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“Nel mondo milioni di cristiani continuano a vivere emarginati, in povertà, ma soprattutto discriminati e in pericolo. Dopo due anni di pandemia vogliamo tenere acceso un faro su questa oppressione e aiutare Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus a portare conforto e sostegno ai fedeli di tutto il mondo: in particolare coloro che vivono in Libano, Siria e India

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A volte i numeri nascondono più di quanto svelano. La percentuale di cristiano-cattolici in India è appena dell’1.6% della popolazione. Un’esiguità, almeno a prima vista. Poi però, leggendo bene i dati, si scopre una realtà diametralmente opposta a quella apparente. In primo luogo, in una popolazione di oltre un miliardo di persone, quella piccola percentuale corrisponde in termini assoluti a quasi venti milioni di persone. Un numero destinato a salire a 30 entro il 2050 in quanto il tasso di crescita della comunità cattolica è superiore a quello del totale della popolazione. Questo farà dell’India un Paese con più fedeli cristiani di diverse nazioni europee. C’è poi un’altra situazione da tenere in considerazione: buona parte delle comunità vivono nel sud dell’India e numerose province di questa parte del Paese hanno una presenza di cattolici tale da mettere in discussione il loro carattere storicamente induista.

Una presenza importante

Per rendere l’idea, nello Stato del Kerala i cristiani compongono quasi il 20% della popolazione. É qui del resto che viene situata storicamente la “culla” delle comunità cristiane in India. La storiografia riporta come già nel 52 San Tommaso Apostolo ha introdotto il Vangelo dando vita alla tradizione oggi chiamata “siro-malabarese”, la più importante all’interno del cattolicesimo indiano e anche una delle più prese in considerazione da fedeli di altre confessioni. La sua comunità è ben radicata nella società del Kerala, a prescindere dal mero dato numerico. Sono diverse le istituzioni religiose, scolastiche e persino ospedaliere diffuse in tutto lo Stato. Una ramificazione guardata con rispetto, ma anche con non poco timore, da parte degli induisti. C’è poi l’importante comunità cattolico-latina di Goa, ex colonia portoghese e di cui ancora oggi la presenza cristiana rappresenta una sorta di filo conduttore proprio con il passato lusitano.

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: EROGAZIONE LIBERALE – ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM
Per altre informazioni puoi consultare la scheda del progetto

Nella metropoli di Chennai, nello Stato di Tamil Nadu, sono presenti quartieri in cui la toponomastica è fortemente legata ad alcune tradizioni cristiane. Come nel caso di Santhome e di Saint Tomas Mount, due nomi di altrettante zone della città che richiamano a San Tommaso. Chennai infatti è la località in cui si presume che l’Apostolo sia stato martirizzato. Anche nell’Andhra Pradesh è presente un’importante percentuale di cristiani, così come in Orissa. Quest’ultimo è lo Stato confinante con il Bengala Occidentale, la cui capitale è Calcutta, un nome che richiama a Santa Madre Teresa di Calcutta. Ma qui si è già in una zona diversa dell’India, affacciata lungo le sponde settentrionali del Golfo del Bengala. Altre comunità cristiane sono sparse nel resto del Paese. Negli Stati del nord però a prevalere sono le chiese protestanti. L’influenza cristiano-cattolica è estesa per l’appunto nelle zone meridionali e in parte in quelle orientali.

Inedite alleanze

Se da un lato la diffusione del cattolicesimo in India rispecchia le vie della tradizione cristiana nel subcontinente, dall’altro però ci sono anche motivazioni di ordine politico e sociale sul perché la Chiesa è più presente a sud che altrove. In questa parte del Paese ci sono alcuni degli Stati più poveri della federazione. L’Orissa è uno di questi e anzi è forse il più povero in assoluto. Gli istituti scolastici e ospedalieri della Chiesa sono punti di riferimento specialmente per gli strati sociali più poveri. In migliaia, anche tra i non cristiani, spesso si affidano alle istituzioni cristiano-cattoliche. Una circostanza che, indipendentemente poi dal numero di fedeli presenti in un determinato territorio, ha comunque aumentato l’influenza della Chiesa. La povertà e l’emarginazione di intere fasce della popolazione, ha dato poi ulteriore impulso al messaggio cristiano di eguaglianza. Un concetto che da molti indiani è visto come un momento di speranza e di emancipazione.

Così come sottolineato in un articolo del 2013 di Francesca Marino su Limes, non è un caso che il cattolicesimo sia diffuso negli stessi Stati dove sono attivi partiti comunisti o gruppi maoisti. L’aspirazione al superamento delle ineguaglianze sociali e al riscatto di intere classi sociali ha creato inedite alleanze. Anche perché in India è ben presente la questione della suddivisione in caste. Il 70% dei cattolici appartiene ai dalit, ossia i “fuori casta”, considerati nell’ultimo gradino della società indiana. Per loro l’avvicinamento alla Chiesa in alcuni casi è percepito come un momento di affrancamento dalla loro condizione sociale, anche se nella stessa Chiesa è sempre esistita una questione relativa ai dalit. Fino al 2015, su 200 vescovi indiani soltanto 6 provenivano da questa casta. Ad ogni modo, le particolari condizioni politiche del sud dell’India hanno determinato l’aumento dell’influenza cristiana ed alleanze difficilmente riscontrabili in altre parti del mondo. Ancora una volta un esempio arriva dall’Orissa. Qui è attiva la guerriglia maoista che negli ultimi anni si sta concentrando nella difesa del territorio contro la costruzione di nuove fabbriche e acciaierie avviata dal governo. Anche la Chiesa si è schierata contro i progetti economici di New Delhi, in nome della difesa dell’ambiente e delle tradizioni locali. Attenzione: la Chiesa non ha mai espresso simpatie o non ha mai promosso esplicite alleanze con i guerriglieri maoisti, ma cattolici e comunisti si sono ritrovati spesso ultimamente sullo stesso lato della barricata. In Orissa, come in altri Stati dell’India.

Il rischio di nuove tensioni

L’importante influenza esercitata dalla Chiesa nel sud e in parte dell’est del Paese ha purtroppo anche alimentato tensioni. Nazionalisti e induisti più radicali vedono nella diffusione del cristianesimo un pericolo per le tradizioni locali. In alcuni episodi di violenza anti cristiana non sono mancate motivazioni di carattere politico. Sempre nell’Orissa le autorità locali più volte hanno visto con sospetto l’attività di maoisti e cattolici, suscitando malumori delle altre comunità. Nel 2008, nel corso di uno sciopero, diversi cristiani sono stati uccisi, due fedeli sono stati addirittura arsi vivi. Non mancano tensioni in altri Stati del sud, con attacchi alle Chiese o agli istituti religiosi. Sul finire del 2021, in una città dello Stato dell’Uttar Pradesh sono state date alle fiamme immagini natalizie e simboli cristiani. Anche se il contesto non è analogo a quello pakistano e in India la libertà religiosa è garantita, la situazione nella federazione in futuro potrebbe diventare sempre più pesante.

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