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Religioni

Papa Leone XIV

stiamo al discorso di presentazione, che è iniziato con quel "La pace sia con voi. Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto". Ed è finito con l'Ave Maria in onore alla Madonna di Pompei di cui ieri ricorreva la festa.
Papa Leone XIV

I cardinali sono stati docili all’azione dello Spirito Santo, come da preghiera recitata prima delle votazioni, e il conclave ha dato un degno Papa alla Sua Chiesa, come dimostra la commozione popolare con cui è stato accolto Leone XIV.

Inutile disquisire sul suo orientamento o sulle prospettive della Chiesa, stiamo al discorso di presentazione, che è iniziato con quel “La pace sia con voi. Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto”. Ed è finito con l’Ave Maria in onore alla Madonna di Pompei di cui ieri ricorreva la festa.

Basta questo. Basta che nel suo breve discorso abbia citato sette volte Gesù Cristo e per dieci volte abbia ripetuto la parola “pace”, specificando da subito il proprium della Chiesa, che si tratta della “pace del Cristo risorto” (non un di meno rispetto all’accezione laica della parola, semmai un di più).

Oggi che conflitti e orrori ancora più indicibili dilagano nel mondo è di conforto che almeno il Papa continui a ripetere quella parola, più volte risuonata anche nei discorsi di Francesco, oggi che la follia delle guerre infinite vede anche nel solo riecheggiare della parola pace un ostacolo ai suoi piani e alla sua narrativa. Quanto all’aggiunta, la “pace disarmata e disarmante”, è inutile spiegarla per quanto è chiara.

“Cristo ci precede”, ha detto, chiarendo come opera la grazia di Dio, che previene l’agire umano quando questo riverbera carità. E di grande interesse anche il seguito: “Il mondo ha bisogno della Sua luce. L’umanità necessita di Lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore”. Chiarendo che il mondo necessita del Signore ha messo al giusto posto la sua figura. Il mondo, cioè, non necessita del Papa, che pure ha un suo ruolo e la sua missione, ma di Gesù.

Nel discorso poi la giusta ricomprensione del popolo di Dio, chiamato alla missione e all’apertura al mondo, sotto tutte le forme, ma in questo nulla di nuovo rispetto ai papi pregressi. Solo quel cenno a sant’Agostino, lui agostiniano (e un agostiniano tomista: ha studiato all’Angelicum): “Con voi sono cristiano e per voi vescovo”, che riecheggia di tradizione cattolica, come anche i paramenti scelti.

Stupenda, infine, la scelta del nome, ripescato dall’800, dal primo Papa che con la Rerum novarum suggerì come la Chiesa dovesse rapportarsi al mondo moderno e ai nuovi squilibri, anzitutto sociali, ribadendo quel che la Chiesa ha sempre saputo, cioè la “particolare predilezione” di Dio per gli “infelici”, i “poveri”, quanti sono “stretti dagli affanni”, i “deboli”, i “perseguitati”. Il Concilio Vaticano II, in questo, non si è inventato niente. Ed è stato bello che, al termine, abbia dato un primo regalo ai fedeli che l’hanno atteso e ascoltato: l’indulgenza plenaria.

Quanto alla sua elezione, prima o poi forse si sapranno i retroscena. Nel nostro piccolo riteniamo che, oltre ai voti degli americani, forse non tutti, per raggiungere così presto il quorum dei tre quarti, devono essere confluiti su di lui i voti di chi ne poteva spostare tanti, cioè i due cardinali che sono entrati da papi al conclave, Pietro Parolin e Luis Antonio Tagle (che peraltro conoscevano bene il cardinale Robert Francis Prevost, essendo tutti e tre a capo di dicasteri della Curia). C’è poi la dichiarazione del decano del Sacro collegio, il cardinale Giovanni Battista Re, che ieri mattina ha detto che la fumata bianca sarebbe arrivata la sera, nonostante non si trovasse nel chiuso del conclave.

Tiriamo le somme, con un’ipotesi (e solo un’ipotesi). Il nuovo papa era già stato deciso in questa convergenza da giorni – altri indizi in proposito sembrano confermarlo, come l’immagine di Trump vestito da Papa: una burla, ma è pur vero che l’America ha servizi di informazione alquanto efficienti…

Ma l’hanno tenuto coperto per evitargli il fuoco di sbarramento di quanti volevano altro. Fuoco che si è concentrato su Parolin e Tagle (ricordiamo la falsa voce del malore del primo e la circolazione del video del secondo che canta Imagine di John Lennon, per fare solo due esempi). Ed era stato deciso anche il giorno dell’elezione, la festa della Madonna di Pompei (e, per inciso, la ricorrenza, in Occidente, della vittoria sul nazismo). Ma è una mera ipotesi, ovviamente, vale quanto le tante in circolazione sui media.

Di oggi l’omelia della messa che Leone XIV ha celebrato con i porporati convenuti a Roma, alla fine della quale ha detto che c’è “un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cfr Gv 3,30), spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo. Dio mi dia questa grazia, oggi e sempre, con l’aiuto della tenerissima intercessione di Maria Madre della Chiesa”.

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