ISCRIVITI ALLE ANTEPRIME GRATUITE
SCOPRI I NOSTRI CORSI

Il Parlamento italiano si prepara a ristabilire per la giornata del 4 ottobre la festa nazionale di San Francesco patrono d’Italia. La proposta di legge di Noi Moderati affronta l’iter parlamentare ed è prossima all’approvazione. Salvo imprevisti dell’ultima ora, tornerà il giorno festivo soppresso nel 1977 in tempi di austerità fiscale e tagli alla spesa pubblica, e il Paese celebrerà la memoria del suo Santo patrono per la prima volta nel 2026, 800esimo anniversario della sua morte.

Perché San Francesco parla all’Italia di oggi

La mossa della reintroduzione della festa di San Francesco patrono d’Italia può essere vista su più piani. Sul piano ideale, non c’è dubbio che in tempi di crisi, conflitti e caos globali, riportare a un valore civico, oltre che religioso, il ricordo del Santo d’Assisi può contribuire a presentarne, una volta di più, il messaggio estremamente moderno.

Le Frecce tricolori sorvolano Assisi durante le celebrazioni per il patrono d’Italia San Francesco, Assisi, (Perugia), 04 ottobre 2020. ANSA / Gian Matteo Crocchioni

Proclamato patrono d’Italia nel 1939 da Papa Pio XII, mentre sul mondo si stendeva l’ombra dell’imminente Seconda guerra mondiale, Francesco fu un uomo del Medioevo che è attuale anche oggi.

La predicazione verso i poveri del fondatore dell’ordine che porta il suo nome è un esempio oggi, in epoca di nuovi feudalesimi oggi incarnati dalle oligarchie della tecnologia e della finanza, di fronte alle nuove e corrosive disuguaglianze che dividono la società.

L’attenzione all’ambiente e alla custodia del creato, intuibile dal Cantico delle creature di Francesco, richiama molte delle preoccupazioni sociali di oggi per il futuro del nostro mondo. E c’è poi da sottolineare la grande tematica del dialogo multiculturale e interreligioso. Francesco fu il Santo della crociata che incontrò in Egitto il sultano al-Kamil in un dialogo ricordato più volte nella storia e nei nostri tempi rinverdito da Tiziano Terzani nelle “Lettere contro la guerra” scritte nel pieno del clima di scontro di civiltà che animava la Guerra al Terrore.

Francesco e la pace

Inoltre, Assisi è diventata negli ultimi decenni una delle grandi capitali mondiali della pace e del confronto. Dal 1961 asi svolge la Marcia della Pace, un evento simbolo del movimento pacifista che ai tempi della Prima repubblica sapeva mettere assieme comunisti, sindacati e cattolici-sociali di mondi come quello delle Acli.

Nel 1986, ad Assisi, Papa Giovanni Paolo II convocò una giornata di dialogo interreligioso per la pace che si svolse il 27 ottobre di quell’anno. Un evento riproposto nel 2011 da Papa Benedetto XVI e che aprì la strada al Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 dal Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyib e da un Papa che del Santo d’Assisi portava il nome: Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco.

L’incontro interreligioso di Assisi del 2011, presieduto da Benedetto XVI

Un Santo di tutti

In tempi di polarizzazioni e divisioni, San Francesco non è solo il patrono d’Italia ma un raro caso di figura veramente ecumenica e simbolo del Paese. A lui possono guardare cristiani e fedeli d’altre religioni per la portata del suo messaggio e per il ruolo civico, oltre che di fede, di Assisi. Vi possono vedere un simbolo i sinceri ambientalisti, coloro che lottano per la pace e il disarmo, chi nell’opera costante dei francescani contro la povertà vede tuttora un segno di lotta alle disuguaglianze.

Insomma, un Santo di tutti, il ripristino della cui festività a suo modo mostra una vitalità del sistema-Paese Italia. Solo pochi giorni fa in Francia il governo di François Bayrou è collassato per aver perso un voto di fiducia sulla manovra di bilancio che prevedeva estesi tagli alla spesa pubblica e, tra questi, la soppressione di due festività: il lunedì di Pasqua e l’8 maggio, giorno che celebra la vittoria nella Seconda guerra mondiale. L’Italia si può oggi permettere di aggiungere un giorno di festa, con scuole e uffici chiusi, segno della maggior serenità di conti pubblici e stabilità politica.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto