Le radici cristiane no, le radici islamiche si. L’Unione europea decide di finanziare una mostra intitolata “L’Islam è parte della nostra storia!” ma allo stesso tempo decide di ignorare in tutte le sue forme le proprie radici giudaico cristiane in nome di un laicismo a senso unico.

2,5 milioni è la cifra del budget europeo assegnata per sponsorizzare questa esibizione a Bruxelles al fine di “rafforzare il legame tra l’islam e l’Europa,” si legge in un opuscolo che invita a visitarla.

“Vogliamo spiegare a tutti i cittadini che l’islam ha contribuito sostanzialmente allo sviluppo della civilizzazione europea da più di tredici secoli”, dice Isabelle Benoit, una delle curatrici della mostra.

Il progetto è volto a marcare l’influenza dell’Islam nella cultura Europea focalizzandosi sugli aspetti positivi quali l’architettura, la medicina, la musica e la letteratura.

Vi sono schermate interattive, opere, oggetti e manufatti per evidenziare l’eredità islamica durante il periodo di occupazione araba dell’Europa, l’occupazione dei Balcani da parte dell’Impero Ottomano, fino ad arrivare all’epoca della decolonizzazione.

Ad accogliere i visitatori, per esempio, vi è la Giralda, la torre campanaria della cattedrale di Siviglia, come se fosse interamente un’opera architettonica islamica, ignorando le modifiche sostanziali apportante nel periodo rinascimentale su commissione dei cristiani spagnoli.

Non mancano anche riferimenti all’attuale flusso migratorio da Paesi prevalentemente di religione mussulmana con un’opera che commemora i migranti affogati nelle acque del Mar Mediterraneo e riferimenti alle minacce del terrorismo islamico, con una valigia Louis Vuitton e una bomba finta all’interno.

Ed è così che nell’Europa del politicamente corretto, è accettato fare riferimento e sponsorizzare un’esibizione per rimarcare le radici islamiche dell’Europa ma è vietato citarne quelle cristiane.

Nella nuova “Casa della cultura europea”, recentemente inaugurata a Bruxelles a un “modico” costo di 56 milioni, non vi è alcun riferimento al ruolo della religione cristiana e all’influenza che il cristianesimo ha avuto nella formazione dell’attuale società occidentale. Tutto volutamente dimenticato.

Chissà cosa possono pensare di questa Europa che si vergogna della croce, quei cristiani che in Medio Oriente combattono per la sopravvivenza del cristianesimo nella loro terra, che con orgoglio portano crocifissi, rosari e facce di Gesù Cristo tatuate sulla loro pelle a rischio anche della morte.

“La nostra identità affonda le sue radici in millenni di storia. Una storia indissolubilmente legata a quella del Cristianesimo”, ha affermato il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani lo scorso sabato davanti a Papa Francesco durante la conferenza “Ripensare l’Europa: contributo cristiano al futuro dell’Ue”. “Solo riscoprendo la forza di questa identità, possiamo davvero aprirci al confronto con gli altri e accettarne la diversità. Non è togliendo i crocifissi dalle scuole, rinunciando ad essere quello che siamo, che si tutela la diversità dell’altro” ha poi rilanciato.

Chissà se un cambio di rotta, possa avvenire proprio grazie ad un italiano che ora siede su uno dei gradini più alti delle istituzioni comunitarie.

Uno dei padri fondatori dell’Europa Robert Schuman diceva “o l’Europa sarà cristiana, o non sarà.” Ed ecco perché questa Unione europea con lingue e tradizioni diverse, deve individuare e riconoscersi nel denominatore comune che è il cristianesimo. Solo la riscoperta di un’identità comune potrà dare all’Europa quell’anima e quel senso di appartenenza per rivitalizzare il progetto europeo e non lasciarlo andare alla deriva da singoli egoismi.