Natale in Ucraina? Oggi, per legge e per buona parte delle confessioni operanti nel Paese, ivi compresa quella del Patriarcato autocefalo di Kiev. Il 7 gennaio, data in cui lo celebrano gli ortodossi del mondo, per la Chiesa che fa riferimento al Patriarcato di Mosca. Nel dubbio, il giorno dell’Epifania per la minoranza della Chiesa cattolica armena. Può sembrare caotico, e in effetti lo è, ma è uno degli altri frutti del conflitto scatenato dalla Russia contro l’Ucraina nel 2022: tra i mezzi con cui Kiev ha voluto marcare il suo distacco dal Paese invasore vi è lo spostamento del Natale dalla data del 7 gennaio, legata alla tradizione zarista e al calendario giuliano utilizzato dagli ortodossi, a quello canonicamente accettato in Occidente.
Una mossa sancita per legge dal parlamento ucraino, la Rada, nel 2023. La festività civile per il Natale, dunque, è segnata al 25 dicembre e proprio il 25 dicembre festeggia la Natività la Chiesa ortodossa ucraina a cui nel 2019 è stata garantita l’autocefalia dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, guidata dal metropolita Epifanio. Una Chiesa ortodossa a uso e consumo della nuova Ucraina che vuole costruire un’identità non legata al tradizionale retaggio comune con la Russia. E che, intendiamoci, ha degli obiettivi comprensibili nei fini se si guarda alla grande strategia di nation building che il Paese sta facendo ma dei mezzi di applicazione spesso difficilmente giustificabili.
Dal 2019 a oggi la Chiesa ortodossa ucraina fa pressione per il disaccoppiamento dal Patriarcato di Mosca guidato da Kirili, fedelissimo di Vladimir Putin. E dopo che Kiril, da “cappellano del Cremlino”, ha benedetto l’operazione russa in Ucraina Epifanio ha spinto per la rottura politica, sostenuto dal governo di Volodymyr Zelensky. La mossa dello spostamento del Natale è seguita da sé, mentre più ombrose appaiono le normative promosse a giugno e adottate ad agosto dalla Rada che prevede la possibilità di sequestrare i beni e mettere al bando la parte della Chiesa Ortodossa che fa ancora riferimento al Patriarcato di Mosca. Una mossa di rara miopia politica, se si pensa che la Chiesa ortodossa ucraina che è nell’orbita del patriarcato di Kiril già dal 2022 ha condannato l’aggressione e nell’ultimo biennio si è resa sempre più indipendente dalla casa madre moscovita.
Il terzo Natale di guerra dell’Ucraina è anche il più politico. Mentre la guerra sul campo inizia a mostrare segni di cedimento dell’esercito di Kiev, la battaglia dell’identità continua e la presidenza Zelensky vuole far di tutto per mostrare il Paese come disaccoppiato da Mosca. L’arma del Natale è strategica, in tal senso, ma bisogna capire se e quanto, sul lungo periodo, attecchirà il tentativo di creare una divisione netta, specie su un tema tanto caldo della tradizione. Nel frattempo, nonostante il paventato bando (nove mesi da agosto per evitarlo rescindendo i rapporti con Mosca) il patriarcato tradizionale continua a essere maggioranza relativa nel Paese. Il risultato è che sarà iun lungo Natale quello ucraino, in date diverse secondo le prospettive. Anche questo è politico, anche questo è frutto del demone divisore del conflitto, che non risparmia nemmeno l’identificazione di una data univoca per la più santa delle feste cristiane.

