Le statistiche sui fedeli aderenti alla istituzione ecclesiastica in sé non sono positive (si sta assistendo ad una diminuzione), ma la Chiesa cattolica tedesca sta influenzando l’intero panorama ecclesiastico mondiale. Per paradosso, quando il pontefice era tedesco, l’episcopato teutonico contava molto meno. Non che oggi i cardinali provenienti dalla Germania abbiano occupato posizioni particolarmente rilevanti nella curia romana: non è questo il cuore del ragionamento. Semmai sono le tendenze dottrinali del progressismo teologico sbandierato in quella zona di mondo ad aver monopolizzato il dibattito interno agli ambienti ecclesiastici.

Dalla Chiesa tedesca è partito l’input sulla fine dell’obbligo del celibato dai sacerdoti. E sempre in quegli ambienti dottrinali è scaturita l’indicazione per far sì che tanto le donne quanto i laici acquisissero spazio all’interno delle dinamiche gerarchiche del Vaticano. Un appello – quest’ultimo – che papa Francesco ha recepito almeno in parte. La partita più grande è quella del “Sinodo interno”: un appuntamento biennale che i vescovi progressisti tedeschi hanno deciso di organizzare, prescindendo pure dalle preoccupazioni fatte pervenire dalla Santa Sede. Due anni che potrebbero persino comportare uno “scisma”. Se non altro perché i tedeschi sembrano voler procedere con delle modifiche sostanziali non condivise da Roma.

Il cardinale Reinhard Marx, vero demiurgo del concilio della realtà ecclesiale teutonica, si è dimesso da vertice dei vescovi, ma rimane comunque il più attivo nel campo della ventilata rivoluzione. Se la Chiesa dovesse assumere il volto indicato dai tedeschi – dicono da parte conservatrice – diventerebbe più simile ad una Ong che ad una istituzione spirituale. Per comprendere la radice del dissidio tra i tradizionalisti ed i “modernisti” teutonici, bisogna tornare indietro nel tempo, e più precisamente al dibattito post-conciliare che ha coinvolto da una parte il cardinal Walter Kasper e dall’altra l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger. Lo scontro in atto oggi è una puntata di uno scontro che va avanti da qualche decennio. Ma qual è il rapporto tra i vescovi tedeschi e Jorge Mario Bergoglio?

Il papa, almeno sino a questo momento, non ha dato troppo ascolto alle voci di chi vorrebbe una “protestantizzazione” della dottrina. Di Messa ecumenica – cioè di un rito valevole per tutte le confessioni cui si sarebbe dedicata una commissione ad hoc presieduta proprio da Kasper – non si parla più, ma la pastorale Lgbt – uno dei cavalli di battaglia del progressismo ecclesiastico – è ormai una prassi che ha esordito in numerose comunità diocesane, comprese quelle italiane. Bergoglio, insomma, sta cercando di tenere una posizione mediana, ma le spinte riformiste che vorrebbero pure una pronunciata gestione laicale all’interno delle parrocchie del mondo sono molto forti. E vale la pena tenere in considerazione pure come, stando a più di qualche retroscena, i cardinali tedeschi abbiano giocato un ruolo importate per l’elezione al soglio di Pietro dell’ex arcivescovo di Buenos Aires. Tanto la Germania quanto il Sud America avrebbero fatto quadrato attorno al nome di Bergoglio ormai quasi sette anni fa.

Kasper e Marx sono sicuramente due “bergogliani”. il “Sinodo interno” serve a modificare parte della dottrina. In Germania non sono tutti d’accordo. Persino lo stesso cardinale Kasper sembrerebbe aver espresso più di qualche perplessità. Il dato di fondo è che la materia su cui l’episcopato vorrebbe intervenire è di stretta competenza pontificia. Il papa decide se modificare o no il Catechismo. E sempre al papa spetta al limite la rielaborazione del rapporto dottrinale, giusto per fare un esempio, con l’omosessualità.

La “minoranza creativa” di Joseph Ratzinger è decisamente prioritaria, mentre avanzano le velleità di chi vorrebbe una Chiesa completamente inserita “nel mondo”.La Chiesa cattolica tedesca, che è potente e ricca finanziariamente per via del meccanismo della tassa ecclesiastica, pensa che per traghettare il cattolicesimo al di là del guado della secolarizzazione serva un bagno nella società, con le conseguenti contaminazioni. L’andazzo culturale preferito dalle alte sfere del Vaticano, tedesche o no, sembra procedere proprio in quella direzione.

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