Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Una volta di più, è Francesco contra mundo. Contro le comodità benpensanti e il quieto vivere, le parole del Santo Padre sul possibile “genocidio” a Gaza scatenano un dibattito che va di pari passo con l’urgenza della questione che toccano.

Non c’è politicamente corretto nelle parole di Jorge Mario Bergoglio contenute nel saggio “La speranza non delude mai” (Piemme), il nuovo libro in uscita del pontefice, che invita a non sottovalutare le possibili accuse contro Israele per la condotta della guerra in Terrasanta, dove oltre 120mila persone, più del 5% della popolazione di Gaza, sono state uccise in un anno dai bombardamenti dello Stato ebraico, dalla fame, dalle malattie e dalle altre conseguenze imputabili al conflitto. C’è l’oggettiva preoccupazione per i morti civili, per una popolazione che Francesco ritiene martoriata, per il fatto che il sangue scorra a fiumi nella terra sacra alle tre religioni monoteiste abramitiche.

Il Papa non è sospettabile di pregiudizio antisraeliano o di semplificazione del problema della guerra a Gaza. Da mesi invita al rilascio degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre 2023, di recente ne ha ricevuto una delegazione in Vaticano e il 7 febbraio scorso ha definito l’antisemitismo “un peccato contro Dio”. Tanto, più di molte diplomazie europee, è stato fatto dal Vaticano per la pace, dal salvataggio e dalla cura di molti bambini malati a Gaza all’invio di aiuti umanitari, e spiace dunque vedere la levata di scudi che le parole anticipate di Francesco hanno suscitato. A partire, va detto, da un’amica personale del Papa come Edith Bruck, scrittrice italo-ungherese e superstite dell’Olocausto.

La Bruck ha detto a Repubblica che “genocidio”, nell’accezione usata dal Papa, “è una parola inadeguata, che viene usata con troppa facilità, di fatto ridimensionando l’unico vero genocidio della storia, quello che abbiamo vissuto noi: la Shoah“. E su quest’ultimo concetto, va detto, si potrebbe parlare a lungo: dall’Armenia al Ruanda basterebbe scorrere la storia del Novecento per ricordare, con tutto il rispetto per il dramma umano dei sopravvissuti della Shoah, che quello organizzato dalla macchina di morte nazista non è stato, purtroppo, un progetto isolato.

Qui siamo nel quadro del dibattito culturale nostrano. Ma è decisamente più preoccupante, da un’altra prospettiva, la gravità dell’atteggiamento del governo di Benjamin Netanyahu che ha costruito una narrazione che vede nei terribili massacri del 7 ottobre una riproposizione del progetto genocidiario, di conseguenza avallando la risposta di Tel Aviv come una reazione a una qualche forma di “nuovo nazismo”.

Di “massacro genocida” parla anche l’ambasciata israeliana presso la Santa Sede commentando causticamente le parole del Papa. Parole che, come quelle del comitato speciale dell’Onu che hanno aperto al tema del genocidio come possibile a Gaza, l’incriminazione di Netanyahu alla Corte Penale Internazionale e il processo avviato dalla Corte Internazionale di Giustizia per genocidio contro Israele dopo le denunce sudafricane, contribuiscono a demolire questa narrazione nelle fondamenta.

Le tesi del Papa non si possono squalificare facilmente e questo aprirà un forte dibattito sull’effettiva possibilità di qualificare i massacri di Gaza come genocidio. Sdoganando dunque una discussione franca e a tutto campo sulla condotta della guerra israeliana, che non si potrà mettere a tacere con accuse semplici di “antisemitismo” e amenità simili. Del resto, è successo già pochi mesi fa sull’Ucraina: Papa Francesco presentato come “putiniano” per aver invitato al coraggio del negoziato” l’Ucraina mesi prima che il peggioramento della condizione sul campo rendesse più dura la possibilità di Kiev di negoziare. Ora della soluzione negoziata del conflitto parlano tutti. Stiamo a vedere come evolverà il dibattito sul possibile genocidio di Gaza. Ma la sensazione è che un’ulteriore diga al discorso pubblico sia stata infranta.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto