La pace come obiettivo in un mondo nel caos, per le guerre che lo affliggono e non solo. Il messaggio che da Roma, epicentro mondiale della Chiesa cattolica, arriva per la giornata liturgicamente più sacra dell’anno è dirompente e convergente con quelli emersi dal mondo ortodosso. Per la prima volta dopo 11 anni Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa celebrano la Pasqua lo stesso giorno.
Tregue e dialoghi nel mondo in guerra
L’ultima volta era stato il fatidico 2014, l’anno di Euromaidan, del cambio di governo in Ucraina, dell’annessione russa della Crimea, dello scoppio dei disordini del Donbass. L’anno in cui qualcosa si è rotto tra Oriente e Occidente e si è preparata la via lunga che porta alla guerra.
E in quest’ottica è bene segnalare che la Pasqua 2025 arriva con qualche piccola ma significativa buona notizia. La tregua che la Russia ha offerto sul campo in Ucraina per il giorno di Pasqua nella giornata di ieri si somma alle informazioni che parlano di discussioni costruttive a Roma tra Stati Uniti e Iran sul fronte degli accordi per il nucleare. Si tratta, per ora, di speranze di Pace a macchia di leopardo, eccezioni nella realtà di un mondo in guerra che, da Natale a oggi, ha conosciuto solo un’accelerazione dei maggiori teatri di conflitto.
Vale per la guerra di Gaza, per il Sudan e per il Myanmar, le tre ferite più sanguinanti in termini di morti dell’attuale contesto internazionale. Ma vale anche per un’Ucraina che, finora, non ha ritrovato la via della pace definitiva e per altri teatri, come quello del Congo, tornati a surriscaldarsi a gennaio. In un contesto di deterioramento dei rapporti tra le potenze, ogni notizia in controtendenza è positiva. La Pasqua oggi più che mai giunge come simbolo del “passaggio”, che si spera possa portare a uno scenario di pace.
“Pace” per tutti, le meditazioni del Papa
Non a caso “pace” è stata la parola con cui si sono concluse le meditazioni del Venerdì Santo in Vaticano, scritte da Papa Francesco e lette dal vicario generale per la diocesi di Roma, il cardinale Baldo Reina, durante la Via Crucis. Con dizioni di pace “per i giusti e per gli ingiusti, per la terra, l’aria e l’acqua” sono invocate alla fine della Via Crucis. Ed è interessante notare che il Papa abbia voluto indicare parimenti nelle disuguaglianze economiche e sociali una minaccia paragonabile a quella bellica per le società contemporanee.
Tutto si tiene: un sistema che rifiuta la sopraffazione tra Stati non può che rifiutare anche quella dell’uomo sull’uomo. L’allarme delle meditazioni, ovvero la denuncia che “abbiamo costruito : un mondo di calcoli e algoritmi, di logiche fredde e interessi implacabili” è un monito contro le derive tecno-oligarchiche e irrazionali dell’economia disumanizzante. Che potrebbe, prima o poi, “rivoltarsi” contro il suo creatore. Spingendolo a far perdere centralità al fattore umano. Qualcosa da cui tornare indietro sarebbe estremamente difficile. E anche su questo la speranza sociale e politica, oltre che religiosa, della pace trasmessa dalla Pasqua può stimolare profonde riflessioni.
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