«Salvate le minorenni innocenti dagli avvoltoi» è la scritta che campeggia su un grande striscione nero con le immagini simbolicamente dietro le sbarre di due ragazze cristiane costrette a convertirsi all’islam e a sposare mariti musulmani, che le hanno rapite e stuprate. La folla di coraggiosi cristiani dietro lo striscione è scesa in piazza a Karachi, culla pachistana dei fondamentalisti, l’8 novembre. Davanti al corteo innalzavano il crocefisso e cartelli con le parole d’ordine: Stop conversione forzata, stop spose bambine, giustizia e libertà» per le vittime di questa piaga, che colpisce le minoranze religiose come quella cristiana.

Ufficialmente sono un migliaio le adolescenti cristiane, ma pure indù, prima sequestrate e poi convertite contro la loro volontà e costrette al matrimonio forzato ogni anno. Tabassoum Yousaf, donna avvocato di Karachi, che cerca di strappare agli «avvoltoi», le minori cristiane è convinta che non tutte le violenze vengono denunciate: «In base alla mia esperienza i casi del genere, compresi quelli non registrati, sono il doppio, 2000 all’anno».

La fondazione pontificia «Aiuto alla chiesa che soffre» si è fatta paladina del destino delle spose bambine in Pakistan raccogliendo fondi per ottenere dai tribunali la liberazione. Nell’ultima rapporto-denuncia «sui cristiani ingiustamente detenuti per la loro fede», la prefazione è firmata dalla pachistana Asia Bibi per otto anni nel braccio della morte con l’ingiusta accusa di blasfemia. «Nei momenti più bui, mi ero ripromessa che se fossi sopravvissuta al mio Calvario una croce che ho portato per anni e anni sarei stata al fianco di coloro che soffrono come io ho sofferto», scrive la donna simbolo della persecuzione, che oggi ha trovato asilo in Canada. E invita a leggere «le drammatiche storie» contenute nel rapporto «di ragazze come Maira Shahbaz, 14 anni, cattolica e anch’essa pakistana, rapita in strada nei pressi di casa, costretta a convertirsi e brutalmente violentata e ricattata». Secondo Asia Bibi «sono dei facili bersagli. A causa della loro fede hanno scarso rilievo nella società e i tribunali saranno poco solleciti nei loro confronti».

Anche tu puoi aiutare i cristiani in Pakistan. (Qui tutti i dettagli).

Per sostenere i cristiani che soffrono potete donare tramite Iban, inserendo questi dati:

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI DEL PAKISTAN
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM

Oppure tramite pagamento online a questo link

Il 28 aprile 2020, in piena pandemia, Maira aveva solo 14 anni, quando stava camminando vicino a casa a Madina vicino a Fiasalabad, un capoluogo pachistano. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso un’auto da dove sono scesi tre uomini armati che l’hanno spinta nel veicolo. I sequestratori sono fuggiti sparando in aria per intimorire due cristiani che volevano intervenire in difesa della ragazza. In tribunale, il suo rapitore, Mohamad Nakash Tariq, ha esibito un certificato di matrimonio falso dell’anno prima sostenendo che la sposa forzata e bambina era maggiorenne. Le prime sentenze hanno dato ragione al marito-sequestratore. Il 18 agosto Maira è riuscita a fuggire e alla polizia ha testimoniato di essere stata «ripetutamente violentata». Il marito l’aveva drogata costringendola ad abbandonare il cristianesimo e filmata durante le violenze sessuali a scopo di ricatto. Le autorità pachistane sono state costrette a nascondere la ragazza in un rifugio segreto. La costola inglese di «Aiuto alla chiesa che soffre» ha lanciato una petizione per concedere a Maira e famiglia asilo in Gran Bretagna.

Un’altra cristiana simbolo di questa piaga è Huma Younus costretta a sposare l’uomo che l’ha rapita a 14 anni e convertita a forza all’islam. Il 10 ottobre del 2019 era sparita dalla sua casa di Karachi e più avanti ha chiamato i genitori informandoli che aspettava un bambino dopo avere subito una violenza carnale. All’invito del padre a tornare a casa, Huma ha risposto: «Sono imprigionata fra le quattro mura di una camera». Il marito-orco, Abdul Jabbar, ha un fratello, Mukhtiar, arruolato nei Rangers pachistani. Proprio lui ha chiamato i genitori della ragazza cristiana «con video telefonate brandendo delle armi per minacciarli di morte se avessero continuato a cercare la figlia», denuncia l’avvocato Yousaf. Dopo un braccio di ferro giudiziario, che all’inizio considerava valida l’unione strappata a forza «purché la ragazza abbia avuto il primo ciclo mestruale», è stato emesso un mandato di arresto per Jabbar. La polizia, però, ha cominciato a fare melina grazie a una serie di cavilli legati alla competenza territoriale. La legale della famiglia cristiana si è rivolta al ministero dell’Interno, ma la situazione è in stallo.

La storia di Arzoo Raja, altra sposa-bambina cristiana di Karachi, ha un lieto fine a metà. In ottobre era stata rapita da Ali Azhar per un matrimonio e conversione forzati. Il 23 novembre l’Alta Corte del Sindh ha ordinato che la ragazza resti nella struttura governativa che la ospita dopo essere stata portata via dal marito. Però non può tornare a casa dai genitori cristiani.

Asma Yaqoob, è morta in seguito all’acido gettatole in faccia dopo aver rifiutato di sposare un musulmano. Razia Bibi, a soli 12 anni, è stata costretta a convertirsi per sposare un disabile islamico contro la sua volontà. Asia Bibi, in appoggio alla campagna di «Aiuto alla chiesa che soffre» scrive: «È tempo che i governi agiscano. È tempo di manifestare in difesa delle nostre comunità di fedeli, vulnerabili, povere e perseguitate». Un accorato appello che resta lettera morta nell’Occidente politicamente corretto o fra le eroine del MeToo fondato dalla donne vessate dagli uomini. Si vede che il Pakistan è troppo lontano da Hollywood.

Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
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