Similmente alla leggendaria araba fenice, la cui anima viene liberata da un fuoco che si nutre del caldo ustionante, i russi, eredi di Rurik e di San Vladimiro, trovano nel freddo glaciale del loro gelido inverno il rimedio ai mali spirituali accumulati durante l’anno, immergendosi ogni 19 gennaio in fonti battesimali (Iordan’) suggestivamente scavate nella neve.
Il 19 gennaio è, per la Chiesa Ortodossa Russa e per tutte le Chiese ortodosse che basano la loro liturgia sul calendario giuliano, il giorno in cui si celebra l’Epifania. Le differenze fra cristianità occidentale ed orientale nei riguardi di questa solennità non si fermano alle variazioni di data, a cambiare, infatti, è anche il significato: non la manifestazione del Divino all’umanità, ma il battesimo di Gesù nelle acque del Giordano da parte di Giovanni Battista.
Uno dei momenti più attesi dell’anno
Il 19 gennaio di ogni anno i fedeli ortodossi che seguono il calendario giuliano commemorano il battesimo di Gesù. La solennità che in Occidente è conosciuta come Epifania, in Russia viene chiamata Kreshenie, ovvero battesimo, ed è accompagnata da un costume malioso, antico e che ha resistito a quasi un ottantennio di repressione da parte sovietica: i tre bagni negli Iordan’.
Iordan’ è il nome dato alle vasche a forma di croce in cui si immergono i fedeli dell’ortodossia russa a partire dalla sera della vigilia dell’Epifania; un evidente ed esplicito richiamo al Giordano, il fiume santo nelle cui acque l’enigmatico asceta Giovanni Battista battezzò Gesù e che da duemila anni è meta di pellegrinaggi da parte di peccatori redenti e aspiranti cristiani.
Nel Giordano, e quindi anche negli Iordan, l’Uomo rinasce a nuova vita – una vita in Cristo – e, secondo la leggenda, potrebbe beneficiare di potenti effetti taumaturgici. Realtà vivida per alcuni, superstizione per altri, fatto sta che le grandi famiglie della nobiltà europea, dai Windsor ai Savoia, battezzano i loro figli e le loro figlie con l’acqua proveniente dal Giordano da tempi immemori; un’usanza sopravvissuta alla secolarizzazione e alla modernità.
I fedeli ortodossi russi entrano negli Iordan nella speranza e nell’aspettativa di ottenere che la loro anima venga ripulita dal peccato, o meglio che venga rigenerata, seguendo una tradizione madida di misticismo ed ugualmente sentita e partecipata tanto dal volgo quanto dall’aristocrazia sin dalle origini – tracciate nella prima parte del sedicesimo secolo.
L’immersione segue un cerimoniale semplice ma preciso, indicativo e testimone di quanto sia importante il bagno rituale: il fedele entra nella fonte e prima di inabissarsi deve fare il segno della croce, un comportamento ripetuto per un totale di tre volte – tre, la Trinità.
Le fonti battesimali vengono realizzate in maniera congiunta da autorità religiose e civili, con le prime incaricate della benedizione delle acque e le ultime adibite alla vigilanza e alla sicurezza dei siti (che, preferibilmente, dovrebbero essere muniti di scalette per facilitare discesa e salita) e dei partecipanti.
Sono i numeri a rendere fondamentale la presenza di controlli: l’anno scorso circa 125mila persone si sono battezzate nelle 46 vasche “ufficiali” allestite a Mosca, una cifra oltre le attese che, quest’anno, ha spinto le autorità ad installarne più di 220 nella consapevolezza che la pandemia non avrebbe ostacolato la ricerca di purificazione dei russi.
Patria e misticismo
Siamo a Kiev, nel 1956, e il giornalista francese Dominique Lapierre, dopo aver assistito alla celebrazione di un matrimonio religioso presso la cattedrale di san Vladimiro e compreso quanto sia frequente che nelle case di quasi ogni famiglia vengano custodite (e nascoste) gelosamente Bibbie, icone e santini, emette la propria sentenza sulla politica di ateizzazione della società intrapresa dalla dirigenza sovietica sin dai tempi di Lenin e Stalin: ha fallito.
Scriveva Lapierre in “C’era una volta l’Urss“, resoconto biografico di un viaggio in macchina epico da Mosca alle alture del Caucaso, che “nessun regime potrà mai cambiare la natura profonda della stupenda sensibilità russa”. Quella sensibilità, di cui il giornalista era stato testimone diretto, aveva molto a che fare con il forte attaccamento alla fede degli antenati – un sentimento radicato ad una tale profondità che i sovietici mai avrebbero potuto estirparlo totalmente. Lapierre aveva ragione: l’esperimento sovietico è collassato sotto il peso delle contraddizioni e la Russia, superato il momento di transizione degli anni ’90, si è riappropriata dell’antico ruolo di Terza Roma.
L’importanza folcloristica del rito dei tre bagni è pienamente comprensibile soltanto attraverso una visione di insieme e indossando occhiali da lettura che non siano occidentalo-centrici. Esso è, infatti, un atto con il quale si manifestano simultaneamente fede e fedeltà (all’ideale patrio), da qui la partecipazione di credenti, non credenti, personaggi pubblici, politici e naturalmente di Vladimir Putin, il padre fondatore della nuova Russia.
“È la sua tradizione, e lui non tradisce le tradizioni”; questo è stato il breve ma eloquente commento di Dmitrij Peskov, il portavoce della presidenza, in merito la decisione di Putin di eseguire il rito dei tre bagni anche quest’anno, nonostante l’età oramai avanzata (68 anni) e la temperatura rigida – venti gradi sotto lo zero al momento del battesimo.
Il rito dei tre bagni nel Giordano ricostruito in miniatura, esattamente come il Natale di Lipno, se letto e decifrato nel modo giusto, ossia senza pregiudizi e preconcetti, può rivelarsi estremamente utile nel processo di analisi e comprensione della complessa identità della Russia, uno stato-civiltà millenario la cui anima giacerà eternamente – si scriveva sulle nostre colonne – fra Lipno e Velikij Novgorod, e che può essere percepita e toccata con mano in rari momenti dell’anno, come in occasione del Kreshenie.
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