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Papa Francesco entra a gamba tesa nella corsa alle elezioni presidenziali americane e lancia una critica senza precedenti ai due principali candidati, Donald Trump e Kamala Harris. Di ritorno dal viaggio in Sud-Est Asiatico e Oceania, rispondendo alla stampa, il Santo Padre, senza nominarli esplicitamente, ha definito “contro la vita” le posizioni del 45esimo presidente e dell’attuale vice, in corsa per la Casa Bianca nella sfida di novembre.

Contro la vita è Trump, per il previsto maxi-piano di deportazione dei migranti, per la tolleranza zero alle frontiere, per l’uso strumentale della retorica etnica-identitaria a fini politici. Ma contro la vita, ricorda il Papa, è anche chi spinge attivamente sull’espansione della facoltà di abortire, come spesso si discute nel Partito Democratico americano, dove non mancano i sostenitori dell’interruzione volontaria di gravidanza a sei mesi o oltre. Abortire “è uccidere un essere umano. Non ti piace la parola? Ma è uccidere”, ha detto il Papa. Un monito esplicito alla posizione di Kamala Harris.

Perché Francesco tuona contro Harris e Trump

Quella di Francesco è una presa di posizione contro l’avvelenamento della società americana a cui le guerre culturali la stanno conducendo. Un avvelenamento che, va ricordato, rischia di dividere il mondo cattolico. Ago della bilancia in molti Stati, campo ritenuto decisivo da entrambi i principali partiti, tanto che se da un lato J.D. Vance, candidato vice di Trump, è un neo-convertito al cattolicesimo di stampo conservatore dall’altro Tim Walz, governatore del Minnesota e candidato in ticket con Harris, rivendica spesso la sua estrazione cattolico progressista come fonte della sua educazione.

Mentre si avvia alla conclusione la presidenza del secondo cattolico ad aver conquistato la Casa Bianca dopo John Fitzgerald Kennedy, ovvero Joe Biden, la Santa Sede fa i conti con il fatto che l’America possa diventare una terra di divisione per i cattolici. Tanto che il Santo Padre ricorda che tra i due candidati i fedeli nella superpotenza a stelle e strisce devono votare “il meno peggio”, secondo coscienza. In altre parole: guai a prendere Trump o Harris come fedeli interpreti della dottrina cristiana.

In questo contesto, pesa molto sulla presa di posizione del Papa la dinamica dell’evoluzione demografica e sociale del cattolicesimo americano. Come si è ricordato su True News, “da circa un settantennio i cattolici Usa hanno superato la soglia del 20% della popolazione. Oggigiorno le stime li vedono tra il 20,4 e il 23,1% della popolazione, ovvero tra 67 e 76 milioni di americani. La percentuale è rimasta pressoché invariata dai tempi dell’elezione di Kennedy, ma a variare è stato il background demografico dei cattolici Usa, cresciuti in mezzo secolo in termini di numeri assoluti di circa il 50%”. Molti cattolici sono delle minoranze di origine ispano-americane, che annoverano sia componenti più orientate al mondo conservatore, come cubani e venezuelani, che i migranti dell’America Centrale spesso nel mirino del mondo repubblicano.

Francesco e l’America

L’America rappresenta un orizzonte politico complesso a cui Francesco ha sempre guardato in maniera duale nei suoi undici anni e mezzo al soglio pontificio: da un lato, come grande potenza dove religione e valori sono spesso autenticamente sentiti; dall’altro, come Paese con cui il dialogo politico e culturale è stato reso difficile dalla complessa interazione tra la sua agenda politico-pastorale orientata a una trasformazione multipolare delle relazioni tra Stati e fedi e dalla strumentalizzazione politica dei valori cristiani operata nel dibattito polarizzato del mondo americano.

“In questa terra, le varie denominazioni religiose hanno contribuito grandemente a costruire e a rafforzare la società”, disse Papa Francesco nel suo discorso al Congresso Usa nel 2015. “È importante che oggi, come nel passato, la voce della fede continui ad essere ascoltata, perché è una voce di fraternità e di amore, che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società”, aggiunse. “Tale cooperazione è una potente risorsa nella battaglia per eliminare le nuove forme globali di schiavitù, nate da gravi ingiustizie le quali possono essere superate solo grazie a nuove politiche e a nuove forme di consenso sociale”, fu la chiosa finale nel viaggio che lo portò, su invito di Barack Obama, per la prima volta negli States da titolare della carica pontificia. Un discorso la cui summa, oggigiorno, spiega perché né HarrisTrump possono esser visti come la miglior opzione dal Papa. Che, anzi, invita i cattolici a ragionare costruttivamente e a non abituarsi al clima delle guerre culturali in atto.

Timori politici

La percezione, in Vaticano, è che dopo l’ottovolante dello scorso decennio le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Casa Bianca possano tendere al peggio col prossimo mandato presidenziale. In caso di vittoria di Harris Papa Francesco invita i cattolici a mettersi in guardia da un’accelerazione di politiche radicalmente progressiste che possono colpire posizioni cattoliche come la tutela del nascituro di fronte all’espansione della legislazione sull’aborto o la spinta su gender e altri cavalli di battaglia della cultura dem che mal si conciliano col magistero cattolico. Con Trump c’è da aspettarsi una strumentalizzazione “guerriera”, di stampo occidentalista, dei valori identitari che altrettanto male si concilia con il dettame evangelico.

In mezzo, un clima politico che vede gli Usa a livello internazionale distanziarsi su molti dossier dal Vaticano: dalla guerra in Ucraina, ove il Papa spinge per la pace, al Medio Oriente, in cui la Santa Sede fa sentire la sua voce per il cessate il fuoco a Gaza, passando per l’America Latina e, soprattutto, i rapporti con la Cina. Papa Francesco sperava che nella diversità l’esperto, navigato e cattolico Biden potesse essere un interlocutore capace di creare ponti. Il timore è che la poco esperta Harris e il vulcanico Trump possano, su questo fronte, alzare muri tra il Potomac e il Tevere. Facendo venir meno il dialogo che con Biden due leader anziani ma pragmatici avevano costruito. E facendo schierare la comunità cattolica americana su questioni non di principio ma partigiane. Ciò che la visione ecumenica della Chiesa mira ad evitare.

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