L’imminente Conclave che eleggerà il 267esimo Papa della Chiesa Cattolica e che inizierà domani arriva sulla scia di profondi cambiamenti dell’istituzione religiosa più antica del mondo, intenta a quella permanente corsa alla lettura del “segno dei tempi” che dal Concilio Vaticano II è diventata la sua missione principale.
Nel Conclave che darà un successore al defunto Papa Francesco convergeranno diverse tendenze religiose e di governo della Chiesa: l’assemblea dei cardinali sarà la più partecipata e globale di sempre, ci saranno cardinali provenienti dalle periferie esistenziali, geopolitiche e spirituali della Chiesa, ci sarà l’assenza di un “partito” nazionale prevalente. Al contempo, però, c’è anche un dato di fatto fondamentale spesso sottovalutato nell’analisi: sarà un Conclave che arriva al termine di un’intensa stagione di sinodalità.
Il triennio 2021-2024 è stato caratterizzato da un’intensa attività del Sinodo della Chiesa Universale, organo consultivo dei vescovi che su esortazione di Francesco ha messo a terra profonde discussioni sul futuro della Chiesa, della sua gestione, del rapporto tra centri e periferie. Il Sinodo è stato opportunità di confronto, dialogo e dialettica tra i cardinali e ha incardinato un percorso strutturato che non si è concluso con la fine del dibattito ma che per volontà del defunto pontefice proseguirà negli anni a venire.
Dal Sinodo al Conclave, andata e ritorno, si potrebbe dire. Del rapporto tra i due InsideOver dialoga con Alberto Chiara, 63 anni, giornalista e scrittore, già caporedattore a Famiglia Cristiana, membro del Comitato nazionale del Cammino sinodale
Chiara, in che modo Sinodo e Conclave sono legati tra loro nel profondo.
“C’è un laboratorio che prima del Conclave ha visto uomini di Chiesa confrontarsi sulle sfide più urgenti cui la fede è chiamata a rispondere, oggi: è il Sinodo della Chiesa universale. Al legame tra i due, interessante intreccio di persone e di temi, rimandano in particolar modo le acute osservazioni di due donne, l’apprezzata teologa Serena Noceti e la caporedattrice attualità de Il Regno, Maria Elisabetta Gandolfi. Dei 133 cardinali elettori che mercoledì 7 maggio entreranno nella Cappella Sistina, 59 per due anni hanno lavorato a lungo gomito a gomito. Lo hanno fatto dal 4 al 29 ottobre 2023 e dal 2 al 27 ottobre 2024 partecipando alle due sessioni della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi che aveva per tema: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”.
Che cardinali hanno partecipato al Sinodo?
“Dei 59 elettori, 55 sono stati creati cardinali da Francesco, mentre 4 da Benedetto XVI. C’è dunque un gruppo consistente, anche se lontano dal quorum necessario per eleggere il Papa, fatto di porporati che si conoscono, diversi per provenienza, lingua e cultura, ma che hanno sperimentato la fatica e la bellezza di ritrovarsi attorno a dei tavoli (rotondi: una scelta voluta), procedendo con uno stile preciso, alimentato da preghiera comune e da ascolto rispettoso, perché l’obiettivo non era (e non è) quello dell’uniformità ma l’armonia delle differenze”.
Che sguardo sulla Chiesa lancia il Sinodo?
“Uno sguardo diverso, il loro. Hanno potuto guardare di più e meglio di altri l’unità della Chiesa a partire dalle istanze e dal sentire delle singole diocesi. Costoro conoscono bene anche i dieci temi spinosi stralciati dai lavori sinodali per volere di papa Francesco e affidati a dieci gruppi di studio chiamati ad occuparsi approfonditamente delle relazioni tra Chiesa latina e Chiese orientali cattoliche, del grido dei poveri, della missione nell’ambiente digitale, del rapporto tra vescovi, sacerdoti e popolo di Dio, dei criteri di selezione dei candidati all’episcopato, di una prospettiva “sinodale” del lavoro dei Nunzi, di dialogo ecumenico e del ruolo delle donne, compresa l’ipotesi del diaconato femminile”.
Temi su cui la discussione nella Chiesa è ormai attivissima…
“Si, e non solo. Questo gruppo di 59 cardinali ha visto nascere altre commissioni per l’analisi di precise tematiche pastorali, come, ad esempio, la spinosa questione della poligamia in Africa. Insomma, dal Sinodo al Conclave, andata e ritorno. Sappiamo che papa Francesco aveva precisato che il Documento finale della XVI Assemblea generale fa parte del Magistero ordinario del successore di Pietro e come tale richiede di essere accolto. Il che implica per le Chiese locali l’impegno a “dare attuazione” alle indicazioni del Documento stesso, attraverso processi di “discernimento e decisione”. Senza indire un nuovo Sinodo, infine, Jorge Mario Bergoglio aveva previsto un’Assemblea ecclesiale che nel 2028 faccia il bilancio, consolidandolo, quanto fatto fino ad allora. Chiunque sia eletto Papa sa benissimo che un sentiero è stato tracciato”.

