Il governo russo è impegnato in una lotta senza sosta contro le varie forme di settarismo religioso che negli anni recenti si sono ramificate nel paese, diventando delle minacce per la sicurezza nazionale per via della loro appartenenza a reti transnazionali, per la possibile strumentalizzazione da parte di potenze straniere ostili, e per la manipolazione psicologica esercitata sui membri.

La guerra al settarismo non riguarda soltanto le sigle legate al mondo dell’islam politico, come la pericolosa Hizb ut-Tahrir, ma anche nuovi movimenti religiosi, come la chiesa di Scientology, e confessioni fondamentaliste del cristianesimo, come i Testimoni di Geova.

La linea dura contro i testimoni di Geova

Nei giorni scorsi un cittadino russo, Sergei Klimov, è stato condannato a sei anni di carcere da un tribunale di Tomsk per il suo coinvolgimento di alto profilo nell’organizzazione delle attività dei testimoni di Geova. In seguito ad una sentenza dell’aprile 2017 della corte suprema russa, infatti, sono stati dichiarati fuorilegge i 395 enti operanti nel paese che sono legati al “Centro“, che è l’organizzazione che dal 1991 gestiva la rete affaristica e comunitaria dei testimoni di Geova.

Secondo i giudici, il Centro è categorizzabile come un’organizzazione estremista, impegnata in attività di proselitismo e propagandistiche antinazionali, nella diffusione di letteratura d’odio e nel supporto finanziario di altre entità sovversive. Era dai primi anni 2000 che Fsb e polizia monitoravano il Centro per le presunte attività estremiste e, dopo aver registrato il compimento di azioni violente e l’abitudinarietà di sermoni antigovernativi e suprematisti, e accertato l’aggiramento continuo del divieto sull’importazione e distribuzione di materiale prodotto dalla casa madre del gruppo religioso, La torre di guardia, il ministero della giustizia si era rivolto alla corte suprema, chiedendo se esistessero i presupposti di una messa al bando per violazione dei diritti costituzionalmente garantiti dalla libertà di religione e coscienza.

Nell’immediato dopo-sentenza, le autorità hanno lanciato una vasta campagna repressiva tesa a fare terra bruciata attorno le entità e le personalità ruotanti attorno al Centro che, nel corso di più di 700 blitz, ha condotto all’apertura di 275 casi giudiziari, all’arresto di 44 persone, e al ritrovamento di armi.

Le operazioni si sono rapidamente estese dalla Russia metropolitana alle periferie, come il Daghestan, portando alla scoperta di elementi che, se propriamente letti, possono aiutare a comprendere il quadro generale della situazione e le ragioni dell’elevata pressione investigativa.

Negli ultimi cinque mesi, le indagini della sezione daghestana del Fsb hanno condotto all’arresto di 10 persone, di cui 4 già condannate, e allo scioglimento di 15 cellule. Secondo il materiale probatorio raccolto in due anni di pedinamenti e intercettazioni, le organizzazioni erano impegnate in attività di proselitismo tra la popolazione e in un’intensa campagna antigovernativa ed antirussa, ma il fatto più significativo è che, tutte, ricevessero finanziamenti dall’estero e i loro stessi leader avessero ricevuto una specifica formazione fuori dal paese.

La sentenza della corte suprema non ha bandito la confessione in sé, perciò partecipare alle funzioni religiose o essere un testimone di Geova non è causa automatica d’arresto. Ciò che la sentenza ha dichiarato illegali sono le attività del Centro, perché provate essere intrinsecamente politiche (antigovernative) ed estremiste (anti-ortodosse e anti-russe), quindi un pericolo per il fragile equilibrio multinazionale e multireligioso su cui si regge il paese perché miranti a creare divisione fra etnie e religioni e all’indottrinamento della società civile.

Non è remota la possibilità che il Centro, negli ultimi anni, fosse divenuto la longa manus di potenze rivali, come Stati Uniti ed Unione Europea, anche alla luce dei finanziamenti ricevuti dall’estero e dell’agenda perseguita, sostanzialmente focalizzata sul proselitismo verso minoranze etniche del Caucaso settentrionale con trascorsi turbolenti con Mosca, magari con l’obiettivo di lungo termine di creare degli scenari in stile Cecenia.

I rapporti con Scientology

Il movimento fondato dallo scrittore fantascientifico e occultista Ron L. Hubbard, che è anche noto per la ricerca di proseliti fra i volti noti del cinema hollywoodiano, è legato da un rapporto controverso con le autorità russe sin dai primi tentativi di accreditamento negli anni ’90 come organizzazione religiosa – titolo che non è stato mai riconosciuto.

Teoricamente, la chiesa di Scientology è libera di operare, dispone di luoghi di ritrovo, sedi amministrative, centri per l’insegnamento del proprio impianto dottrinale, Dianetics, e per la rigenerazione psicofisica, ma, nella pratica, il suo raggio d’azione è limitato dalla costante pressione esercitata dalla polizia e dai servizi segreti.

Il più recente caso ha coinvolto il Fsb, che a marzo scorso ha appurato il coinvolgimento di membri della chiesa in uno schema di truffe immobiliari dal valore di 12 milioni di dollari. I portavoce della chiesa, gli Stati Uniti e la Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno preso posizione contro la crescente attenzione giudiziaria e il rifiuto del governo di riconoscerle lo status di organizzazione religiosa.

Come nel caso dei testimoni di Geova, la lente degli investigatori russi sulla chiesa di Hubbard, che gode di una fama controversa anche nello stesso Occidente, si sta rivelando una scusante per esacerbare i rapporti, già tesi, con Mosca, veicolando l’idea che nel paese vengano perseguitate le minoranze religiose e si possa essere arrestati sulla base del proprio credo.