Un’offensiva di pace sul solco di quanto tracciato dal suo predecessore e in nome del dialogo religioso oltre che politico: su Gaza come sull’Ucraina Papa Leone XIV ha messo in campo una precisa strategia diplomatica e pastorale che mira a far realizzare il proposito di “far guardare i nemici negli occhi” e assecondare ogni possibilità di edificazione di ponti diplomatici. Ponti da gettare anche sopra l’abisso, anche nel pieno di fasi violente e complesse, perché questo è il compito che si è prefissata la Chiesa Cattolica e che anima la diplomazia dello Stato della Città del Vaticano.
L’abbraccio tra l’attivista israeliano e quello palestinese in nome del dialogo
L’incontro di ieri di Robert Francis Prevost con due attivisti per la pace, un israeliano e un palestinese, nella giornata di ieri ha dato una dimostrazione simbolica di questa attenzione. Come spiega Vatican News, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico ieri Papa Leone XIV ha ricevuto i fautori dell’iniziativa “Arena di Pace“. Tra loro, sottolinea il media vaticano ” anche l’israeliano Maoz Inon, al quale sono stati uccisi i genitori da Hamas, e il palestinese Aziz Sarah, al quale l’esercito israeliano ha ucciso il fratello, e che ora sono amici e collaboratori”, che “furono i protagonisti di quello storico e coraggioso abbraccio un anno fa a Verona, alla presenza di Papa Francesco, che resta, come ammette Prevost, testimonianza e segno di speranza”.
La linea della Santa Sede è sempre stata questa: i ponti sono tanto più necessari quanto più profondo è l’abisso che bisogna superare. L’abbraccio tra Inon e Sarah è stato la materializzazione del sogno di un dialogo profondo che grandi intellettuali in Israele (Amos Oz, Abraham Yeoshua) e nel campo palestinese (Sari Nusseibeh) hanno a lungo perorato e che le stragi del 7 ottobre 2023 compiute da Hamas nello Stato Ebraico prima e la feroce campagna di bombardamento e devastazione di Gaza da parte di Tel Aviv poi hanno rischiato di seppellire.
Leone XIV e la sfida della pace
Per Leone XIV, nei giorni in cui peraltro la guerra raggiunge il suo apice in termini di drammaticità umana e di violenza, mostrarsi al fianco dei due testimoni, prime vittime della violenza insensata e primi suoi oppositori, è indicativo e riafferma la linea della Santa Sede: ferma condanna alle violenze a Gaza, che Papa Francesco aveva chiesto di indicare se potenzialmente definibili come “genocidio”, senza che questo escluda la ricerca di una soluzione diplomatica che sani i traumi del 7 ottobre. E pensare che a Papa Francesco tutto questo era costato, dal lato israeliano, l’accusa di connivenza con Hamas, se non addirittura di antisemitismo.
Se Papa Francesco aveva, con la sua pastorale radicalmente evangelica, concentrato il suo messaggio sull’amplificazione del grido degli ultimi e dei diseredati, delle vittime dei conflitti e dei dimenticati, Papa Leone XIV parte da questa prospettiva per teorizzare la coerente edificazione di “istituzioni di pace”, tra gli Stati e le collettività da un lato e, soprattutto, tra gli umani dall’altro.
Da “impero morale”, il Vaticano applica in campo diplomatico le prescrizioni della dottrina sociale della Chiesa e Leone XIV ha ricordato, richiamando San Giovanni Paolo II, la natura di “bene indivisibile” della pace, riaffermando la necessità di istituzioni umane orientate alla pace: “la pace autentica è quella che prende forma a partire dalla realtà (territori, comunità, istituzioni locali e così via) e in ascolto di essa”, ha dichiarato il pontefice panamericano, aggiungendo che “proprio per questo ci rendiamo conto che questa pace è possibile quando le differenze e la conflittualità che comportano non vengono rimosse, ma riconosciute, assunte e attraversate”. Per Papa Leone XIV il male e la violenza non prevarranno se si avrà la forza di rimuoverne le cause profonde e di mettere in campo sforzi umani, politici e culturali per capire l’altro da sé.
Costruire ponti è oggi una necessità non solo metaforica nei rapporti tra i popoli. Tra conflitti, crisi sistemiche, tensioni economiche e rivalità tra potenze in ogni sfera della proiezione strategica a disposizione degli attori globali l’appello di Papa Leone XIV scuote le coscienze. Noi di InsideOver lavoriamo per essere pontieri e provare a costruire un’informazione che sappia innalzare il livello del ragionamento e non quello dello scontro, a favorire il confronto e non la rivalità muscolare. Se vuoi sostenere la nostra missione, abbonati!
Rompere il circolo della vendetta
“Quando coloro che hanno subito ingiustizia e le vittime della violenza sanno resistere alla tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace”, ha detto il Papa citando gli attivisti protagonisti del celebre abbraccio. Spezzare il circolo vizioso della violenza parte dalla capacità di “disarmare i cuori e le menti” e rimettere l’umanità al centro. Parliamo di uno sforzo che la Santa Sede è disposta a incentivare con tutte le sue forze e che appare ancora più fondamentale oggi che appare inattuale e lontano dalla narrazione di violenza e divisionismo animante la Terrasanta (ma si potrebbe estendere il caso ad altri scenari).
Ad oggi, solo da un dialogo che coinvolga istituzioni e popoli può sorgere la strada della pace. Gli israeliani dovranno capire la natura rovinosa delle pulsioni nazionaliste, messianiche e populiste che scuotono la società dello Stato Ebraico e porvi un argine, rinunciando a soluzioni massimaliste della guerra a Gaza. In Palestina si dovrà fare un grande sforzo per mettersi alle spalle i traumi dell’oggi e trovare la possibilità di tornare a dialogare con l’altro da sé, come Yasser Arafat seppe fare con Yitzhak Rabin nel processo che portò agli Accordi di Oslo del 1993 e al sogno di una soluzione a due Stati concretizzabile. In Terrasanta, la Chiesa cattolica, presidiata dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, è pronta a fare la sua parte come fautrice d’incontri e confronti. Per gettare ponti di pace per edificare il domani sopra il profondo abisso dell’oggi. Riscoprendo lo scandalo di parlare di pace in un mondo che blatera parola di guerra.
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