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Papa Leone XIV ha assunto il timone della Chiesa Cattolica prendendo spunto, per il suo nome pontificio, da Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, quel Leone XIII che inaugurò la fase moderna della dottrina sociale della Chiesa per leggere quello che il Concilio Vaticano II avrebbe definito “il segno dei tempi” ed indirizzarvi la pastorale ecumenica. La Rerum Novarum di Leone XIII adottò la svolta “sociale” per leggere l’impatto della Rivoluzione Industriale sulle società moderne e riaffermare la spinta della Chiesa per la tutela della dignità umana e l’antropocentrismo. Per Robert Francis Prevost l’insegnamento del pontefice romano regnante dal 1878 al 1903 dovrà essere riadattato alla grande svolta economica, sociale, antropologica dell’intelligenza artificiale.

Dalla “Rerum Novarum” all’intelligenza artificiale

Richiamando il suo celebre predecessore, Leone XIV ne ha elogiato l’insegnamento parlando al collegio cardinalizio sabato e aggiungendo che “ai nostri giorni, la Chiesa offre a tutti il ​​tesoro del suo insegnamento sociale in risposta a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi nel campo dell’Intelligenza artificiale che pongono nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.

Papa Prevost non è solo un agostiniano, un missionario ed un vescovo divenuto cardinale nelle periferie del Perù: è anche un uomo di cultura laureato in Matematica e Filosofia, due discipline profondamente intrecciate e legate alla Teologia nella lettura della frontiera infinita dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale.

L’Ia è una delle rivoluzioni potenzialmente prometeiche della storia umana, interroga sul concetto stesso di cosa si possa definire umano e cosa potenzialmente possa superare questa definizione. Chiama alla mente la necessità di governare la tecnologia e metterla al servizio dell’uomo, ponendo inoltre autorità morali e religiose come la Chiesa di fronte alle implicazioni profonde che nella lettura degli affari umani e divini possono emergere di fronte allo sviluppo degli algoritmi più moderni e della potenza di calcolo sempre maggiore che oggi, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina, viene visto come obiettivo di fondo delle politiche dell’innovazione.

La sfida dell’Ia per la Chiesa nel XXI secolo

L’intelligenza artificiale interroga sul futuro del lavoro e della sua dignità; pone in essere riflessioni profonde sul governo dei processi e sul rispetto dei valori di dignità umana e rispetto della persona al centro del messaggio evangelico; risveglia istinti prometeici, dalla riflessione sulla “singolarità” futura in cui l’intelligenza artificiale potrà acquisire coscienza propria all’idea di ibridare uomini e macchine con le tecnologie più avanzate; viene governata da potentati pubblici o privati che tendono a costituirsi come tecno-oligarchie concentrate in poche mani e con scarso scrutinio sulle loro attività. Insomma, a potenziali effetti dirompenti sulla crescita economica e il progresso tecnologico somma dei cambiamenti epocali che non possono non interrogare la Chiesa sul senso della sua missione.

Papa Leone XIV diventa il 267esimo pontefice della Chiesa in questo contesto di grande cambiamento, segnato pochi mesi fa dalla pubblicazione del documento Antiqua et Nova che spiega la posizione della Chiesa sull’Ia e sulle sue implicazioni a tutto campo, per la cui governance si raccomanda “l’importanza della responsabilità morale fondata sulla dignità e sulla vocazione della persona umana . Questo principio guida si applica anche alle questioni relative all’IA. In questo contesto, la dimensione etica assume un’importanza primaria, perché sono le persone a progettare i sistemi e a determinare le finalità del loro utilizzo”.

“Antiqua et Nova” e il magistero di Francesco sull’Ia

Il documento arrivava sulla scorta di un’ampia serie di iniziative del Vaticano e della Chiesa Cattolica per far sì che lo sviluppo dell’Ia avvenisse sulla scorta delle prescrizioni del Siracide, secondo cui Dio «ha dato all’uomo la scienza, perché fosse glorificato nelle sue opere meravigliose» (Sir 38,6).

Papa Francesco ha, durante la seconda metà del suo magistero, dato grande attenzione all’Ia secondo il principio della dottrina sociale della Chiesa inaugurata da Leone XIII e vivificata dal Vaticano II, che con il suo percorso invita il mondo cattolico e i suoi alti esponenti a leggere il segno dei tempi. Le encicliche sociali di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno promosso l’idea di un sistema economico e dell’innovazione capace di agire pienamente al servizio dell’uomo.

Le domande sono quelle poste da Papa Francesco a dicembre 2023 nel messaggio inviato per la 57esima Giornata mondiale per la Pace, chiedendo un’Ia etica e al servizio del progresso dei popoli: “I notevoli progressi delle nuove tecnologie dell’informazione, specialmente nella sfera digitale, presentano dunque entusiasmanti opportunità e gravi rischi, con serie implicazioni per il perseguimento della giustizia e dell’armonia tra i popoli. È pertanto necessario porsi alcune domande urgenti. Quali saranno le conseguenze, a medio e a lungo termine, delle nuove tecnologie digitali? E quale impatto avranno sulla vita degli individui e della società, sulla stabilità internazionale e sulla pace?”.

Domande ribadito al G7 di Fasano del 2024, dove il pontefice di origine argentina è stato invitato da Giorgia Meloni proprio per parlare della rivoluzione tecnologica. Leone XIV eredita una Chiesa ben conscia del fatto che per prosperare veramente l’innovazione necessiti di esser messa al servizio dello sviluppo di un autentico umanesimo per lo sviluppo integrale dell’uomo. Uno sviluppo da attuarsi mediante la valorizzazione del lavoro, la lotta alle disuguaglianze, il discorso sui fini della tecnica e del suo uso.

Leone XIV, Papa e matematico

Con Leone XIV questo percorso può compiersi ulteriormente con la sostanziale unione della profondità teologica della Chiesa e le personali competenze matematiche del Santo Padre che, come ha fatto notare l’analista di tematiche informatiche indonesiane Christoforus Yoga Haryanto sul suo portale Medium, “la Chiesa cattolica è guidata da qualcuno che comprende la logica computazionale dall’interno, anziché limitarsi a osservarla dall’esterno”.

Per Haryanto questo definisce un “momento galileiano invertito” – ovvero “un’inversione strutturale del conflitto galileiano. Laddove un tempo la Chiesa condannava un matematico per aver messo in discussione i presupposti cosmologici, oggi è guidata da un Papa con una formazione matematica che ha esplicitamente identificato l’intelligenza artificiale come una sfida fondamentale alla dignità umana”, per effetto di una lunga elaborazione teorica e teologica.

Anche questo è un attestato della spinta a leggere il “segno dei tempi” che la Chiesa promuove e il conclave ha interpretato con spinta alla mediazione. La realtà parla chiaro: tese alla competizione per il predominio, le potenze del pianeta hanno trascurato il nodo di una governance antropocentrica dell’Ia. Il papato di Leone XIV si assume il compito di proseguire l’operato del ciclo precedente e aggiungere allo stimolo a una profonda riflessione teologica una non indifferente iniezione di competenza tecnica.

Il “Non praevalebunt” ai tempi dell’Ia

Le domande di Haryanto, la cui analisi è estremamente approfondita, sono pertinenti: “Questo allineamento tra competenza tecnica e autorità morale potrebbe introdurre sia l’accelerazione necessaria che l’attrito nei cicli di sviluppo dell’intelligenza artificiale, altrimenti ottimizzati per un’efficienza senza scopo, inclini a percorsi casuali e con un’ontologia poco chiara? Potrebbe fornire un fondamento ontologico a sistemi che simulano sempre più la coscienza senza sperimentarla?“. Dal prosieguo del pontificato di Leone XIV, che muove i primi passi come successore di San Pietro, lo capiremo.

Fatto sta che l’impegno è chiaro: quell’ammonimento lanciato da Prevost il giorno dell’elezione a Papa, “il male non prevarrà”, richiamo di quanto detto da Gesù a Pietro edificando la Chiesa sul Principe degli Apostoli, vale anche per le conseguenze della tecnologia e dell’innovazione. “Quel Non praevalebunt è tuttora centrale nella missione del papato, che se per i credenti è da intendersi a tutto tondo, per gli uomini di buona volontà diventa servizio e predicazione per un mondo pacifico e di concordia“, scrivevamo mentre si apriva il Conclave. Anche sulla frontiera infinita dell’innovazione, la necessità di un’alta autorità morale si fa sentire. Papa Francesco ha espanso a questo campo la dottrina sociale. Leone XIV mira a rafforzare il percorso, in nome di un’innovazione sostenibile e al servizio dell’uomo e dell’umanità intera. Dunque ecumenica come la Chiesa che si trova a gestire.

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