Il Conclave del 2025 sarà una novità assoluta nella storia della Chiesa cattolica, e non solo per la vastità geografica delle nazioni di provenienza dei 135 elettori che da 66 Paesi convergeranno in Vaticano per eleggere il successore del defunto Papa Francesco.
La novità assoluta sta nell’ipertrofia e nella pervasività dell’infosfera che ruota attorno ai cardinali chiamati a scegliere il 267esimo Romano Pontefice. Il terzo conclave del XXI secolo segna un nuovo cambio di passo.
Il confronto con gli altri conclavi del XXI secolo
Nel 2005 la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI caddero nel pieno del mondo di ieri, segnato dal dominio dei media tradizionali, televisioni e carta stampata. Ciò non impedì fughe di notizie dal solitamente blindatissimo consesso degli elettori. Il vaticanista Lucio Brunelli pubblicò su Limes gli appunti di un anonimo cardinale che diede i resoconti dei conteggi e segnalò come un gruppo di cardinali avesse cercato di alzare i consensi a un candidato alternativo, non eleggibile al soglio pontificio ma abbastanza solido da fungere da scoglio a Joseph Ratzinger: quel candidato era Jorge Mario Bergoglio. Ai tempi, Ratzinger era dato come favorito vista la sua contiguità col pontificato del Papa polacco, di cui era stato regista e stratega
Quando, otto anni dopo, fu lo stesso Bergoglio a essere eletto Papa dopo le dimissioni di Benedetto XVI si era nel 2013, montava già una società della comunicazione diversa, in cui si affacciavano i social network, Facebook e Twitter in particolare, e media che cercavano di andare in direzione alternativa al sistema mainstream. Nonostante i buoni risultati del 2005, il futuro Francesco non era indicato tra i papabili, dato che i vaticanisti davano come favoriti il vescovo di Milano, Angelo Scola, il cardinale brasiliano Odilo Pedro Scherer, membro del collegio cardinalizio di sorveglianza dello IOR e esponente di spicco della Curia romana, e l’arcivescovo di Boston Patrick O’Malley. I social, i canali YouTube e altri media fecero negli anni poi impazzare le teorie più eterogenee sui retroscena dell’elezione papale, ivi comprese le tesi sulla presunta illegittimità dell’elezione per l’invalidità delle dimissioni di Ratzinger.
La novità del Conclave 2.0
Parliamo comunque di due conclavi sostanzialmente contigui, caratterizzati da un peso tuttora determinante del nocciolo duro della Curia romana e di un controllo dell’informazione dall’interno dell’assemblea elettiva. Ma ora cosa succede? Da un lato, assistiamo all’iper-mediatizzazione del Conclave e da un toto-nomi sui papabili che ha pochi precedenti, dall’altro una complessa eterogeneità e frammentazione del futuro gruppo di elettori. Il motivo? L’impatto dell’era Bergoglio, che ha “premiato” le periferie a favore del centro e creato una vera e propria legione di nuovi cardinali sparsi agli angoli del mondo, tanto che i ben informati segnalano che sussistono problemi di comunicazione legati al fatto che molti porporati non si conoscono personalmente e hanno fatto del legame diretto col Papa, prima ancora che a una cordata, la loro legittimazione.
Questo rende il Conclave più complesso, eterogeneo e di difficile decifrazione. Inoltre, molti “papabili” sono già attenzionati da vicino, i loro profili scandagliati, i social stracolmi di citazioni, video e precedenti volti a costruire o screditare una personalità. A ciò si aggiunge il profluvio di interviste che molti cardinali stanno rilasciando a organi di stampa italiani e internazionali, in cui si parla del physique du role ideale che il prossimo Papa dovrà avere (e che in molti casi, sembra coincidere con quello dell’intervistato).
Parliamo di semplice foga comunicativa, di eccesso di zelo o di narcisismo? A nostro avviso, non solo. Questo è anche un modo per prendere posizione e, sostanzialmente, esprimere la propria visione del mondo a un’assemblea elettrice che sarà sparpagliata e articolata. Dalla Profezia di Malachia all’engagement social come metro di riferimento: all’ombra dell’Extra Omnes e del Veni Creator Spiritus che si udiranno nella Basilica di San Pietro inizierà un Conclave 2.0, in cui il policentrismo della Chiesa odierna e l’assenza di precisi punti di riferimento strutturali, oltre che dottrinali, potranno sommarsi a una vera e propria sovraeccitazione informativa nel muovere le acque.
Guai al chiacchiericcio
Insomma, molte parole circondano la corsa all’elezione del prossimo Papa, ancor prima che lo stesso Francesco veda celebrati i suoi funerali. Vale, però, per la Chiesa ciò che scriveva il portale Silere non Possum poco prima di Pasqua. Spesso “si ha l’impressione che oggi nella Chiesa ci sia più paura dei giornali che della menzogna. Più timore di ciò che si scrive, che di ciò che si è. È questo l’errore da correggere” e il condizionamento di fondo che spinge molti porporati a cavalcare, piuttosto che sfuggire, l’onda mediatica, dato che “la Chiesa dovrebbe invece tornare alla sua sapienza antica, che conosceva il valore del silenzio. Non il silenzio della complicità, ma quello della fortezza. Il silenzio che custodisce la verità nella pazienza del tempo, e non nella reazione immediata”.
Il tema era un altro, l’esposizione di molti prelati al chiacchiericcio mediatico, ma la realtà resta concreta e valida per il Conclave e i suoi partecipanti. Perché, alla prova dei fatti, a ripetersi sarà un rito plurisecolare che dovrà essere trattato con la dovuta solennità, non un evento di Instagram. Ai cardinali che celebreranno questo rito l’onore e l’onere di mantenerlo all’altezza della sua storia.

