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Anche il Venezuela è stato infine travolto dalla rivoluzione religiosa che sta riscrivendo l’identità dell’America latina, da Cuba al Brasile, portando alla riduzione dei cattolici e all’aumento dei protestanti di varie confessioni in ogni paese del subcontinente. Il cambiamento epocale, ovunque, conduce a ripercussioni di natura politica, ossia l’ascesa di forze di destra e filoamericane, e il presidente venezuelano Nicolas Maduro, preso atto di quanto accaduto in paesi come Brasile, Bolivia, Honduras e Guatemala, sembra essere intenzionato a sfruttare la de-cattolicizzazione a proprio vantaggio.

Cosa sta accadendo

Il fatto che la Chiesa cattolica non abbia assunto una posizione chiara, ferma ed unanime nel corso della crisi venezuelana ha giocato un ruolo importante nel convincere Maduro a ri-direzionare la propria fiducia verso altre entità. L’esperienza bolivariana è in un grave momento di difficoltà, perciò il presidente ha bisogno di trovare nuove sponde ed appoggi che siano in grado di smuovere la società in favore del governo. Quell’appoggio sembra essere stato trovato nella sempre più numerosa comunità evangelica.

Il 2019 è stato l’anno d’oro degli evangelici venezuelani. Il governo ha finanziato il recupero e la ristrutturazione di 150 chiese evangeliche, ha istituito due nuovi giorni di festa, uno dedicato alla Bibbia ed uno al “Pastore Evangelico”, e ha annunciato la prossima redistribuzione di almeno 70mila ettari di terra al Movimento Cristiano Evangelico (Mce) e la nascita dell’Università Teologica Evangelica del Venezuela. Quest’ultima sarà gestita dal Ministero dell’Educazione, di concerto con il Mce, e servirà come “esempio per il mondo” e attrarrà “evangelici di tutta l’America”.

Tutto ciò è avvenuto sullo sfondo di dichiarazioni roboanti circa l’importanza dell’evangelicalismo per il mantenimento e la difesa dell’unità nazionale e della necessità di creare un unico, grande ente che rappresenti le numerose chiese evangeliche e neopentecostali operanti nel paese e aiuti il governo a instillare nella popolazione i valori dell’amor patrio, del comunitarismo e del senso della famiglia.

Verso uno scenario in stile Brasile?

Uno studio approfondito sull’evoluzione del panorama religioso del paese, che copre il periodo 1991-2011, ha evidenziato che i venezuelani cattolici sono diminuiti dal 86% al 71%, mentre nello stesso periodo gli evangelici sono passati dall’essere virtualmente inesistenti, e censiti nella ristretta e variegata categoria “altre religioni”, a rappresentare il 17% della popolazione.

La tendenza si è fortificata ed è accelerata nel tempo e negli ultimi nove anni, stando alle dichiarazioni di Maduro, gli evangelici avrebbero oggi raggiunto quota 40%. Il presidente venezuelano potrebbe aver esagerato le reali dimensioni per lanciare un monito al Vaticano e, infatti, la cifra è stata comunicata al pontefice in occasione di una bilaterale.

Pur tenendo in considerazione la possibilità di un’esagerazione strumentale, le iniziative di Maduro sono cariche di significato inequivocabile e sono indicative dello stato di avanzamento del blocco evangelico nella società venezuelana. Sta accadendo uno scenario già visto altrove nel subcontinente: i cattolici si convertono o si secolarizzano, di conseguenza la chiesa perde influenza sull’elettorato e l’elite dominante ripiega sulle forze emergenti, tentando di trasformare una sfida in un’opportunità.

L’avvicinamento di Maduro alla comunità evangelica non è semplicemente legato all’incrinatura dei rapporti con la chiesa cattolica, sarebbe avvenuto anche in altre circostanze, poiché inevitabile. Corteggiare un monolite che si è dimostrato capace di sconvolgere equilibri storicamente consolidati, e di agire spesso come una quinta colonna al servizio di Washington, è un atto di lungimiranza che potrebbe consentire ad un regime in pesante crisi di aumentare le possibilità di sopravvivenza.

Il piano di Maduro, però, potrebbe scontrarsi con la dura realtà dei fatti ed accelerare la crisi di legittimazione del sistema politico che difende. Gli evangelici, infatti, non sembrano disposti a dividere il potere con i cattolici e presto potrebbero girarsi anche contro il governo, una volta acquisita influenza sufficiente. Alcune avvisaglie sembrano corroborare questa tesi: a novembre ha suscitato clamore e malcontento la decisione del governatore dello stato di Zula, l’evangelico Omar Prieto, di rimuovere una statua della Madonna da una piazza di Maracaibo, e diversi leader di chiese e denominazioni sono contrari all’idea di un grande ente di rappresentanza per il mondo evangelico e hanno già annunciato che non lo riconosceranno. Così come non riconoscono l’autorità del filogovernativo Mce.

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