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L’hanno rapita mentre era in viaggio con i suoi genitori, dopo aver legato il padre e la madre. Gli assalitori, tre uomini, intorno alle 19:00, hanno minacciato la famiglia con una pistola e si sono presi la piccola Komal Gulzar, una bambina cristiana di appena 12 anni. A quel punto gli aggressori, insieme alla piccola, si sono spostati nei campi che si estendevano a bordo strada. Qui hanno più volte abusato di lei. Komal gridava e cercava in tutti i modi di fuggire. Ma la resistenza dei tre energumeni era un ostacolo insormontabile.

Lo stupro è andato avanti finché i genitori non sono riusciti a liberarsi e, seguendo le urla della figlia, sono giunti in suo soccorso. Nel frattempo i tre uomini si erano già dissolti nel nulla. L’orribile episodio appena descritto è avvenuto lo scorso 28 dicembre in Pakistan, precisamente nel distretto di Sheikhupura, nel Punjab. È l’ennesima, chiara dimostrazione dell’infernale trattamento ricevuto dalla comunità cristiana all’interno di questo Paese prevalentemente musulmano. E nel quale le due principali minoranze, quella indù e quella cristiana, raggiungono rispettivamente il 2 e l’1,5% della popolazione pakistana, costituita da circa 210 milioni di persone.

L’ennesima violenza

Torniamo alla vicenda della piccola Komal. La vicenda ha creato un terremoto all’interno dei movimenti pro diritti umani, tra cui lo Human Rights Focus Pakistan. La condanna degli attivisti è stata unanime. Peccato che lo stesso non possa dirsi per le autorità pakistane. Secondo quanto ricostruito dall’agenzia Asianews, la famiglia della bambina ha denunciato i fatti alla polizia in seguito all’esposto avanzato dallo zio della 12enne, Youhana Masih. Gli agenti non hanno effettuato indagini e, a una settimana dallo stupro, non ci sono stati arresti (le generalità di uno dei tre criminali sarebbero note, mentre gli altri due sono in attesa di essere identificati).

Per sostenere i cristiani che soffrono potete donare tramite Iban, inserendo questi dati:

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM

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Ma non è finita qui, perché non solo le autorità locali non sembrano voler punire i colpevoli; i poliziotti sono persino arrivati a mettere pressione sui genitori della bambina per silenziare le voci dei familiari. Il padre di Komal, Gulzar Masih, e la madre, Nasreen Gulzar, adesso chiedono giustizia. Nel corso di un’intervista, rilasciata sempre ad Asianews, hanno raccontato quanto avvenuto quel maledetto 28 dicembre. L’intera famiglia si era messa in viaggio per partecipare al matrimonio della figlia di Youhana Masih, nel villaggio di Kukar Gil. Durante il tragitto i genitori di Komal si sono accorti di essere seguiti. Poco prima di arrivare a destinazione è scattato l’agguato.

Una vicenda emblematica

I contorni della vicenda, purtroppo, non sono poi così dissimili a tanti altri episodi del genere avvenuti in Pakistan. Il copione è più o meno identico: donne, ragazze o addirittura bambine cristiane vengono rapite e violentate da assalitori fanatici. Molte vittime sono costrette a convertirsi all’islam, salvo poi sposare persone che non hanno mai incontrato prima. Altre vengono stuprate se non uccise.

Dal giorno dell’avvenuta violenza in poi,  “la nostra famiglia non è più libera di vivere nel villaggio e nella casa di origine in modo dignitoso. Ci sentiamo marchiati dalla vergogna perché il comportamento della gente nei nostri confronti è cambiato in maniera radicale. Le norme che regolano la vita qui non permetteranno più a Komal di vivere una vita normale“, ha raccontato il padre di Komal. La bambina, invece, “vive sotto la costante minaccia di essere sequestrata una seconda volta e al ricordo dello stupro subito inizia di nuovo a urlare”.

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