È tradizione che i viaggi apostolici si concludano con il pontefice che concede un’intervista di riepilogo ai giornalisti che lo accompagnano sul volo di ritorno verso la Città del Vaticano. Quest’anno, terminata la storica visita nel martoriato Iraq, il Papa ha approfittato dell’occasione offerta da microfono e telecamere per anticipare che a settembre si recherà in Ungheria per benedire il popolo magiaro.

Papa Francesco a Budapest

L’8 marzo, di ritorno dalla patria di Abramo, papa Francesco ha comunicato ai presenti che nei prossimi mesi viaggerà alla volta di Budapest per partecipare alla cerimonia di chiusura del 52esimo Congresso Eucaristico Internazionale (International Eucharistic Congress), uno degli appuntamenti più importanti dell’universo cristiano.

La notizia, come prevedibile, ha ricevuto un riscontro immediato da parte della Conferenza Episcopale Ungherese, i cui vertici auspicano che “la visita sarà di grande incoraggiamento e rafforzamento spirituale” per il clero e i partecipanti al Congresso.

L’evento durerà una settimana, dal 5 al 12 settembre, e convoglierà nella capitale magiara migliaia di pellegrini, nonché chierici, politici, diplomatici e pensatori di estrazione cristiana. La presenza del pontefice, ricercata fortemente dalla Chiesa cattolica ungherese e Fidesz, e mediata dal presidente Janos Ader, non potrà che contribuire alla riuscita dell’attesissima edizione di quest’anno e incidere positivamente sulle relazioni tra Santa Sede e Budapest. 

Non è ancora chiaro se si tratterà di un vero e proprio viaggio apostolico, anche se, al momento, sembra prevalere l’ipotesi di una semplice partecipazione alla messa di chiusura dell’evento. Ad ogni modo, il pontefice, nella stessa intervista, ha lasciato trapelare l’intenzione di voler visitare Bratislava, perché a sole “due ore di guida da Budapest”, lasciando intuire che a metà settembre si potrebbe assistere ad un breve ma intenso viaggio transfrontaliero.

L’Ungheria in Iraq

Sullo sfondo degli incontri di alto livello con le autorità iraqene e con l’ayatollah al-Sistani, una volta a Mosul, il pontefice ha avuto un faccia a faccia  all’apparenza inusuale. Nella città iraqena, infatti, papa Francesco ha incontrato Tristan Azbej, il segretario di Stato dell’Ungheria per l’aiuto dei cristiani perseguitati, il quale si era recato nella nazione mediorientale per essere spettatore dello storico viaggio apostolico.

Azbej è uno dei diplomatici più influenti e abili al servizio di Fidesz, mente e braccio del paragrafo cristiano dell’agenda estera orbaniana, e ha sfruttato l’opportunità della bilaterale con il Vescovo di Roma per introdurlo brevemente ai progetti umanitari ivi finanziati dall’Ungheria. Il governo Orban, invero, sta tentando di dare seguito effettivo all’anelo di trasformare la nazione magiara in un baluardo della Cristianità nell’Occidente secolarizzato attraverso collaborazioni internazionali, in primis con Polonia e Russia, impegno concreto a supporto dei cristiani perseguitati tra Africa e Medio Oriente e donazioni ai Paesi bisognosi, come il Libano.

Lo stesso Azbej ha colto l’occasione del soggiorno iraqeno per vedere con i propri occhi quanto sta venendo fatto e realizzato in loco con i fondi stanziati dall’Hungary Helps Programme: la reintegrazione economica e sociale degli yazidi nella vita pubblica, a mezzo di attività imprenditoriali e formazione vocazionale, il ripristino dell’agricoltura e la ricostruzione di case, chiese, scuole e infrastrutture a Tel Askuf.