Il 2020 è stato un anno spartiacque per la Polonia, il cuore pulsante dell’internazionale conservatrice divenuto teatro di un’aspra e tangibile guerra culturale tra opposti estremismi di una società crescentemente divisa, polarizzata e secolarizzata. Quello che è accaduto è che l’agenda culturale di Diritto e Giustizia (PiS, Prawo i Sprawiedliwość), portata avanti con lo stesso fervore sia in patria sia in sede europea, si è scontrata frontalmente con i sempre più influenti e popolari gruppi di sinistra radicale, galassia arcobaleno e femminismo, dando vita ad una stagione ad alta tensione durata da luglio a dicembre.

L’ultima parte dell’anno appena trascorso è stata la più tesa e conflittuale della storia della Polonia postcomunista, costellata di battaglie urbane tra sostenitori e detrattori di PiS, profanazioni simboliche di luoghi- e monumenti-simbolo dell’identità nazionale, disordini trainati dalle sigle arcobaleno e mobilitazioni femministe a cadenza settimanale, sullo sfondo di un concomitante crescendo di atti e violenze di stampo anticattolico.

Violenze in aumento

Il rapporto sulla libertà religiosa in Polonia relativo all’anno 2020 del Laboratorio sulla libertà religiosa (Laboratorium Wolnosci Religijnej), un’entità operante per conto della Fondazione Pro Futuro Theologiae, ha certificato un dato allarmante: quello appena trascorso è stato l’annus terribilis per la Chiesa cattolica e la sua comunità di fedeli, che non avevano mai subito così tanti attacchi ed aggressioni dalla fine del comunismo.

I risultati della stagione di tensione tra tifosi del conservatorismo e sostenitori del progressismo sono evidenti e tangibili:

  • 280 i casi documentati di crimini d’odio contro il cattolicesimo, che gli autori hanno diviso in sette categorie, tra le quali figurano gli incitamenti alla violenza, le aggressioni fisiche e i vandalismi contro i luoghi di culto;
  • I suddetti, esplicano gli autori, potrebbero essere più numerosi alla luce di denunce non pervenute e sviste nel conteggio;
  • 72 i crimini d’odio anticattolici registrati nel 2019, ergo sono quadruplicati da un anno all’altro;
  • 90, invece, i casi accertati di crimini d’odio legati al sesso, al genere, all’etnia e ad altre religioni, avvenuti nel corso del 2020;
  • 11 le aggressioni fisiche contro i fedeli cattolici, sostanzialmente percossi davanti alle chiese oppure durante le dimostrazioni;
  • 54 gli incitamenti alla violenza fisica nei confronti dei cattolici, inclusi casi di istigazione all’omicidio in rete (su piattaforme sociali come Facebook e Instagram) o in luogo pubblico (come l’affissione di manifesti a Stettino invitanti all'”eliminazione fisica dei preti”);
  • 135 gli atti di profanazione e/o danneggiamento operati ai danni di chiese, cappelle e cimiteri;
  • 61 gli atti di profanazione, danneggiamento e/o distruzione compiuti nei confronti di simboli religiosi, come crocifissi e icone;
  • 15 le violazioni della libertà di religione nello spazio pubblico, dalla censura del pensiero all’interruzione di messe e preghiere collettive.

Aumentano sfiducia e sbattezzi

La Chiesa cattolica, sino agli anni recenti considerata l’istituzione sociale più credibile dall’opinione pubblica polacca, nel corso del 2020, a causa dell’appoggio a oltranza alle politiche del governo (inclusa la divisiva sentenza sull’aborto eugenetico) e dello scoppio di scandali sessuali, ha affrontato un brusco e tremendo calo in termini di consenso popolare. I sondaggi di opinione condotti fra l’anno scorso e quest’anno concordano: aumentano l’insofferenza e la sfiducia dei polacchi nei confronti dell’istituzione-chiesa.

Un sondaggio condotto da CBOS a inizio marzo, ad esempio, ha concluso che il 46% degli intervistati ha un’opinione negativa della Chiesa – in aumento rispetto al 41% certificato sei mesi prima dallo stesso ente –, che meno di uno su due ne approva l’operato (il 43%) e che i tassi più alti di disaffezione si registrano tra gli elettori di Piattaforma Civica e Polonia 2050.

Lo scorso novembre, invece, un sondaggio condotto dall’agenzia IBRiS per il quotidiano Rzeczpospolita permetteva di cogliere la profondità della polarizzazione della società polacca, sostanzialmente divisa in sostenitori della Chiesa (35%) e detrattori (32%), con un 31% di intervistati avente un’opinione neutra. La fascia anagrafica compresa fra i 18 e i 29 anni mostrava il più alto grado di avversione verso la Chiesa cattolica, supportata da un risibile 9% e vista negativamente dal 47%, con un 44% di neutri.

A fare da sfondo all’aumento dei sentimenti ostili al cattolicesimo in seno alla società, specialmente tra i giovani, il recente avvio di campagne ampiamente pubblicizzate dalla grande stampa per lo sbattezzo e per l’abolizione della legge sulla blasfemia. La prima lanciata da Robert Biedron, capo del partito progressista Primavera (Wiosna), e la seconda dal cantante black metal e personaggio pubblico Nergal.

Quale futuro per la Chiesa in Polonia?

L’evolvere della situazione risulterà rivelatorio al fine della comprensione del reale significato del 2020: annus horribilis unico ed anomalo o preludio alla scristianizzazione (inevitabile?) della Polonia. Noi, ad ogni modo, avevamo scritto in tempi non sospetti – ossia dapprima che iniziassero i disordini e che si instaurasse un clima apertamente ostile nei confronti del cattolicesimo – che “nonostante i grandi numeri, la secolarizzazione è arrivata anche in Polonia” e che “un fenomeno che sta prendendo piede in maniera preoccupante è quello degli attacchi anticattolici, che si sono intensificati in concomitanza con l’entrata ufficiale della Chiesa nella guerra del governo all’ideologia di genere”.

Avevamo anche scritto, però, che “la chiesa cattolica polacca, contrariamente alle omologhe europee, ha una storia di incredibile resistenza ai tentativi di annichilimento ed emarginazione dalla vita pubblica”, perciò il destino del cattolicesimo polacco potrebbe essere differente da quello delle controparti morenti di Portogallo, Germania o Francia: a fedeli e chierici l’onere di fermare i processi di secolarizzazione e scristianizzazione. E per capire se, come e quanto la Chiesa cattolica polacca resisterà al cambiamento dei tempi, abbiamo raggiunto il diplomatico Edgar Kobos, capo della delegazione giovanile della Polonia presso le Nazioni Unite.

Kobos, rammentando che “nella storia millenaria della Polonia, la Chiesa ha sempre giocato un ruolo importante nel plasmare la società e la statualità, anche nei tempi moderni”, spiega la Chiesa cattolica ha deciso di supportare PiS perché “spesso fanno riferimento agli stessi valori, in particolare famiglia, tradizioni e patrimonio culturale” e “non c’è e non ci sarà, nell’ambiente politico polacco, un’alternativa a PiS agli occhi dei cattolici”. La dirigenza cattolica, in breve, non aveva e non ha scelta: PiS è l’unico referente sul quale contare nel panorama partitico.

E per quanto riguarda il presunto scollamento tra la gioventù e il cattolicesimo, inteso sia come istituzione sia come fede, Kobos sembra non condividere i risultati dei sondaggi. Evidenziando come “lo sviluppo tecnologico, l’internetizzazione e la diffusa automazione normalizzino certi cambiamenti sociali oggiorno”, ergo accelerino la propagazione di valori a volte conservatori e a volte liberali, il diplomatico ritiene “che la tendenza identitaria dominante tra i giovani polacchi non sia mutata significativamente”. Perché, questionari e parte, “è sufficiente far notare quanti giovani polacchi abbiano partecipato alla Giornata mondiale della gioventù del 2016 a Cracovia e [come] le organizzazioni giovanili filo-cattoliche siano in salute e ben organizzate”.

Nel campo comunista di Goli Otok
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