Papa Francesco prepara la svolta nei confronti della Repubblica Popolare Cinese in nome di una nuova distensione. Una riavvicinamento, quello del Vaticano,  testimoniato da un eloquente articolo pubblicato di recente su La Civiltà Cattolica di Padre Antonio Spadaro, l’unica rivista ad essere esaminata in fase di bozza dalla Segreteria di Stato della Santa Sede e ad averne l’approvazione definitiva. L’autore dell’editoriale è Padre Joseph You Guo Jiang, membro della comunità gesuita cinese. Non un punto di vista qualunque per il mondo cattolico, ma che ha una certa rilevanza e autorevolezza in ambito teologico.

«Una Chiesa cattolica cinese dai tratti cinesi»

Il Vaticano apre alla storica apertura nei confronti di Pechino e del Partito Comunista Cinese. «Nell’epoca della globalizzazione, la società e i cinesi sono diventati più aperti e tolleranti verso la Chiesa cattolica – osserva Padre Joseph You Guo Jiang -. In alcune regioni, la vita e la pratica religiosa sono cresciute. Il governo e la società cinese apprezza il ruolo e la funzione dei gruppi religiosi e l’importante contributo che essi danno ai servizi sociali».

La Chiesa Cattolica potrebbe aprirsi e rapportarsi con il governo: «Poiché la Cina ha caratteristiche proprie che la distinguono dal resto del mondo – sottolinea – la Chiesa cattolica cinese deve imparare a rapportarsi alla cultura locale e all’autorità politica. In altri termini, pur mantenendo la propria identità, la Chiesa è chiamata a sviluppare una Chiesa cattolica cinese dai tratti cinesi. Per questo la Chiesa dovrebbe adottare nuove strategie per raggiungere il maggior numero possibile di persone, per dialogare e comunicare in una società sempre più secolarizzata».

La Chiesa Cattolica e il marxismo cinese

Secondo il vaticanista Piero Schiavazzi, in un articolo pubblicato sull’Huffpost, «in qualunque maniera la leggiamo, al netto delle precisazioni e attenuazioni del caso, si tratta di una svolta. Se Ratzinger, con la lettera del 2007 ai cattolici cinesi, apriva le porte alla collaborazione con il governo, il manifesto di Civiltà Cattolica le schiude a quella con il partito. Il riconoscimento del ruolo guida del Politburo da parte della Sede Apostolica costituisce un red carpet cromatico e diplomatico, su cui Pechino inopinatamente avanza con cadenze poliziesche, ma che il Pontefice si ostina nondimeno a stendere, in uno stridente allestimento geopolitico del Porgi l’altra guancia».

La svolta, clamorosa, nelle relazioni diplomatiche con il Partito Comunista è invocata dallo stesso Padre Joseph You Guo Jiang. Il che non significa sposarne l’ideologia ma riconoscerne l’autorità: «Finché il Partito comunista cinese rimarrà l’unico partito di governo, il marxismo continuerà a essere il riferimento ideologico della società – sottolinea – perciò la Chiesa cattolica cinese è chiamata a ridefinire il suo ruolo e le sue relazioni con il Partito comunista e con la sua ideologia. Questo non significa che la Chiesa debba essere d’accordo con la politica e con i valori del Partito, ma piuttosto che essa debba trovare soluzioni flessibili ed efficaci per continuare la sua missione e il suo ministero in Cina». Un’apertura impensabile solo fino a qualche anno fa. 

Le relazioni diplomatiche del Vaticano

Ufficialmente, la Santa Sede intrattiene relazioni ufficiali con circa 180 Paesi nel mondo. La sua rete diplomatica si è notevolmente ampliata sotto il pontificato di Papa Giovanni Paolo, passando da 84 paesi ai 174 della fine del suo mandato. Il Vaticano ha stabilito rapporti ufficiali anche con Tawain, ed è l’unico stato europeo ad avere una delegazione ufficiale a Mapei, mentre non ha relazioni bilaterali ufficiali con Cina, Arabia Saudita, Vietnam, Afghanistan e Corea del Nord. Papa Francesco è pronto alla svolta diplomatica? 

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