Quando il cardinale Walter Kasper parla del desiderio di alcuni ecclesiastici – quelli che ha chiamato “nemici di Francesco” – di arrivare a un “nuovo Conclave”, molti pensano si riferisca a uno dei possibili effetti del conflitto esistente oggi tra mondo progressista e fronte conservatore. Quello scontro – che è evidente ai più – non può essere descritto per mezzo di categorie politiche, sarebbe sbagliato e limitante,ma è chiaro come laChiesa cattolica, specie negli Stati Uniti, si stia dividendo attorno a una serie di questioni. 

Nessuno – questo va premesso – può essere accusato di “complotto“. Anche perché è stato lo stesso porporato tedesco a sottolineare – in un’intervista rilasciata in Italia – di dover controllare se abbia effettivamente usato in precedenza o no quel termine, ma è palese che, per comprendere quello che sta accadendo, si debbano analizzare le vicende ecclesiastiche americane e – in maniera più specifica – sia necessario guardare all’arcidiocesi di Washington. 

A lanciare l’accusa più forte nei confronti di papa Francesco è stato mons. Carlo Maria Viganò. L’ex nunzio apostolico degli Stati Uniti ha scritto – all’interno di un memorandum più ampio e composto da undici pagine – che Bergoglio era stato messo al corrente dei comportamenti  inappropriati – così li definisce il linguaggio ecclesiastico – dell’allora cardinal McCarrick in tempi non sospetti. Quest’ultimo, già arcivescovo dell’arcidiocesi della capitale a stelle e strisce, è stato ‘scardinalato’ dal pontefice argentino dopo che un’inchiesta interna di una diocesi – questa volta quella di New York – aveva fatto registrare la credibilità del quadro accusatorio: abusi almeno ai danni di un seminarista. 

In seguito alla “sporporazione” di “Zio Ted”, il cardinal Di Nardo – che è il presidente dell’episcopato statunitense -, ha prima domandato e poi ritirato una richiesta diretta al Santo Padre, all’interno della quale veniva segnalata l’urgenza di una visita straordinaria del papa negli States.Qualcuno ha interpretato la mossa di Di Nardo come una provocazione. A chiedere ulteriori chiarimenti sul “dossier Viganò”era stato il cardinal Raymond Leo Burke, che alcuni ritengono essere il vero capostipite di quelli che la stampa progressista chiama “tradizionalisti”. A questi nomi andrebbe aggiunto quello del cardinal O’Brien, che nulla rileva in funzione del “caso McCarrick”, ma che sarebbe legato alle dinamiche della Casa Bianca. Donald Trump e il vescovo di Roma – questo è un fatto abbastanza noto – hanno una visione del mondo differente. 

Ecco perché il cardinale Kasper, quando cita i “nemici di Francesco”, probabilmente pensa al clero conservatore degli Stati Uniti. Quello che – ma è tutto da verificare – avrebbe un rapporto privilegiato con Steve Bannon . La dietrologia di chi tende a credere all’esistenza di un vero e proprio “complotto” sembra tenere presenta la ricostruzione appena presentata. Ma forse è una spiegazione viziata da un pregiudizio. Vale la pena sottolineare – infatti – che nessuno degli ecclesiastici citati sembrerebbe aver mai messo in discussione l’autorità e il primato del pontefice della Chiesa cattolica. 

Certo, a Washington – sostengono i ben informati – abiterebbe la “filiera progressista”, cioè la parte di Chiesa disposta, per esempio, a discutere del diaconato femminile. Quella più invisa al fronte tradizionalista e di cui farebbero parte anche il cardinale Wuerl, dimessosi dall’arcidiocesi della capitale, e proprio l’ex cardinal McCarrick. Concludendo, non sappiamo se esistano o no dei “nemici di Francesco”, possiamo dedurre però, tenendo in considerazione la versione di Kasper, quale sia la Chiesa nazionale più critica, per così dire, nei confronti dell’operato del Santo Padre. 

Articolo di Francesco Boezi