In Brasile non si può ancora parlare di situazione epidemica, sebbene i casi ufficialmente accertati stiano aumentando di giorno in giorno. L’ultima stima disponibile, del 9 marzo, riferisce di 893 casi sospetti, ma quelli confermati sono soltanto 34, concentrati nella regione di San Paolo.

Le caratteristiche del virus, che è estremamente volatile, hanno reso possibile che si espandesse da Wuhan al resto del mondo in poco meno di un mese, perciò la sottovalutazione della sua pericolosità potrebbe far scivolare il gigante sudamericano nel baratro. E in questo contesto ricco di incognite, rischi ed incertezze, un ruolo fondamentale lo stanno giocando, e lo giocheranno, le sette cristiane, proprio come in Corea del Sud.

La risposta delle sette al Covid-19

Porto Alegre, primo marzo. I leader della “Cattedrale Globale dello Spirito Santo”, popolarmente nota come la “Casa dei Miracoli”, organizzano un evento a porte chiuse, ossia per i soli fedeli, teso a dimostrare come combattere il coronavirus con la fede. L’evento viene ampiamente pubblicizzato attraverso manifesti, affissi per le strade, e il nome scelto è molto emblematico: “O poder de Deus contra o coronavirus“, che letteralmente significa “Il potere di Dio contro il coronavirus”.

I leader della Casa dei Miracoli, gli auto-proclamati profeti Silvio e Maria Ribeiro, promettono di rendere i fedeli immuni al Covid-19 attraverso un olio speciale, da loro santificato, che verrà dato loro nel corso dell’evento. La segretezza tipica delle sette impedisce alle autorità di venire a conoscenza di ulteriori dettagli, di cosa sia accaduto effettivamente quella sera, se la coppia di presunti profeti abbia domandato ai fedeli, come si presume, del denaro in cambio del vaccino divino.

Il ministero pubblico dello stato di Rio Grande do Sul apre un’indagine a carico della coppia, per verificare l’esistenza dei presupporti per procedere alla formalizzazione delle accuse di truffa e abuso della credulità popolare, ma anche per mandare un chiaro segnale al panorama nazionale delle sette evangeliche, che sono ormai le vere protagoniste della scena religiosa brasiliana e sono note per l’organizzazione di controverse messe di guarigione destinate ad ogni tipo di ammalato e portatore di handicap.

Sul caso, infatti, è intervenuto anche il ministero della Salute, invitando la popolazione a non cedere alla tentazione di affidarsi alle cure miracolose offerte dai curanderos e dai pastori-profeti che stanno spopolando nel paese. Il rischio che le sette si trasformino in veicoli dell’epidemia è molto forte: è accaduto in Spagna, è accaduto in Francia, ed è accaduto in Corea del Sud.

Il precedente sudcoreano

La Corea del Sud è, attualmente, il paese più colpito dal Covid-19, insieme a Cina, Italia e Iran, ma ciò che la rende unica è il modo in cui l’epidemia è esplosa. Fra il 9 ed il 16 febbraio, la cosiddetta “paziente 31“, partecipa a due funzioni celebrate dal movimento religioso di cui fa parte, la Chiesa di Gesù Shincehonji, decidendo di sottoporsi ad un test diagnostico soltanto con il peggiorare del suo quadro clinico.

Quando arriva il responso di positività è troppo tardi: in pochi giorni il numero dei contagiati aumenta nell’ordine delle migliaia, la maggior parte di loro sono seguaci della chiesa di Shincheonji o persone venute a contatto con essi, e nell’intero paese appaiono focolai epidemici.

La situazione viene ulteriormente complicata dall’elevato livello di segretezza che caratterizza la setta: i fedeli fanno il voto del silenzio nel momento di entrare a farvi parte, e lo stesso governo, infatti, non dispone di numeri ufficiali, i membri potrebbero essere fra i 250mila e i 500mila, e partecipano attivamente alla vita comunitaria della chiesa, che nel paese poggia su una rete di 1.100 strutture per l’esercizio del culto.

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