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Più che facilitare l’incontro fra culture il turismo di massa si sta imponendo come un succedaneo di alto cabotaggio della migrazione di massa. Il concetto di viaggio mordi e fuggi altro non è che un modo per proiettare su di sé, e non sulla meta, il valore del soggiorno. Senza mai uscire dalla propria confort zone. Ovunque nel mondo si cercano gli stessi standard alberghieri, gli stessi format di locali, lo stesso cibo, talvolta persino gli stessi riferimenti idiomatici. Soprattutto, più che confrontarsi con la cultura locale si tende ad “esportare” la propria, comprese le cattive abitudini.

Sebbene in termini di impatto economico rappresenti un introito per molti versi irrinunciabile, alcuni siti più di altri risentono di questa forma aggressiva di fruizione. Specie in chiave spirituale e culturale. E in Giappone, ultimamente, in diversi luoghi non stanno facendo nulla per nascondere il disagio. Anzi.

Il tempio Nanzoin a Sasaguri, nella prefettura di Fukuoka, famoso per un enorme Buddha sdraiato chiamato Nebotoke-san, ha affisso cartelli in 12 lingue all’esterno della sua recinzione e della vicina stazione dei mezzi pubblici specificando la sua natura di importante luogo di preghiera, ed esplicitando di non gradire visite da parte di gruppi di viaggiatori che non siano composti da giapponesi. Kakujo Hayashi, 65 anni, sacerdote capo del tempio, ha raccontato come i problemi di convivenza si siano accentuati nel corso degli ultimi dieci anni, quando una trentina di autobus al giorno sono iniziati ad arrivare dalla vicina Fukuoka, tappa di diverse crociere intorno al sacro arcipelago.

Oltre che per l’esclusivo impatto visivo con la statua in bronzo del Buddha da 300 tonnellate, alta 11 metri e lunga 41, il tempio Nanzoin rappresenta il centro nevralgico del pellegrinaggio di Sasaguri, una versione ridotta del celebre cammino di 1200 chilometri e 88 siti religiosi che si tiene sull’isola di Shikoku. Il cammino di quest’ultimo è lo stesso che secondo la tradizione buddista avrebbe percorso il monaco Kūkai nel 774. I templi devono essere raggiunti secondo un ordine prestabilito, sebbene si possa iniziare il cammino sia dall’inizio che a ritroso partendo dalla fine. Questa seconda versione, più impervia della prima, è considerata più meritevole, anche se nella versione originale si cela il valore autentico del percorso iniziatico (dōjō) di Kūkai. Il suo pellegrinaggio infatti, diviso per fasi, è una sorta di climax verso il raggiungimento del nirvana: i primi 23 templi rappresentano un cammino di risveglio, i secondi 16 di perfezionamento della pratica della meditazione, i terzi 16 di acquisizione della capacità del “lasciar andare” e gli ultimi 31 di avvicinamento all’estasi eterna.

Siccome per completare il cammino si impiegano dalle sei alle otto settimane, la versione ridotta di Sasaguri (44 chilometri) è considerata una buona alternativa ben più abbordabile ma parimenti sacra. All’interno del Buddha, non a caso, sono custoditi i contenitori con la sabbia di ciascuno degli 88 santuari che compongono il pellegrinaggio di Shikoku.

Come tutti i cammini spirituali, anche quello di Sasaguri vive ovviamente di atmosfere, che sono principalmente legate all’immersione nella natura. Il territorio cittadino è ricoperto per il 70% da foresta, con antichi cedri, bambù e alberi di ciliegio che assieme a ruscelli e cascate popolano la zona intorno al monte Wakasugi. Il modo più autentico di intraprendere il cammino sarebbe col tipico abbigliamento del pellegrino: cappello di paglia per ripararsi dal sole (sugegasa), veste bianca che simboleggia la purezza (hakui – manica lunga, oizuru – manica corta), rosario buddista (juzu), bastone (kongozue), sonaglio (jirei) da scuotere a fine mantra.

Inutile dire che una così delicata e intensa sacralità del luogo rischi di essere compromessa dall’enorme afflusso turistico che riversa a Nanzoin un milione di persone l’anno. Negli scorsi mesi sono stati diversi gli episodi di visitatori colti ad ascoltare musica ad alto volume mentre sguazzavano nell’acqua intorno alle cascate, a sbraitare, ad arrampicarsi sugli edifici, a lasciare in giro immondizia varia. Nonostante i richiami dei sacerdoti, i malcostumi hanno spinto molti fedeli a recarsi altrove. Così, dal maggio 2016, al Nanzoin non vengono più ammessi gruppi di turisti stranieri, e dai siti web locali sono state cancellate le informazioni per raggiungere il tempio. I singoli viaggiatori, invece, vengono tuttora accolti, proprio per via della facilità con cui si tende, in solitaria, ad entrare in simbiosi con l’ambiente circostante.
In vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020, il Ministero del Turismo punta ad aumentare a 40 milioni il numero annuo di turisti da accogliere in Giappone, ma i problemi di convivenza sono solo all’inizio.