Quando nell’agosto 2013 l’ex ministro degli Affari Esteri di Singapore, George Yeo, paragonò la Cina alla Chiesa cattolica, molti alzarono i sopraccigli. In un pezzo intitolato China and the Catholic Church pubblicato dal sito The Globalist, Yeo arrivò a teorizzare una certa affinità nelle sfide che dovevano affrontare il leader del Partito comunista cinese (Pcc) e il Papa, la più alta autorità religiosa riconosciuta nella Chiesa cattolica. Paragonare il Dragone alla Chiesa: e per quale motivo? Proprio in quell’anno entrambi gli organismi annunciarono al mondo i loro nuovi leader: Xi Jinping a capo dello Stato che di lì a poco avrebbe insediato gli Stati Uniti e Jorge Mario Bergoglio nelle vesti di pontefice. Entrambi, per motivi differenti, si ritrovarono catapultati al vertice di due sistemi che necessitavano scelte drastiche. Il Pcc cinese era attraversato da una corruzione dilagante, e il presidente cinese dovette lanciare subito una durissima campagna anticorruzione per tagliare i rami marci e mantenere intatta la legittimità del partito unico. Dall’altra parte, la Chiesa cattolica era alle prese con una emorragia di fedeli e non riusciva più a rispondere alle sfide del presente; una situazione, questa, che ha spinto papa Francesco ad avvicinarsi al popolo con toni quasi confidenziali. Mentre Xi Jinping è riuscito a ristabilire l’ordine oltre la Muraglia – probabilmente anche troppo visti i recenti toni autoritari assunti dal governo cinese – la Chiesa si è dovuta accontentare di un effetto placebo. Ma al di là di questo, il modo di ragionare e operare del Pcc e della Chiesa Cattolica e dei rispettivi leader, è molto più simile di quanto non possa sembrare.

Le similitudini tra la Cina e la Chiesa cattolica

Cina e Chiesa cattolica sono in un certo senso ciascuno responsabili di circa un quinto dell’umanità, hanno una storia antichissima e rivendicano, chi in un modo, chi in un altro, la leadership morale. Quest’ultima similitudine, tra l’altro, è anche la condizione che rende i due soggetti rivali. Una nuova carrellata di affinità accomuna però i due leader, Xi e Francesco, a cominciare dalla loro selezione: entrambi sono stati eletti da una ristretta congregazione senza passare da una elezione diretta. Il funzionamento della Cina, oggi più che mai, è capillare e ricalca per sommi capi il modus operandi del Vaticano. Pechino adotta una governance fortemente centralizzata ma mantiene comunque una certa diversità regionale e locale. Ricorda qualcosa? Anche la Chiesa cattolica è allo stesso momento centralizzata e decentralizzata. Ci sono due idee basilari che fungono da perno al sistema dei due soggetti presi in considerazione, e sono proprio le essenze che consentono che il meccanismo non si inceppi: l’esistenza di uno stato cinese unito per la Cina, certi dogmi per il Vaticano.

Le sfide di Xi Jinping e Papa Francesco

I social media hanno messo a dura prova la struttura gerarchica della leadership cinese e cattolica. In passato, le guide spirituali e politiche del caso erano molto distanti dal giudizio della popolazione mentre adesso sono stati, loro malgrado, umanizzati. Per non essere travolti dalla modernità, Xi e Francesco hanno fatto più o meno gli stessi passi avvicinandosi al popolo. Alcuni esempi? Il presidente cinese che mangia in un ristorante comunissimo insieme ad altri cittadini, o il papa che appare in televisione nell’atto di scherzare con alcuni bambini. La Cina, oggi, è diventata così potente da avere quasi lo stesso peso della Chiesa cattolica. E non a caso, per struttura, modo di operare e sfide, le due entità totalizzanti si assomigliano.