Tra i risvolti del viaggio di papa Francesco in Marocco, ce n’è uno che sembra intimorire più di un cittadino dello stato d’Israele. Tutto ruota attorno alla funzione politico – spirituale di Gerusalemme. Il pontefice argentino, nel corso della sua visita apostolica nella nazione nordafricana, ha lanciato un appello congiunto. A concordare con  Jorge Mario Bergoglio e con la sua visione sul futuro della Città Santa, è stato il re Mohammed VI. L’altro sottoscrittore di una dichiarazione che, prescindendo dal contenuto, rimane storica.

L’appello si propone di perseguire più di un fine, ma è il complesso del testo a spaventare qualche esponente religioso della comunità ebraica: tutelare i luoghi sacri di Gerusalemme – dicono il Santo Padre e il re del Marocco – , ma consentendo pure l’accesso e la libertà di culto a tutte e tre le religioni monoteiste. Gerusalemme, insomma, deve divenire il centro focale, l’omphalos – avrebbero detto i greci antichi – della multi religiosità. Il che fa il paio con il multiculturalismo, che è l’altro macro tema ricorrente nella pastorale del gesuita.

Una capitale condivisa da cristiani, ebrei e musulmani, senza troppi distinguo di sorta: questo è l’obiettivo della proclamazione. Sullo sfondo ci sono le modalità scelte dal vescovo di Roma nella dialettica col mondo musulmano. Non è un mistero: l’atteggiamento del papa nei confronti della religione islamica non è benvisto da tutti. Dall’elezione al soglio di Pietro dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, le relazioni tra Islam e Vaticano sono molto cambiate. Il grande imam di al – Azhar aveva rotto con Joseph Ratzinger e con la Santa Sede. Adesso tra le parti c’è un’interlocuzione continua.

Tornando all’accorato appello per Gerusalemme, sappiamo come l’eco sia giunto pure in Italia: il quotidiano Libero ha posto l’accento sulle risposte pubblicate su Moked, che è il “portale dell’ebraismo italiano”. Non c’è unanimità di vedute, ma vale la pena sottolineare come, per alcuni, la mossa di Bergoglio rappresenti un “attacco alla sovranità d’Israele”. Tra le reazioni citate, c’è quella del demografo Della Pergola: “Visto che Gerusalemme è di tutti – si legge su Moked – , allora anche il Vaticano sia di tutti. Aspettiamo quindi con impazienza l’apertura di una sinagoga e di una moschea all’interno del suo territorio, così da assicurare libertà di culto a tutti i fedeli delle religioni abramitiche”.

Se la Città Santa di Gerusalemme è chiamata ad accogliere le istanze di tutte e tre le confessioni monoteiste, insomma, anche la Santa Sede dovrebbe rendersi disponibile nel medesimo senso. E il papa, per essere coerente, dovrebbe allargare i confini spirituali dello Stato che presiede. Quasi come se alcuni ebrei fossero preoccupati per la priorità, in termini di dialogo, che il pontefice della Chiesa cattolica sembra aver riservato, sin dall’inizio del suo pontificato, al mondo musulmano.