In India non c’è più posto per i musulmani. Da quando Narendra Modi è stato confermato primo ministro del Paese, vincendo le ultime elezioni parlamentari andate in scena lo scorso maggio, sono aumentati gli episodi di intolleranza nei confronti delle minoranze religiose. In realtà i nazionalisti indù hanno sempre avuto una retorica aggressiva contro gli altri fedeli, una retorica che spesso è sfociata in vere e proprie azioni violente. Pochi giorni fa, ad esempio, nello stato orientale del Jharkhand alcuni induisti hanno legato a un palo un ragazzo musulmano, lo hanno pestato a sangue e costretto a invocare una divinità del pantheon induista; la vittima è poi deceduta per i traumi ricevuti.

Aumenta la violenza contro i musulmani

Secondo quanto riportato dalla Bbc, la violenza religiosa sta contagiando un po’ tutta l’India. Lo scorso giugno è stato il mese più sanguinoso, con diversi attacchi registrati all’indirizzo dei musulmani. L’accusato principale di alimentare un simile clima d’odio è il Bharatiya Janata Party (Bjp) di Modi, ultranazionalista e induista. In India vivono poco più di un miliardo di persone, l’80% delle quali induista; i musulmani, pur essendo appena 172 milioni, sono un bersaglio mobile. Dal maggio 2015 al dicembre 2018, afferma un report di Human Rights Watch, sono state uccise 44 persone in 12 stati indiani per episodi di intolleranza, e 36 di queste erano musulmani; si contano inoltre 280 feriti e oltre 100 incidenti. Numeri che hanno spinto le Nazioni Unite a constatare come in India vi sia stato un sostanziale “aumento delle molestie nei confronti delle minoranze, in particolare musulmani e gruppi svantaggiati ed emarginati”.

Il ruolo del Rashtriya Swayamsevak Sang

Modi non ha fatto niente per cambiare la situazione, anzi ha alimentato lo storico risentimento anti islamico per compattare ancora di più i propri elettori. Ma a supportare il leader indiano nella sua crociata contro i musulmani troviamo il Rashtriya Swayamsevak Sang, meglio noto come Rss. Si tratta di un’organizzazione di volontariato paramilitare che raccoglie circa 4 milioni di induisti ultranazionalisti, capace di influenzare la linea politica del Paese. Alcuni membri del gruppo, fondato nel 1925, ricoprono cariche istituzionali del governo in carica, tra cui lo stesso Modi, il presidente e il vicepresidente dell’India. Il ruolo del Rss è molto più di quello che dovrebbe avere una normale associazione; il gruppo è in realtà il mentore ideologico del Bjp, tanto – sostiene il South China Morning Post – da aver addirittura impostato l’agenda del governo Modi.

Un futuro incerto

I musulmani temono per il loro futuro e credono che il clima possa addirittura farsi più pesante. Se anche il presidente della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ha sottolineato come il Congresso statunitense sia preoccupato per il trattamento dei musulmani in India, vuol dire che Modi ha veramente superato ogni limite. Nuova Delhi vive su un equilibrio sociale interno fragilissimo e l’azione politica di Modi ha contribuito a romperlo sempre di più, giorno dopo giorno; bisognerà capire se il Paese riuscirà a trovare una nuova quadratura del cerchio, uscendo dalla spirale di intolleranza e violenza in cui è finito.