Isaac Herzog, presidente di Israele dal 2021, sarà domani in Vaticano per incontrare Papa Leone XIV. Il Santo Padre riceverà il capo di Stato di Tel Aviv in una fase critica per la situazione politica del Medio Oriente e la tutela della posizione della Chiesa cattolica in Medio Oriente. I bombardamenti che hanno toccato la parrocchia di Gaza, l’assertività militare e politica del governo di Benjamin Netanyahu e l’interventismo tra Iran, Siria, Libano e Yemen oltre che in Palestina, la durezza del confronto diplomatico anche con storici alleati dello Stato Ebraico hanno incendiato gli animi e messo sotto pressione gli sforzi di mediazione della Santa Sede.
La linea di pace del Vaticano in una guerra brutale
Il Vaticano perora da tempo una linea chiara, blindata dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin al passaggio tra il pontificato di Papa Francesco e quello di Leone XIV: spingere per una pace giusta condannando i massacri di Gaza e chiedere sia l’applicazione di un cessate il fuoco duraturo che apra la strada alla soluzione a due Stati sia la liberazione dei rimanenti ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre 2023. L’incontro tra Herzog e Leone XIV riuscirà a dare spunti per un avvicinamento ad essa? Staremo a vedere.

Quel che è certo è che si tratta di una visita in Vaticano decisamente delicata e critica. “Una fonte nella residenza presidenziale ha affermato che Herzog avrebbe dovuto incontrare papa Francesco durante una visita in Italia prima che il defunto pontefice si è ammalasse e morisse“, nota il Times of Israel, sottolineando come la fase finale del pontificato di Jorge Mario Bergoglio fosse stata contraddistinta dall’amplificazione delle critiche sulla condotta bellica di Tel Aviv e da un parallelo irrigidimento israeliano, manifesto dal sostanziale boicottaggio di ogni condoglianza dopo la sua morte ordinato dall’esecutivo di Netanyahu.
Israele alla prova del Vaticano
Papa Francesco ha condannato fino all’ultimo respiro, anche nel messaggio finale inviato nel giorno di Pasqua, l’antisemitismo globale ma si è trovato colpito dagli anatemi israeliani per la sua solidarietà con Gaza. Leone XIV si troverà di fronte il capo dello Stato di un Paese a cui il post-7 ottobre 2023 ha sollecitato una profonda mutazione genetica in senso etno-nazionalista, identitario e autoreferenziale.
Un Israele con cui, però, il confronto appare oggi più che mai necessario per sostenere gli sforzi del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, di mantenere viva la testimonianza dei cristiani d’oriente, difendere i fedeli dall’ostilità della frangia ebraica ultraortodossa e coltivare speranze di pace.
Per Herzog, inoltre, la prospettiva che si apre è quella di poter dimostrare al mondo che esista un’altra Israele oltre a quella arrivata al redde rationem totale a Gaza con i piani di occupazione totale e smantellamento della Striscia. Il presidente che firmava le bombe destinate alla Striscia ora percepisce che una nuova stagione potrebbe aprirsi se si dimostrerà l’esistenza di alternative a Netanyahu.
Il senso della visita in Vaticano per Herzog
Il Partito Laburista di cui è stato esponente di spicco non esiste più, confluito nel 2024 nella nuova forza de I Democratici, ma esiste la prospettiva che future elezioni e il post-guerra aprano uno spiraglio per disarcionare Netanyahu e mostra l’evoluzione di nuovi equilibri, con figure come il rientrante Naftali Bennett e l’ex capo del Mossad Yossi Cohen che nutrono ambizioni di leadership.
Per Herzog, mostrare un volto più cauto del Paese è d’interesse politico per il prosieguo di una presidenza che durerà fino al 2028 e rischia di trasformarsi in una marcia logorante. Il dialogo col Vaticano, in quest’ottica, può risultare funzionale anche per mandare un messaggio distensivo a quelle comunità e minoranze in Israele e Palestina che temono la deriva etno-nazionalista di Tel Aviv.
La Sala Stampa vaticana ha precisato che è stato Herzog a chiedere l’incontro, perché “è prassi della Santa Sede acconsentire a richieste di udienza rivolte al Pontefice da parte di capi di Stato e di governo, non è prassi rivolgere loro inviti”. Acconsentirvi ha una ragione politica e spirituale. Per Leone XIV l’obiettivo è quello di consolidare il sentiero della pace anche dove esso sembra più impervio.
Il Papa: “preparare istituzioni di pace”
Leone, parlando ai movimenti per la pace nella Sala Clementina il 30 maggio scorso, ha detto che “c’è troppa violenza nel mondo, c’è troppa violenza nelle nostre società” e “quando coloro che hanno subito ingiustizia e le vittime della violenza sanno resistere alla tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace”.
Per questo Leone XIV ha sentito di recente Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese che detiene la legittima rappresentanza del Paese e di cui spesso Hamas usurpa immagine e ruolo di portavoce della causa del suo popolo, e per questo ora si incontra con Herzog, nella consapevolezza che solo dalle istituzioni israeliane può venire un freno reale alla spirale di violenza delle forze armate.
“Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace”, aggiunse, sottolineando che “ci rendiamo sempre più conto che non si tratta solo di istituzioni politiche, nazionali o internazionali, ma è l’insieme delle istituzioni – educative, economiche, sociali – ad essere chiamato in causa”. No all’etno-nazionalismo, no al terrorismo, no alla violenza come regola.
Sì al dialogo e ai ponti, a una soluzione a due Stati per cui l’ultima speranza passa per un cessate il fuoco, la risoluzione della carestia a Gaza, lo stop alla pulizia etnica dei palestinesi e la loro emancipazione dell’autoritarismo di Hamas. Un vasto programma, ma leggere il segno dei tempi per la Chiesa passata da Francesco a Leone in continuità come attore di mediazione e pace impone scelte scomode e vie difficili. Anche su conflitti che sembrano, a prima vista, irrisolvibili.
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