Il grande risveglio dell’evangelicalismo atlantico è approdato nell’Asia orientale dopo aver attecchito con successo nel Sud globale, dall’America latina all’Africa subsahariana, ed è proprio nelle Filippine che sembra essersi aperto uno dei fronti più caldi della cosiddetta guerra delle croci, ossia lo scontro “georeligioso” fra il Vaticano e la galassia del settarismo evangelico.

Il presidente Rodrigo Duterte, dopo aver mantenuto la sua più importante promessa elettorale – ossia il lancio di una guerra alla droga su scala nazionale – sta ora velocemente ridirezionando le sue mire sull’istituzione non governativa più influente e radicata del paese: la Chiesa cattolica. I periodici insulti, anche a tema blasfemo, sono stati seguiti da appelli controversi all’uccisione di preti – materializzatisi in realtà – e, recentemente, anche da gravi accuse di sedizione nei confronti di quattro vescovi e tre sacerdoti.

Ma l’agenda domestica di Duterte non è completamente antireligiosa, perché i rapporti con una piccola ma potente chiesa di stampo evangelico, la Iglesia Ni Cristo (Inc), sono invece idilliaci, caratterizzati da una mutua simpatia, e basati su favoritismi che la stanno aiutando ad espandere un impero costruito silenziosamente negli scorsi decenni.

Da Manila alla conquista dell’Africa

Fra il 2000 ed il 2017 gli evangelici si sono trasformati nel secondo gruppo religioso più numeroso del paese, passando dal 2% al 13,9% della popolazione – crescendo ad un tasso annuale del 3,1% – rompendo la plurisecolare egemonia cattolica risalente ai tempi della colonizzazione spagnola. Fra le varie denominazioni che compongono l’eterogenea galassia evangelica, la INC è indubbiamente la più influente, essendo riuscita a costruire una piattaforma di potere basata su monopoli mediatici, proprietà immobiliari, agganci nella politica e relazioni internazionali.

La Inc è stata fondata nel 1914 da Felix Manalo, uno studioso di testi biblici che, rigettando gli insegnamenti cattolici, si autoproclamò ultimo profeta e messaggero inviato da Cristo per annunciare l’entrata nella fine dei tempi. Dopo la sua morte, la chiesa ha continuato ad essere guidata dalla famiglia Manalo, focalizzando la propria strategia espansionistica sul proselitismo nelle aree più povere del paese, sull’acquisizione di immobili, terreni, giornali, studi televisivi, radio. Questi ultimi sono stati poi sfruttati per dare spazio a candidati politici locali che, a loro volta, hanno ricambiato il supporto attraverso favori, dando luogo ad un circolo virtuoso che ha permesso ai Manalo di rivaleggiare con la chiesa cattolica in termini di influenza politica.

Pur essendo ufficialmente seguita soltanto dal 2,64% della popolazione, ed avendo una storia relativamente recente, la Inc gode di uno status privilegiato fra le religioni del paese. Da 12 anni, ogni 27 luglio, si celebra la “Giornata della Iglesia Ni Cristo“, una festa nazionale ufficialmente riconosciuta. Nel 2014, in occasione del centenario della fondazione, il governo autorizzò grandi eventi per commemorare l’evento, fra cui nella Arena Filippina – il più grande stadio coperto del mondo, che è proprietà della Inc – e a Washington, dove hanno sede le più importanti ramificazioni oltreoceano, fu organizzata una cerimonia di chiusura in grande stile.

Oggi, la Inc è attiva in più di 130 paesi, in particolar modo negli Stati Uniti, in Kenya, in Sud Africa e nei paesi dell’Africa subsahariana a maggioranza cattolica, dove sarebbe seguita da più di due milioni di persone. Nel continente nero, la Inc dirige le proprie attività di proselitismo verso gli autoctoni, costruisce megachiese, e si è specializzata nella costruzione e gestione di comunità intenzionali, nelle quali i membri vivono di agricoltura di sussistenza e dedicano la loro vita interamente alle attività della chiesa. Sebbene non sia conosciuto il numero di comunità presenti nel mondo, stime ufficiali riportano che nel 2018 la chiesa disponesse di oltre 66mila ettari destinati a tal fine.
Fra il 2015 ed il 2016 la presenza della chiesa nel continente si è significativamente intensificata, aumentando da 9 a 16 il numero dei paesi in cui opera attraverso progetti e megachiese. I migliaia di battesimi celebrati annualmente, oltre al riconoscimento che inizia ad ottenere presso i governi – come quello del Sud Africa – hanno spinto la chiesa ad annunciare piani di espansione anche nell’Africa settentrionale.

Una chiesa non esente da ombre

Nonostante Duterte e i leader della INC si appoggino reciprocamente, il primo utilizzando una strategia comunicativa del tutto contraria a quella riservata alla chiesa cattolica e i secondi sfruttando la presa sui fedeli per dar vita a blocchi elettorali in supporto ai candidati indicati dal partito di governo, la chiesa non è immune da scandali e non sembra essere quel luogo di perfetta armonia dipinto dalla macchina propagandistica.

Sono numerosi gli ex adepti che hanno denunciato di aver subito vessazioni psicologiche, aggressioni fisiche, torture, di essere scampati a tentativi di omicidio, e la corruzione, sia morale che materiale, dilagante negli alti livelli della chiesa. Il caso più emblematico è quello di Lowell Menorca, un ex ministro dell’Inc che nel 2017 ha ottenuto asilo in Canada, dopo essere sopravvissuto ad un sequestro che sarebbe dovuto terminare con la sua morte.

Le testimonianze di Menorca hanno fatto luce sulle presunte pratiche gangsteristiche utilizzate dalla chiesa per mettere a tacere le voci scomode, che siano affiliate o meno, e sono avvenute sullo sfondo di un evento che ha convinto le autorità canadesi a concedere l’asilo all’uomo: l’omicidio di José Norilito de Luna Fruto. Fruto era un cittadino statunitense residente nelle Filippine che aveva testimoniato in favore di Menorca, e come lui era un ex membro della chiesa, e rimase vittima di un agguato di ritorno dal Canada.

Come Fruto, altri dissidenti della Inc sono stati uccisi in agguati, ma le autorità non hanno mai vagliato la pista dell’Inc, puntando il dito contro la criminalità comune che pervade il paese.

L’eminenza grigia delle Filippine

Eduardo Manalo, discendente diretto del fondatore e attuale ministro esecutivo della chiesa, è considerato il regista occulto di diversi eventi-chiave che hanno luogo nel paese e dispone di un’influenza incredibilmente elevata se comparata al seguito popolare della setta – irrilevante seppure in costante e rapido aumento.

Nel 2015 convinse i fedeli a scendere per le strade di Manila per protestare contro la magistratura, paralizzando l’autostrada principale che connetteva la capitale al resto del paese e l’economia locale per un’intera giornata. L’anno seguente, in occasione delle elezioni presidenziali, appoggiò pubblicamente Duterte e il suo progetto di guerra alla droga, invitando i seguaci al blocco elettorale. Anche gli altri candidati alla presidenza si erano rivolti a Manalo, ma senza successo, perché avere il suo aiuto avrebbe significato avere sia voti diretti, ossia quelli della Inc, che indiretti, ossia di milioni di cittadini convinti dalla propaganda offerta dall’impero mediatico della stessa – basato su 63 stazioni radiofoniche e quasi 300 canali televisivi.

Una volta insediatosi alla presidenza, Duterte ha ricambiato l’aiuto ricevuto per l’elezione e il supporto costante per la guerra alla droga, che è invece aspramente criticata dalla chiesa cattolica e dai partiti dell’opposizione, facendo visite pubbliche al tempio centrale della chiesa a Quezon City, nominando Manalo come incaricato speciale per gli affari esteri nel 2018 e, più recentemente, firmando una legge che consentirà alla INC di avere una gestione esclusiva sulle proprie reti di telecomunicazioni private nel paese, e tra il paese e l’estero, per 25 anni.

Il prestigio di Manalo non è riconosciuto solo dai politici filippini, ma anche tra i portavoce delle grandi potenze globali, come palesato dagli incontri ufficiali di alto livello che ha avuto negli anni recenti con gli ambasciatori di Israele, Russia, Sud Africa, e Stati Uniti, durante i quali si è discusso di rafforzare la cooperazione tra la chiesa e i governi dei suscritti. Grazie a Manalo una piccola chiesa a vocazione locale si è trasformata in un’istituzione universalistica con interessi globali, evidenziando la debolezza della chiesa cattolica, costretta ad arretrare anche in domini storicamente consolidati.