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“Sono stato nel cuore dell’Asia e mi ha fatto bene. Fa bene entrare in dialogo con quel grande continente, coglierne i messaggi, conoscerne la sapienza, il modo di guardare le cose, di abbracciare il tempo e lo spazio”. Lo scorso settembre, appena rientrato dalla Mongolia, papa Francesco spiegava così, durante la sua udienza in Piazza San Pietro, l’importanza di quel viaggio apostolico. A distanza di otto mesi l’agenda del Santo Padre contiene le date di un altro tour asiatico. Molto più lungo del precedente e con ben quattro Paesi coinvolti: Indonesia, Papua Nuova Guinea, Timor Est e Singapore.

Nello specifico, il Santo Padre si recherà prima a Jakarta, capitale dell’Indonesia, dove atterrerà il 3 settembre e vi resterà fino al 6 settembre. Papa Francesco volerà poi verso est per visitare Port Moresby, la capitale della Papua Nuova Guinea, e Vanimo dal 6 al 9 settembre. La tappa successiva sarà a Dili, la capitale di Timor Est, dal 9 all’11 settembre. Da lì, il Papa si recherà infine a Singapore per una visita di 3 giorni, dall’11 al 13 settembre.

L’Asia, dunque, sembrerebbe essere in cima all’agenda del Vaticano. C’erano tuttavia dubbi in merito alla possibilità che il Pontefice, 87 anni, potesse affrontare un lungo viaggio, data la sua età e i suoi recenti problemi di salute. Dubbi che, a quanto pare, sono evaporati come neve al sole visto che il Papa visiterà una regione altamente strategica per consentire alla Santa Sede di continuare a scongelare, gradualmente, le relazioni diplomatiche con alcuni Paesi asiatici. Cina in primis.

L’agenda asiatica di Papa Francesco

L’Indonesia è il più grande Paese a maggioranza musulmana del mondo, ma al suo interno i cattolici sono oltre 8 milioni, pari al 3,1% della popolazione. Circa il 32% della popolazione della Papua Nuova Guinea è cattolica (calcolatrice alla mano: quasi 2 milioni di persone). Timor Est è invece a maggioranza cattolica: circa il 96% della popolazione, oltre 1 milione di fedeli. A Singapore vivono circa 395.000 cattolici, che rappresentano circa il 3% della popolazione.

Questo è insomma il contesto entro il quale si muoverà papa Francesco. Che, se tutto dovesse essere confermato, sarà chiamato ad affrontare un viaggio asiatico di 11 giorni, il più lungo da quando è salito in carica. Non è un caso, visto che il Santo Padre, il primo proveniente dal cosiddetto Sud del mondo, ha fatto dell’apertura verso l’Asia una delle priorità del suo pontificato. Negli ultimi 11 anni, tra l’altro, il Vaticano ha stretto uno storico – ma contestato – accordo con la Cina sulle nomine dei vescovi e fatto evidenti progressi con il Vietnam.

Asia e Vaticano: gli interessi reciproci

“La visita di Papa Francesco in Indonesia riveste un’importanza significativa per il popolo indonesiano, non solo per i cattolici ma anche per tutte le comunità religiose. Si prevede inoltre che la visita rafforzerà il messaggio di tolleranza, unità e pace nel mondo”, ha fatto sapere il ministero degli Esteri dell’Indonesia.

Jakarta ha tutte le carte in regola per trasformarsi in una potenza regionale (economica ma anche geopolitica), e dunque è più che interessata a fornire al mondo l’immagine di Paese responsabile. Un Paese desideroso di promuovere messaggi di pace e tolleranza, appunto, tanto più nel turbolento scenario asiatico.

Papa Francesco sarà il primo Papa a visitare la Papua Nuova Guinea da quando San Giovanni Paolo II vi si recò nel 1984. Questo Paese, in una parte strategicamente importante del Pacifico meridionale, ha lottato contro la violenza tribale e i disordini civili. Singapore, invece, rappresenta per gli uomini d’affari una porta d’accesso all’economia cinese. Per il Santo Padre potrebbe invece diventare un interessante trampolino diplomatico dal quale lanciare messaggi a Pechino. Anche perché il Vaticano intende, in maniera definitiva, attingere all’immenso bacino di fedeli incastonato nei meandri dell’Asia. Dove vive ormai un cattolico ogni nove.  

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