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Partirà oggi dalla Turchia la visita apostolica di Papa Leone XIV in Medio Oriente che lo porterà prima nel Paese euroasiatico e poi nel martoriato Libano oggetto nei giorni scorsi di rinnovati attacchi israeliani.

Leone XIV alla corte di Erdogan

Quello del Santo Padre è un viaggio importante tanto sul versante apostolico, perché si tratta di celebrare i 1.700 anni del Concilio di Nicea, quanto su quello politico-diplomatico, dato che riaffermerà la vocazione per la pace del Vaticano e della Chiesa cattolica e mirerà a consolidare un percorso teso a fare del dialogo interreligioso e del confronto tra i popoli uno strumento di pace. Una pace che manca al Medio Oriente anche in un contesto di precario cessate il fuoco a Gaza e in uno scenario che ha nella Turchia di Recep Tayyip Erdogan un attore dinamico e strategico.

Nicea, ieri e oggi

Del resto, celebrare l’anniversario del Concilio di Nicea in Turchia, come farà Leone, significa trasmettere un senso di unione e comunità: in quello che era allora l’Impero di Costantino, nel 325, a Nicea, furono definite le basi del canone cattolico, si stabilì la preghiera comune del Credo, si iniziò a parlare di Chiesa come di un’istituzione strutturata e con delle regole. E oggigiorno Leone XIV intende mandare assieme al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo un messaggio unitario che parli, al contempo, di pace e perseveranza.

In quest’ottica, il Vaticano conosce il ruolo decisivo della Turchia. Paese-ponte tra Oriente e Occidente, inserita tanto nel contesto della mediazione per Gaza quanto in una sottile e strisciante rivalità con Israele, Stato garante della nuova Siria targata Ahaad al-Sharaa, Paese Nato coinvolto però anche nella diplomazia a tutto campo tra Ucraina e Russia. Per Leone XIV come per Papa Francesco prima di lui la mediazione passa per la creazione di spazi di dialogo laddove attorno c’è il caos, e il valore d’uso e di scambio della Turchia per il Vaticano sta proprio nella sua capacità d’inserimento in molteplici scenari.

Come il Vaticano guarda al ruolo della Turchia

Non a caso i media dell’Oltretevere, soprattutto Vatican News, hanno presentato con attenzione il viaggio apostolico che partirà dalla Turchia. Il Paese è indicato col nome ufficiale in turco, Türkiye, in un lungo articolo che ricorda i viaggi precedenti di Paolo VI nel 1967, Giovanni Paolo II nel 1979, Benedetto XVI nel 2006, Francesco nel 2014. In particolare, è di grande attualità quanto disse Joseph Ratzinger nel 2006 da Efeso, citato apertamente da Vatican News:

Da Efeso, città benedetta dalla presenza di Maria Santissima – che sappiamo essere amata e venerata anche dai musulmani – eleviamo al Signore una speciale preghiera per la pace tra i popoli. Da questo lembo della Penisola anatolica, ponte naturale tra continenti, invochiamo pace e riconciliazione anzitutto per coloro che abitano nella Terra che chiamiamo “santa”, e che tale è ritenuta sia dai cristiani, che dagli ebrei e dai musulmani: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, destinata ad ospitare un popolo che diventasse benedizione per tutte le genti (cfr Gn 12,1-3). Pace per l’intera umanità!

Il richiamo al tema della pace e all’unità delle tre religioni monoteistiche è oggi più che mai saliente, vista la condizione critica che vive il Medio Oriente e visto che proprio in queste settimane dalla Siria al Libano diverse tensioni stanno mettendo a repentaglio il pur minimo simulacro di tregua manifestata dal precario cessate il fuoco a Gaza.

Un messaggio a Israele

In quest’ottica, non può che essere Israele il destinatario dell’allarme e della spinta a una maggior pacificazione interna a una regione che ha bisogno di convivenza pacifica sul piano politico, diplomatico e religioso per ottenere la stabilità, in un contesto in cui tutto si tiene. La Turchia preparerà la tappa critica in Libano, Paese alla “fine della pace” e che vede la sua sopravvivenza, e quella della concordia interna che tocca anche i cristiani locali, nelle mani dei decisori di ultima istanza degli equilibri regionali. Oggigiorno indicabili sostanzialmente a Ankara e Tel Aviv.

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