Una figura femminile, vestita di bianco e con la faccia coperta da lunghi capelli neri. Bene: dimenticatevi l’immagine preconfezionata del fantasma standard presente nel cinema asiatico, la stessa filtrata anche in Occidente grazie ai film dell’orrore vietati ai minori. Dimenticatevi anche il contesto all’interno del quale siete sempre stati abituati a immaginare queste spaventose presenze: case moderne, costruite in quartieri di città apparentemente senza alcuna storia (i cosiddetti non-luoghi), oppure ospedali e manicomi asettici. La vera tradizione asiatica è ricchissima di storie verosimili che ruotano attorno ai fantasmi, molto più che semplici reincarnazioni spirituali di persone passate a miglior vita.

Spiriti del genere sono radicati nella tradizione millenaria di Paesi come Corea, Cina e Giappone. Fanno parte del loro folklore e incarnano leggende e credenze resistite all’avvento della modernità. Per capire di che cosa stiamo parlando dobbiamo spegnere la televisione e immergerci nel passato. Le usanze giapponesi contano migliaia e migliaia di creature mitologiche, dagli spiriti ai fantasmi, passando per orchi e mostri di ogni tipo.

In generale, il termine Yokai viene utilizzato per riferirsi agli esseri sovrannaturali del folklore nipponico. Fin da tempi immemori, i giapponesi erano soliti compilare raccolte di Yokai in quelle che oggi potrebbero tranquillamente essere definite enciclopedie. Questi cataloghi contenevano, pagina dopo pagina, tutte le notizie più importanti relative a spiriti, demoni e divinità di ogni tipo. Molti volumi sono stati smarriti, altri sono invece arrivati fino a noi alimentando strane leggende.

Che cosa sono gli Yokai

Secondo alcune fonti, la maggior parte degli Yokai è stata creata a partire dal XVI secolo. In precedenza, queste figure erano semplicemente considerate forze maligne invisibili senza alcuna forma fisica. La situazione cambiò in epoca Muromachi (1392-1573), intorno al 1500, quando iniziarono a essere dipinti i primi rotoli raffiguranti demoni e creature di ogni tipo. Nel periodo Edo, tra il 1600 e il 1868, furono aggiunti nuovi Yokai, e tutti iniziarono ad essere associati a storie e caratteristiche ben precise.

Il termine Yokai è formato da yo, “maleficio” e kai, cioè “manifestazione inquietante”. La sua traduzione italiana può essere resa con i termini “spettri”, “demoni” o “apparizioni”. Diciamo che la parola giapponese indica tutte le creature soprannaturali presenti nella mitologia nipponica. Esistono molteplici tipologie di yokai: troviamo i malvagi oni, gli spiriti, le ingannatrici kitsune, le chimere, ma anche personaggi innocui e benauguranti. Ognuno ha particolari poteri soprannaturali, e le creature possono cambiare forma, mescolarsi agli esseri umani o addirittura terrorizzare le persone fino a ucciderle.

Un “mostruario” pronto all’uso

Per districarsi nel labirinto degli Yokai, tra demoni e fantasmi giapponesi, può essere utile affidarsi a Storie di fantasmi del Giappone. Stiamo parlando dell’ultimo libro pubblicato dall’editore L’Ippocampo, un testo fondamentale che contiene una raccolta di storie e leggende folkloriche, collezionate a suo tempo da Lafcadio Hearn, scrittore greco-irlandese poi naturalizzato giapponese con il nome di Koizumi Yakumo.

Il volume è illustrato dal francese Benjamin Lacombe, uno dei più importanti illustratori contemporanei. All’inizio del ‘900, Hearn fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese. Qui, in estremo oriente, lo scrittore iniziò a trascrivere storie di fantasmi nipponici e leggende tramandate nel corso dei secoli. Adesso gran parte della sua produzione è stata inserita in Storie di fantasmi del Giappone, una preziosa guida utile per conoscere tutti i fantasmi del Sol Levante. E, possibilmente, per non farsi cogliere impreparati da presenze sinistre.