Dal 1087, la città di Bari ospita le spoglie di San Nicola. Fu una vera e propria conquista, quella dei marinai baresi, che riuscirono a strappare non solo ai turchi, ma anche ai rivali veneziani, le reliquie del santo che è divenuto nel tempo il simbolo della città pugliese. Dopo 930 anni di dispute su chi avesse veramente le autentiche spoglie del santo, è arrivato negli ultimi giorni un nuovo colpo di scena: le ossa non sarebbero a Bari, ma sarebbero rimaste per tutti questi secoli proprio in Turchia, nell’antica Myra, oggi Demre. Nella cittadina sulla costa sudoccidentale della Turchia, gli archeologi hanno infatti rivenuto un antico tempio rimasto miracolosamente intatto tra le fondamenta della chiesa dedicata a san Nicola.
Cemil Karabayram, archeologo di Antalya che si occupa dello scavo nell’antica Myra non sembra avere dubbi, ma predica calma: “Abbiamo ottime ragioni per pensare che il corpo di San Nicola sia custodito in questa cripta e sia intatto. Aspettiamo che finisca il lavoro sui mosaici e poi ne sapremo sicuramente di più”. Una notizia che è stata ovviamente accolta in maniera diametralmente opposta dai cittadini di Demre e da quelli di Bari. Se, infatti, per la città pugliese si tratterebbe della perdita di una certezza che per quasi un millennio ha animato la fede della comunità cristiana, per la cittadina turca sarebbe la conquista di una reliquia che riveste un’importanza enorme per la cristianità occidentale e orientale.
Perché se oggi, nel 2017, può sembrare assurdo che vi sia una disputa sulle reliquie di un santo patrono, non va dimenticato che il rapporto fra Oriente e Occidente, anche nell’era contemporanea, non può prescindere dai rapporti fra comunità religiose. San Nicola oggi non è soltanto il patrono di Bari, ma è un legame indissolubile fra la chiesa occidentale, che ospita le spoglie e che venera il santo, con la chiesa ortodossa che considera san Nicola uno dei santi principali della Chiesa. In questo senso, basterà ricordare l’importanza che ha avuto quest’anno la traslazione temporanea da Bari in Russia delle reliquie del santo patrono. Sono stati milioni i fedeli russi che hanno fatto visita alle spoglie di san Nicola, e lo stesso presidente Putin visitò il prezioso dono della chiesa barese nella Cattedrale del Salvatore di Mosca. In quell’occasione, il presidente russo dichiarò che l’arrivo delle spoglie del santo erano il frutto di un accordo storico fra Papa Francesco e il patriarca Kirill, aggiungendo che la Chiesa “svolge un ruolo fondamentale nella costruzione di ponti fra i popoli”.
Si può dire che esiste una geopolitica delle reliquie? Forse. È evidente che oggi non siamo in un’epoca come quella medievale in cui la corsa alle spoglie dei santi rappresentava un simbolo della forza di una città o di un regno o il valore dell’autorità di quella diocesi. Tuttavia, non va dimenticato come anche in un’epoca come quella contemporanea, avere una reliquia di tale importanza può essere fondamentale, soprattutto per i rapporti con Mosca. La Russia di Vladimir Putin è un Paese dove la fede cristiana è sentita come pilastro della società, sia per motivi politici sia per motivi culturali. E costruire un canale di comunicazione con il Cremlino che sia anche culturale e religioso può essere utile anche per questioni che nulla hanno a che vedere con la fede. Il pontificato di Francesco, che ha da subito messo al centro l’ecumenismo e la riunificazione delle Chiese cristiane nel mondo, ha compreso l’importanza di questo nuovo corso della Russia, e non ha sprecato tempo nel mostrare questa vicinanza alla chiesa ortodossa con un dono di eccezionale importanza iconografica come quello della traslazione delle reliquie di San Nicola. E la capacità di San Nicola di trasformarsi nel tempo anche in ponte culturale fra Oriente e Occidente, forse è stata compresa anche in Turchia.
Questa scoperta arriva in un momento molto interessante anche nei rapporti fra Mosca e Ankara. Dopo anni di frizioni, Erdogan e Putin hanno ottenuto importanti risultati sul fronte della collaborazione intergovernativa e, anche dal punto di vista economico, i due Paesi hanno riallacciato i rapporti. La notizia dei due milioni di fedeli in visita a Mosca e San Pietroburgo per le reliquie del santo, probabilmente ha fatto gola a molti in Turchia, soprattutto perché non solo diventerebbe una fonte di introiti enormi per il turismo turco, ma sarebbe anche un simbolo molto forte del legame che si sta creando fra Ankara e Mosca. Immaginare Erdogan che concede le “vere” spoglie di San Nicola alla Russia o che apre le porte a milioni di fedeli, è qualcosa che deve far riflettere sul fatto che è vero, siamo nel 2017, ma una reliquia ha ancora la stessa importanza politica che poteva avere mille anni fa, quando le spoglie del santo erano oggetto di competizione fra Bari e Venezia.
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