Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Perché Papa Francesco ha scelto proprio la Basilica di Santa Maria Maggiore, la chiesa del miracolo della neve d’agosto (Santa Maria ad Nives) come luogo in cui essere seppellito? Forse perché la Basilica in questione è proprio il simbolo della rivoluzione necessaria alla preservazione dell’unità della Chiesa, attraversata dallo spirito del tempo. Le crisi geopolitiche e teologiche affrontate dal suo pontificato sono il sintomo di una transizione da un’epoca ad un’altra. A pensarci bene la Basilica di Santa Maria ad Nives venne ricostruita da Papa Sisto III per mandare un forte segnale ai nestoriani poco dopo il Concilio di Efeso, convocato dall’imperatore Teodosio II in un periodo di analoga instabilità per l’impero romano d’oriente e per l’unità della Chiesa. E oggi, per altro, risulta essere un’exclave del Vaticano in Roma, e quindi in Italia e nel mondo, ai sensi dei Patti Lateranensi aggiornati al 1984. Un caso? Non proprio, ma andiamo con ordine.

Santa Maria Maggiore tra storia e teologia

Nel 431 d.C. il Concilio venne convocato dall’imperatore romano di Bisanzio certamente per combattere Nestorio ed i suoi seguaci, il patriarca di Costantinopoli che proprio dal Concilio venne condannato ed esiliato per aver separato la natura divina e umana di Cristo con la sua dottrina. Papa Sisto III vi contrappose il dogma della Maria Theotókos, la Madonna come Madre di Dio. Ma perché gli influenti conservatori nestoriani rappresentavano una minaccia per l’unità del cattolicesimo? Perché erano il riflesso delle pressioni a Nord-Est da parte degli Unni, Goti e Vandali, che già nel 410 avevano devastato l’occidente sino a Roma.

Sulla frontiera persiana i Sasanidi continuavano le loro guerre contro i romani, mentre nel mediterraneo orientale l’equilibrio strategico tra potentati e patriarcati era fragile. Qualunque dissidio religioso avrebbe potuto infiammare conflitti ben più profondi tra le diverse popolazioni dell’impero, mettendo a rischio anche l’approvvigionamento di grano dall’Egitto.

Da qui le lotte di potere tra la moderata Antiochia, la potente Alessandria di Cirillo, e il giovane e ambizioso patriarcato di Costantinopoli, secondo solo a Roma. Allora la soluzione individuata dal Concilio fu la definizione dell’unità dogmatica sulla figura di Cristo, perché un impero unito nella preghiera lo è anche sotto lo scettro imperiale. Papa Sisto III, che governò la chiesa dal 432 al 440 d.C. fu un papa di riconciliazione e ricostruzione, che a suon di decreti imponeva la propria volontà ai vescovi dissidenti ma allo stesso tempo cercava col loro un’intesa di fondo, puntando ad una rafforzata centralità romana. Proprio nell’Urbe, ai tempi spogliata del titolo di capitale dell’Impero che portava il suo nome che era stato affibbiato a Ravenna, faceva ricostruire la Basilica di Santa Maria ad Nives, in onore della Maria Theotókos, così da mandare un segnale chiaro ai nestoriani.

Dal V secolo a oggi, Francesco e il richiamo ai potenti

Per quanto riguarda il pontificato di Papa Francesco, la situazione appare in qualche modo analoga, anche se rovesciata nel suo significato. Anzitutto i sinodi sulla famiglia (2014-2015), sull’Amazzonia (2019) e sulla sinodalità (2021-2024) sono stati convocati da Bergoglio e non da qualche imperatore o potente capo di Stato. Nonostante ciò la sua morte in un preciso momento storico e la scenografia dei suoi funerali, mistica e e imponente in San Pietro, in qualche modo sono state in grado di portare i potenti del mondo a riflettere sulla loro responsabilità per la preservazione dell’unità occidentale e la costruzione della pace universale.

La direzione politica del pontificato di Francesco, dunque, ha senso inverso. Dalla periferia al centro, e mira ad un Vaticano meno romano-centrico e più “ospedale da campo”, secondo una dimensione più pastorale. Per questo motivo Francesco ha scelto Santa Maria Maggiore, exclave dello Stato pontificio in territorio “straniero”. Per questo motivo Papa Francesco ha creato numerosi cardinali in Asia, America latina e Africa che nel prossimo conclave faranno sentire il loro peso per un cattolicesimo più vicino ai popoli che vengono dalle periferie del mondo.

I nestoriani e le sirene progressiste di oggi

I nestoriani di oggi, allora, chi sono? Naturalmente non ne esistono più, ma la rigidità dottrinale di alcuni cardinali odierni (al di là del bene e del male) in qualche modo ricordano proprio loro. Coloro che non hanno concordato con la strategia del pontificato di Francesco e che mirano ad una discontinuità, come il cardinale guineano Robert Sarah, il tedesco Gerhard Muller o l’americano Raymond Leo Burke, per fare solo alcuni nomi.

Bergoglio si è speso molto per la “democratizzazione” o decentralizzazione della Chiesa romana, ma allo stesso ha adottato il pugno di ferro contro i dissidenti e ha assunto il ruolo di “ministro degli esteri” ad-interim sopprimendo la Congregazione di Propaganda Fide, e con essa la potente figura del “Papa Rosso”. Un Papa diplomatico fortemente proiettato verso un cattolicesimo piuttosto universale e pastorale. Bergoglio ha, al di là delle apparenze che emergono dallo specchio deformato dei media contemporanei, ampiamente dimostrato la sua ostilità a proposte di legge progressiste come ad esempio il disegno di legge Zan, in difesa della libertà religiosa e dell’autonomia della Chiesa e anche la sua postura radicale in questo ambito.

L’Occidente isolato riscopre la cristianità

E l’impero bizantino alle prese con sasanidi e barbari ai confini, in qualche modo ricorda il nostro occidente sempre più isolato e meno credibile di fronte alle periferie del mondo in ebollizione, illuse dalle promesse dell’idealismo internazionalista di matrice dem from US. Un sistema internazionale globalizzato in declino che nella sua fase finale si è dimostrato molto aggressivo nel reprimere il nuovo che emergeva, un nuovo che sapeva e sa tutt’ora di antico e di tradizione. L’abdicazione, quasi una capitolazione, quella di Papa Benedetto XVI, avvenne forse solo simbolicamente in concomitanza all’ascesa del secondo mandato di Barack Obama alla Casa Bianca e l’inaugurazione della fase matura della globalizzazione e della rinnegazione del cattolicesimo da parte dell’Europa. 

Papa Francesco, dunque è stato allo stesso tempo un tecnico della politica e un teologo del popolo, camaleonte gesuita, che ha intuito la necessità di mimetizzarsi nel laicismo di un’Europa opulenta e povera spiritualmente. Ed ecco a noi l’illusione proficua di un papa laico, magistrale giuoco delle parti.

La malleabilità superficiale del Soglio Petrino è giunta addirittura alla flessione estrema con la chiusura delle chiese in Italia durante il Covid. Tutti abbiamo ben impresse nella mente le immagini di Piazza San Pietro vuota sotto la pioggia alla vigilia di Natale nel 2020. Immagini ben diverse da quelle del suo funerale. 

“Tu conosci tutto, lo sai che ti voglio bene”

Effettivamente l’omelia recitata dal decano della Congregazione dei cardinali Giovanni Battista Re, cita un passo del vangelo di Giovanni, quello in cui Pietro rimane addolorato perché per la terza volta Gesù gli domanda se questi gli vuole bene. “Tu conosci tutto, lo sai che ti voglio bene”. E Gesù in risposta “Pasci le mie pecore. In verità in verità io ti dico che quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non volevi”. Questo per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse “seguimi”. La debole Europa cristiana, forse senza saperlo, ha seguito la via indicata da Papa Francesco Jorge Maria Bergoglio.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto