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La comunità cristiana di Gaza si appresta a festeggiare la Pasqua. Mille fedeli, tra cui molti cattolici, non dovrebbero però riuscire a raggiungere Gerusalemme per le celebrazioni di rito. Lo stato di Israele, almeno nel momento in cui scriviamo, ha infatti negato i permessi necessari allo spostamento dalla striscia alla “Città Eterna”. Si parla, nello specifico, di seicento richieste rigettate. 

Padre Mario Da Silva, parroco della Sacra Famiglia, ha raccontato alla Sir dello spirito con cui i fedeli si stanno avvicinando alle festività cristiane: “Da più parti –  ha sottolineato il sacerdote – si dice che si sta preparando una nuova guerra e, per questo, cresce la paura. Gli animi non sono tranquilli”. E in effetti nuovi venti di guerra sembrano spirare da quelle parti del mondo. La tensione, in questi ultimi giorni, è aumentata per via di alcune esercitazioni “difensive” di Hamas effettuate al confine con i villaggi. Il culmine è stato raggiunto quando, la settimana scorsa, quattro cittadini palestinesi hanno sconfinato con lo scopo di sabotare un mezzo antiterrorismo dell’esercito israeliano. Israele ha risposto colpendo una base dell’organizzazione palestinese. 





Nonostante il clima da conflitto imminente, però, i cristiani desidererebbero in ogni caso recarsi a Gerusalemme per la Pasqua. La spiritualità e l’appartenenza sembrano essere più forti della paura della guerra. Ma Israele sembra non sentire ragione. Alla base del rifiuto ci sarebbe quanto avvenuto l’anno passato: venti cristiani della striscia di Gaza si sarebbero allontanati a Pasqua grazie ai permessi, ma non sarebbero mai più tornati. Finché non faranno ritorno, insomma, nessuno dovrebbe più poter partire. Ma la paura, adesso, è rivolta a quanto potrebbe accadere durante il Venerdì Santo. 

Sempre padre Mario Da Silva, infatti, ha parlato dei rischi comportati dalla commemorazione della crocifissione e della morte di Gesù Cristo: “Con questo clima che si respira adesso a Gaza – ha detto – difficile prevedere come santificare il Triduo pasquale. Celebreremo tutte le funzioni all’interno, ma non so quanti fedeli troveranno la forza per uscire e venire in chiesa”.  Il venerdì, del resto, è il giorno che la religione musulmana considera sacro. Ci si aspetta, insomma, che qualcuno possa protestare in funzione delle rievocazioni cristiane. Non è detto che tutti i cristiani di Gaza riescano a trovare il modo di recarsi in chiesa, ma sarà comunque Pasqua

Ne è sicuro padre Da Silva, che ha chiesto ai cristiani di tutto il mondo di pregare per i confratelli della striscia di Gaza. “I fedeli – ha evidenziato il parroco alla Sir – non dovrebbero nemmeno essere tenuti a chiedere il permesso di uscire per recarsi a pregare nei luoghi della crocifissione, morte e resurrezione di Gesù”. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme, con ogni probabilità, non sarà raggiungibile. Il popolo palestinese, intanto, sta per procedere con la “marcia del ritorno”. Una manifestazione simbolica, che per alcuni sarebbe stata organizzata solo da Hamas e che sarebbe in realtà una “provocazione”, per sostenere un “diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi” sulla base della risoluzione Onu n.194. Non ci dovrebbero essere né armi né pietre ad accompagnare le famiglie palestinesi. Israele, nel frattempo, sta rafforzando le barriere difensive. C’è aria di guerra. Così tanto percepibile che i cristiani di Gaza, per uscire di casa, hanno bisogno di di un’enorme forza interiore. Per quella non serve nessun permesso. 

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