Pakistan, intolleranza religiosa al tempo del coronavirus

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L’Ong Saylani Welfare International Trust, che dall’inizio del diffondersi del Coronavirus in Pakistan sta distribuendo sussidi e pasti ai senzatetto, nei giorni scorsi ha negato aiuti alimentari ai poveri di fede cristiana e induista.

I volontari dell’organizzazione si sarebbero rifiutati di consegnare il cibo ai membri delle minoranze, sostenendo che esclusivamente i musulmani ne avrebbero diritto. La denuncia è arrivata Asia News, che riporta la testimonianza di Farooq Masih, un cristiano 54enne residente a Korangi.

“Il 28 marzo, i membri della Ong, stavano distribuendo gli aiuti alimentari per le strade del quartiere, ma quando sono arrivati davanti alle case dei cristiani e degli indù, le hanno saltate”, ha raccontato. “Il motivo è che lo Zakat, l’elemosina islamica, uno dei cinque pilastri dell’Islam, è riservato solo ai musulmani. Ho implorato il cibo, ma non ho ricevuto nessun ascolto”, ha aggiunto.

Nell’articolo dell’agenzia c’è anche la testimonianza di Adan, un cittadino musulmano che abita nella stessa zona, e che si è indignato per l’operato di chi dovrebbe aiutare senza nessuna differenza di credo religioso. “Perché hanno fatto una simile discriminazione con i cristiani? Non sono cittadini del Pakistan allo stesso modo? Hanno superato il limite. Questo atto non è accettabile da parte di un’associazione che pretende di servire l’umanità. Tutti stiamo soffrendo per il Coronavirus”.

A causa della diffusa discriminazione e intolleranza religiosa, i cristiani e gli indù sono spesso trattati come cittadini di seconda classe nel Paese. “Un atto discriminatorio e vergognoso”, ha dichiarato padre Cecil Paul, Direttore dell’Oblate media center Pakistan a International christian concern (Icc). “I cristiani in tutto il mondo non discriminano gli altri sulla base di fede, credo o casta. Nonostante questo, in Pakistan subiamo abusi in molte occasioni”.

Intanto, Mangla Sharma, deputata indù dell’Assemblea provinciale del Sindh, ha donato il suo stipendio di marzo al fondo per l’emergenza Coronavirus creato dal governo. “Dobbiamo pensare solo agli esseri umani e ai poveri della nostra Nazione. Se così non fosse, solo una comunità religiosa otterrebbe dei benefici”, ha spiegato. “Dobbiamo essere tutti uniti in questo momento critico e aiutare ogni essere umano a prescindere da fede, credo o lingua. Dobbiamo comportarci subito come una sola Nazione e mettere da parte le differenze”, ha aggiunto.

La diffusione del Coronavirus in Pakistan

Fino ad ora, i casi confermati di persone che hanno contratto il Coronavirus, sono oltre 1600 in Pakistan. Una parte sostanziale è costituita da persone che sono tornate dal vicino Iran, uno dei paesi più colpiti dall’emergenza. Ma i timori sono soprattutto su come il virus si stia diffondendo velocemente.

Il professor Javed Akram, dell’Università di Scienze della salute di Lahore, ha dichiarato alla Bbc che la “trasmissione domestica in Pakistan” è una delle principali preoccupazioni. “Il numero dei contagi nel Paese, come in tutto il Mondo, probabilmente è molto più alto di quanto è stato registrato, perchè spesso non ci sono abbastanza test per verificare”, ha spiegato. In Pakistan, ad esempio, “sono stati eseguiti circa 6mila tamponi, mentre la popolazione supera i 207 milioni di persone”.

Anche Saeed Ghani, ministro dell’Educazione della provincia di Sindh, che ha contratto il virus, ha spiegato che “i funzionari sono consapevoli che le cifre riportate non sono necessariamente un riflesso accurato della realtà sul campo”.