Non se lo aspettavano, perché hanno creato una narrativa secondo cui papa Francesco è di fatto un frontman della sinistra progressista, ma il “no” del Vaticano alle benedizioni per le coppie omosessuali ha spiazzato tutti coloro che in questi anni hanno assecondato lo storytelling del “Papa di sinistra”. La posizione presa dalla Santa Sede non è soltanto mediatica e dottrinale, ma verte pure sugli equilibri interni. Chi era, del resto, che stava spingendo affinché gli ambienti ecclesiastici optassero per benedire le coppie omosessuali?

La mossa della chiesa tedesca

La Chiesa cattolica tedesca, attraverso l’ormai noto “Sinodo interno”, sta discutendo anche di quel punto. E anzi numerosi vescovi della Chiesa teutonica hanno già iniziato, con iniziative autonome, a benedire le coppie omosessuali. Per un certo periodo di tempo, buona parte degli ambienti ecclesiastici progressisti sono sembrati bendisposti verso quella novità. E certo molti lo sono ancora, come nell’ultimo episodio che riguarda il vescovo di Magonza. Ecco perché, in fin dei conti, la mossa del Papa e della Santa Sede stupisce e forse mette pure alle strette le certezze di chi riteneva quella conquista dottrinale come un fatto acquisito.

Se alcuni punti promossi durante la dialettica culturale contemporanea al Sinodo dei vescovi teutonici vengono dati per impossibili da ottenere o quasi – si veda, ad esempio, la possibilità che vengano ordinate “sacerdotesse” o che si giunga ad un rapporto completamente rinnovato tra Catechismo ed omosessualità – , la questione della benedizione alle coppie gay era considerata meno complessa. L’approvazione da parte dei sacri palazzi era caldeggiata. Ma la presa di posizione della Santa Sede si è abbattuta come un fulmine sulle velleità della cosiddetta “sinistra ecclesiastica”.

Stop anche ad ambienti americani

In una sola “mossa”, per così dire, Francesco ha smentito chi pensava che i cambiamenti ventilati dai tedeschi fossero destinati ad un’accettazione passiva da parte del vertice assoluto dell’Ecclesia. Anche gli ambienti progressisti americani, con il gesuita James Martin in testa, si erano distinti per il favour verso questa “svolta”. E anche padre Martin è stato costretto a commentare senza troppo entusiasmo la decisione: “La Chiesa – ha detto Martin al Corriere della Sera – deve sempre raggiungere le persone LGBTQ, come Gesù si è rivolto a Zaccheo, un uomo molto “ai margini”…”. Non assisteremo ad una controffensiva nei confronti delle disposizioni del Vaticano, ma è invece lecito aspettarsi che alcune realtà episcopali procedano comunque col benedire le coppie omosessuali. Non sarebbe, del resto, il primo atto di disobbedienza degli ultra-progressisti nei confronti delle indicazioni di Roma.

A certi ambienti speranzosi in una rivoluzione copernicana quanto accaduto potrà sembrare persino irreale, ma ormai è un fatto. E tutto questo ha anche un peso “politico”, nel senso alto del termine. I vescovi tedeschi riuniti nel Concilio interno hanno un precedente non da poco da tenere in considerazione. Quando i lavori del “Sinodo” saranno conclusi, infatti, le proposte dei tedeschi verranno sottoposte al Papa, che dovrà decidere se assecondare delle svolte o no. Attraverso questa premessa, è lecito interpretare il niet della Santa Sede quasi alla stregua di un preambolo di quanto sta per avvenire con la fine del Sinodo.

Più in generale, un’aspettativa è stata per così dire tradita: papa Francesco è il pontefice che ha aperto alle leggi sulla “convivencia civil“, ossia a normative che regolino le “unioni civili”. Quindi in pochi si sarebbero aspettati una pronuncia di quel tipo da parte della Congregazione per la Dottrina delle Fede.

Adesso si apre un’altra “partita”, che riguarda per lo più gli equilibri interni e la possibile “caduta” di chi pensava che Francesco fosse disposto ad una rivalutazione di priorità bioetiche e dottrinali cui la Chiesa cattolica non ha mai rinunciato nel corso della sua storia recente. Bergoglio sui “nuovi diritti” non è Joseph Ratzinger, ma non sarà neppure il Papa che farà crollare alcuni limiti.