Israele ha concesso trecento dei seicento permessi richiesti dalla piccola comunità dei cristiani di Gaza. Alcuni dei fedeli, quelli che hanno più di cinquantacinque anni, potranno quindi raggiungere il Santo Sepolcro di Gerusalemme in occasione delle festività pasquali. Lo stato israeliano aveva negato questa possibilità in virtù di quanto accaduto durante l’anno passato: qualche cristiano della striscia di Gaza, una volta ricevuto il permesso sperato, non è più tornato nella sua terra di residenza.
Padre Mario Da Silva, parroco dei cristiani gazawi, aveva segnalato la questione alla Sir. Adesso l’obiettivo è in parte raggiunto, ma l’escalation vissuta a Gaza in questi giorni suggerisce di utilizzare una prudenza massima per qualunque spostamento. “Stiamo bene – ha detto sempre Da Silva alla Sir – ma seguiamo con trepidazione quanto accade. La tensione era palpabile e ieri è scoppiata con la tragedia cui abbiamo assistito. Gli scontri si sono registrati al confine e dunque lontano dal centro dove siamo noi, nel quartiere orientale di Al-Zeitoun, a Gaza”. Il sacerdote si è riferito chiaramente a quanto accaduto durante la “marcia del ritorno”.
Sedici palestinesi sono morti durante gli scontri di ieri. Migliaia, invece, sarebbero le persone ferite. Hamas aveva invitato le famiglie a marciare nell’anniversario del giorno in cui le terre vennero confiscate da Israele. La manifestazione, però, ha avuto un esito drammatico. Per gli israeliani i manifestanti hanno utilizzato bombe incendiarie e sassi contro l’esercito schierato al confine e civili come “scudi umani”. Hamas ha parlato di “omicidi premeditati”. La protesta pubblica potrebbe essere solo all’inizio e la tensione pare destinata a salire. Mentre nuovi venti di guerra sembrano spirare in quella parte di mondo, si avvicina la ricorrenza della Naqba, quello che i palestinesi chiamano “il giorno della catastrofe”: un’altra giornata ad alto rischio scontri. Prima, però, è il turno delle festività di Pesach: la Pasqua ebraica.
I palestinesi hanno chiamato in causa la commissione inchiesta dell’Onu, ma hanno anche affermato la non sufficienza dell’avvio di un’indagine internazionale. “La verità – ha detto il segretario generale dell’Olp all’Huffington Post – è che soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro migliaia di civili che protestavano pacificamente. Sel a comunità internazionale non vuole essere di nuovo complice di una simile pratica – ha continuato Erekat – ha solo una strada da seguire: dislocare una forza di interposizione e porre fine all’assedio di Gaza”.
Hamas, dal canto suo, sarebbe intenzionata a inasprire il clima ancor di più. Una posizione sempre più minoritaria e le scarse risorse finanziarie a disposizione costituirebbero le motivazioni alla base di questa strategia. E i palestinesi starebbero in qualche modo sperando che l’Europa assuma la funzione di contraltare diplomatico di Donal Trump.
Il presidente degli Stati Uniti, specie dal distacco operato nei confronti dell’Alt-Right con la cacciata di Steve Bannon in poi, ha rafforzato la sua posizione filo-israeliana. I critici del Tycoon sostengono che questo ulteriore avvicinamento sia avvenuto a causa del Russiagate. Trump avrebbe in qualche modo bisogno di un partner diplomatico in grado di oscurare la sua presunta vicinanza a Vladimir Putin. La linea rappresentata del genero Jared Kushner, come si dice ormai da tempo, ha prevalso rispetto a quella di chi vorrebbe gli States al di sopra e al di fuori dei conflitti in Medio Oriente. Il riconoscimento unilaterale di Gerusalemme come capitale d’Israele è un atto emblematico in grado di spiegare perché i palestinesi ripongano le proprie speranze nella diplomazia europea per il riconoscimento definitivo del loro stato.
In mezzo a tutto questo c’è anche la piccola comunità dei cristiani latini di Gaza. Nonostante gli “scontri” avvenuti durante la “marcia del ritorno”, i fedeli si sono radunati in massa per rievocare la passione di Gesù. ” C’era moltissima gente – ha detto padre Da Silva – di più degli anni scorsi. Un afflusso dovuto ai permessi negati ai cristiani da parte di Israele. Tuttavia – ha specificato alla Sir – nella giornata di ieri è giunta la notizia che Israele avrebbe concesso circa 300 permessi. Ci prepariamo adesso a celebrare la Pasqua, anche se faremo tutto all’interno della chiesa. Continuate in questa Pasqua a pregare per noi”. Permessi o no, insomma, domani sarà festa anche nella striscia di terra che separa l’area rivendicata dai palestinesi dallo stato d’Israele e dall’Egitto. Tutto attorno a Gaza sembra parlare di nuovo di guerra. Domani i pochi cristiani presnti proveranno a muoversi di casa per pregare per la pace.