“Hanno chiesto a mio padre il suo nome e poi di recitare la professione di fede islamica. Ha rifiutato, ha detto che era cristiano. Hanno sparato a lui e a tutti gli altri nel camioncino”. È il racconto di un bimbo sopravvissuto all’attacco contro un bus di cristiani copti a Minya, in Egitto, il 26 maggio 2017. Le vittime di quell’attentato furono 35. Un fiume di sangue che non ha mai smesso di scorrere. 

Trecento milioni di cristiani perseguitati nel mondo

In tutto il mondo le violenze contro i cristiani, e contro le minoranze religiose in generale, sono aumentate. A dirlo è il Rapporto 2018 sulla Libertà Religiosa nel mondo della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, giunto alla sua quattordicesima edizione, che assieme al rapporto annuale del dipartimento di Stato americano, è tra i documenti più importanti in materia a livello mondiale. Secondo la ricerca i cristiani restano il gruppo religioso più perseguitato al mondo, con 300 milioni di fedeli costretti a sopportare violenze e vessazioni. Quasi 100 milioni in più rispetto al biennio precedente. “Un aumento – spiega il direttore di Acs Italia, Alessandro Monteduro – legato in primo luogo all’ingresso in classifica di alcuni Paesi densamente popolati, come ad esempio l’India, in cui gli attacchi contro i cristiani si sono moltiplicati negli ultimi anni”. Secondo i dati emersi dall’analisi, oggi nel mondo un cristiano ogni sette vive in un Paese dove la libertà religiosa è fortemente limitata. Sono 38 gli Stati in cui le violazioni sono considerate gravi o estreme, ed in 17 di questi la situazione è addirittura peggiorata tra il 2016 e il 2018.

Fondamentalismo e nazionalismo dietro le violenze

I diritti delle minoranze religiose continuano ad essere gravemente violati in Cina, Birmania, Corea del Nord, India, Pakistan, Libia, Niger, Nigeria, Somalia, Arabia Saudita e Yemen. Ma ci sono anche dei flebili “segnali di speranza”, come quelli che arrivano da Siria e Iraq dopo la sconfitta dell’Isis e da Kenya e Tanzania, che grazie al progressivo arretramento del gruppo islamista al Shabaab non vengono più identificati come Paesi “di persecuzione”. A scatenare le violenze quasi sempre c’è il fondamentalismo religioso. Quello di matrice islamica è presente in ventidue Paesi del mondo, in cui vivono 1 miliardo e 337 milioni di persone. Ma a costituire una minaccia per le minoranze c’è anche il nazionalismo. In India ad esempio, nel 2017 sono stati 736 gli attacchi contro i cristiani, il doppio rispetto all’anno precedente. Restrizioni nei confronti dei gruppi religiosi sono state introdotte anche in Cina, dove continuano gli attacchi ai luoghi di culto e la rimozione delle croci dalle chiese. Nell’aprile del 2018 il governo di Pechino ha proibito la vendita online della Bibbia e in alcune zone del Paese viene offerto denaro per sostituire le immagini della Natività con quelle del presidente Xi Jinping. Resta gravissima anche la situazione in Corea del Nord, dove migliaia di cristiani continuano ad essere detenuti nei campi di prigionia del regime.

Continuano le violenze nel Pakistan di Asia Bibi

Il fondamentalismo islamico miete ancora le sue vittime in Nigeria, con gli attacchi di Boko Haram e dei pastori fulani, e in Niger, dove è stato rapito padre Pierluigi Maccalli. “In Egitto i cristiani continuano ad essere presi di mira e la libertà religiosa non è garantita a causa della mentalità fondamentalista portata avanti da gruppi salafiti, come i Fratelli Musulmani”, ha spiegato monsignor Botros Fahim Hanna, vescovo copto cattolico della diocesi di Minya, intervenendo alla presentazione del Rapporto all’ambasciata italiana presso la Santa Sede. Diminuisce sempre più anche la comunità cristiana a Gaza, in Palestina. I gruppi radicali islamici guadagnano terreno in Indonesia, Bangladesh e in Pakistan dove si moltiplicano i casi di rapimenti e conversioni forzate ai danni dei cristiani. “Sono almeno quindici i casi di donne costrette a convertirsi nell’ultimo anno ma potrebbero essere molti di più perché non tutti, di fronte alle minacce che ricevono, hanno la forza di denunciare”, spiega agli Occhi della Guerra, Tabassum Yousaf, avvocatessa di Karachi che si occupa di difendere le vittime di violenza e discriminazione. “Dopo la sentenza di liberazione di Asia Bibi sono rimasta per quattro giorni chiusa in casa per paura di aggressioni collegate alle proteste degli islamisti del TLP – ci confessa – e così molti altri cristiani”. Nel 2016 diciassette pakistani sono stati incriminati per blasfemia. “Non credo che questa legge verrà abolita a breve – commenta Yousaf – ma è importante che, come per il caso di Asia, continui ad esserci visibilità internazionale sulla condizione delle minoranze per far sì che ci siano sviluppi in positivo”.

Cresce l’antisemitismo in Europa

Secondo il Rapporto, infine, la crescita del fondamentalismo islamico anche in Europa e in Occidente ha determinato un aumento dell’antisemitismo, soprattutto in Francia, con un picco di attacchi e violenze contro centri culturali e religiosi ebraici. “La libertà religiosa è la roccia ferma su cui i diritti umani si fondano saldamente”, ha ricordato il cardinale Mauro Piacenza, presidente di Aiuto alla Chiesa che Soffre, intervenendo sull’importanza della difesa dei diritti delle minoranze religiose nel mondo. “Chi difende questa libertà – ha detto – difende l’uomo, promuove la pace e la comprensione tra i popoli nel contesto internazionale nel quale viviamo”.

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