discorso del confronto con la Santa Sede. Pietro Parolin, segretario di Stato del Papa, ha snobbato il discorso tenuto da Pompeo al simposio, introdotto dall’ambasciatrice Callista Gingrich, moglie di Newt, ex leader del Partito repubblicano. Pompeo ha incentrato tutto il discorso sulla Cina, ribadendo quanto messo nero su bianco alcuni giorni fa in un editoriale su First Thing: allora aveva affermato che il rinnovo dell’accordo tra Santa Sede e Repubblica Popolare rischia di minare “l’autorità morale del Papa”. Ora, il politico italo-americano ricorda alla Chiesa e ai leader di tutte le religioni che a suo parere hanno un “dovere morale” di “difendere i diritti umani, opporsi ai regimi autoritari, stare dalla parte di chi rischia la libertà”. Gli Stati “fanno compromessi”, continua, la Chiesa “si basa su verità eterne”: chiede un arruolamento della religione nella nuova crociata politica contro Pechino. Fumo negli occhi per il Vaticano

Pompeo e Parolin dovranno incontrarsi domani, ma all’evento non si sono incrociati, dato che una volta finito l’intervento Pompeo si è diretto a Palazzo Chigi per incontrare Giuseppe Conte sul dossier 5G e non ha ascoltato la chiusura del cardinale veneto. Dopo di lui prende la parola monsignor Paul Gallagher, Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, autore di un intervento che in alcuni punti assona con il discorso conservatore statunitense, stigmatizzando il “politicamente corretto” definito offensivo della libertà di coscienza e religione. Parole nettamente più ostili per Pompeo sono state invece quelle pronunciate da Gallagher, dopo il simposio, ai cronisti dell’Ansa.

Di fronte alla richiesta dell’agenzia circa il fatto se considerasse o meno il simposio un tentativo di strumentalizzare il Papa mentre gli Usa sono in campagna elettorale Gallagher ha risposto affermativamente. Questa, ha continuato Gallagher, “è proprio una delle ragioni per cui il Papa non incontrerà il segretario di Stato americano”. Parole che fanno cadere il grande gelo tra Vaticano e Usa: Francesco sbatte la porta in faccia a Washington, non accetta ingerenze, marca una volta di più il suo distanziamento dall’amministrazione repubblicana, segna di fatto un nuovo colpo nel duello a distanza con Trump iniziato nel 2016, quando in Messico Bergoglio criticò l’ipotesi di un muro al confine ventilata dall’allora candidato repubblicano. “Una persona che pensa di fare i muri non è cristiano. Questo non è il Vangelo”, affermò Francesco. Il quale nel corso degli anni ha più volte portato avanti un’agenda multipolare, divergente dall’America First trumpiano: Bergoglio ha favorito la via del dialogo e della stabilizzazione in scenari come quello della contesa iraniano-americana; ha criticato duramente il capitalismo neoliberista di stampo protestante ed anglosassone; ha espresso la sua contrarietà alle ideologie sovraniste e nazionaliste.

Soprattutto, Bergoglio ha cercato un continuo avvicinamento all’Impero di Mezzo che gli Usa da tempo intendono ridimensionare. Frustrandosi per l’impossibilità a cambiare le vedute di una potenza “morale” che ha la proiezione di un vero e proprio impero diplomatico. Il tema della conquista del voto cattolico si è sovrapposto in quest’ultimo frangente: Trump è prossimo alla sfida col cattolico Joe Biden e mira a sfondare nell’elettorato più conservatore e tradizionalista puntellando la maggioranza cattolica alla Corte Suprema con Amy Barrett e riportando in auge il tema della difesa della libertà religiosa che in Cina è ritenuta (non del tutto a torto) a rischio. Ma lo scarso tatto diplomatico dimostrato in una fase in cui, con lo scandalo Becciu, il Vaticano ha ben altre grane politiche da sbrigare è risultato controproducente: Francesco si è sentito sotto assedio e ha reagito isolando diplomaticamente i rappresentanti americani in Oltretevere. Pompeo rischia di tornare a Washington dopo aver commesso un autogol facendo calare il gelo nei rapporti con la Chiesa più grande al mondo e la sua rappresentanza statuale.

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