Protegge i pescatori e i marinai dalle intemperie del mare. Statue più o meno grandi la raffigurano come una giovane donna vestita di rosso, talvolta dotata di una corona e spesso accompagnata da due guardiani noti come Shunfeng Er e Qianli Yan. L’aspetto più interessante è che la Dea Mazu, figura sacra nella mitologia cinese, viene venerata tanto nella Cina continentale – soprattutto nelle province dello Zhejiang, del Fujian, del Guangdong e di Haijan – quanto a Taiwan.
Secondo la leggenda, la fanciulla nacque nel Fujian nel X secolo con il nome di Lin Moniang e una capacità particolare: quella di prevedere gli eventi, nello specifico i disastri marittimi, in una regione in cui tifoni e terribili tempeste sono all’ordine del giorno (ancora oggi). La ragazza avrebbe utilizzato i suoi poteri mistici per salvare i parenti, il padre e i fratelli, tutti pescatori, da un naufragio. Da quel momento in poi, e in seguito alla sua morte, Lin sarebbe stata considerata una divinità dalla maggior parte degli uomini di mare dell’Asia orientale.
Nonostante le sue radici nella terraferma e le tensioni geopolitiche tra Pechino e Taipei, Mazu – questo il nome della Dea – è ampiamente venerata a Taiwan. Ogni anno la sua statua viene portata attraverso le strade dell’isola in un tour di più giorni. I devoti accolgono la Dea del Mare prostrati: c’è chi piange, chi sostiene di essere stato guarito da un brutto male, chi va in trance spirituale. Il tempio più importante dedicato a Mazu, nonché la sua casa originaria, si trova però a Meizhou, nel sud della Cina. Per milioni di fedeli taiwanesi è fondamentale effettuare un pellegrinaggio in questo luogo sacro almeno una volta nella vita.

“Ci sentiamo tutti figli di Mazu”
“Ci sentiamo figli di Mazu, quindi è come se stessimo accompagnando nostra madre a visitare la sua casa ancestrale. Sono stato in Cina così tante volte che ogni volta che ci vado, è come se se stessi a casa, sono nel mio Paese”, ha dichiarato alla Bbc Chang Ke Chung, un fedele taiwanese di Mazu che gestisce uno dei tanti templi dedicati alla Dea del Mare e presenti a Taiwan.
Ebbene, questa esigenza spirituale, ovvero la necessità di visitare i luoghi sacri di Mazu situati dall’altra parte dello Stretto di Taiwan, è comune a milioni e milioni di cittadini taiwanesi. Pechino è ben felice di accogliere i suoi connazionali. Anzi: ha capito che può far leva su Mazu per superare le divergenze politiche con quella che il Governo cinese considera una “provincia ribelle”.

Dall’altro lato Taipei è preoccupata per questa dipendenza religiosa che non sembra conoscere limiti o barriere dettate da indipendenze, autonomie e riunificazioni. Il motivo? Semplice: la Cina spera che Mazu, così come altre divinità venerate da cinesi e taiwanesi, possa spingere un crescente numero di isolani ad identificarsi con la Repubblica Popolare Cinese, in un processo di soft power che potrebbe agevolare la riunificazione pacifica.
Secondo uno studio pubblicato da Foreign Policy Analysis, alcuni ricercatori di Taiwan hanno identificato un legame tra la densità dei templi urbani dedicati a Mazu nella città portuale taiwanese di Kaohsiung e la quota di residenti che hanno appoggiato il Kuomintang (KMT, il partito nazionalista taiwanese desideroso di avere un dialogo con Pechino, a differenza dell’attuale Partito Democratico Progressista che spinge per il muro contro muro) alle elezioni. Questo significa che esisterebbe una “relazione significativa” tra voti elettorali pro Cina e la venerazione di Mazu nelle aree urbane.
Soft power religioso
Il dossier Mazu, se così può essere definito, è gestito dal Fronte Unito, il ramo del Partito Comunista Cinese responsabile degli affari religiosi che offre viaggi sovvenzionati a Taiwan per consentire ai fedeli sull’isola di visitare i siti di pellegrinaggio della Dea del Mare in Cina. Vale per tutti, in teoria, anche se i taiwanesi che non votano per il KMT, avrebbero meno possibilità di poter pregare nei templi di Mazu nella Mainland.
Negli ultimi anni le autorità cinesi hanno chiesto l’espansione degli scambi religiosi tra i due lati dello Stretto in nome di una spinta per lo “sviluppo integrato reciproco”, una formula che preclude un avvicinamento tra Pechino e Taipei.
A ben vedere, Mazu è un minimo comun denominatore anche di Xi Jinping e William Lai. Quando era governatore del Fujian, tra la fine degli anni ‘90 e i primi Duemila, Xi ha stanziato 2 milioni di yuan (274.000 dollari) per costruire una piazza pubblica a Meizhou – la piccola isola vicino alla costa dove è nata la donna dietro la leggenda di Mazu – “in modo che arrivino più compatrioti taiwanesi”. A sua volta presidente taiwanese Lai è un fedele devoto a Mazu fin dall’infanzia ed è solito pregare nei suoi templi per la “stabilità” di Taiwan. La dea, intanto, ogni anno attira da Taiwan a Meizhou più di 200.000 visitatori.


